La
riproduzione sessuale è nata circa due
miliardi di anni fa, ed è quindi alcuni
milioni di volte più vecchia della sessualità
umana. Perché dunque a un certo punto della
storia naturale di questo pianeta è stato
inventato il sesso? Tra le tante ipotesi avanzate,
la più convincente chiama in causa i peggiori
nemici degli organismi viventi: i parassiti. Non
soltanto insetti, vermi o funghi, ma soprattutto
virus e batteri, che sono infinitamente più
pericolosi del freddo, della mancanza di cibo, o
dei predatori. L'epidemia di influenza del 1918,
la famosa "Spagnola", uccise in 4 mesi
25 milioni di persone, più di quante ne aveva
uccise la Prima guerra mondiale nei 4 anni
precedenti. Per non parlare della peste nera del
Trecento, che sterminò oltre un terzo della
popolazione europea.
I microrganismi possiedono
infatti due armi formidabili: sono molto più
numerosi, e si riproducono molto più rapidamente
dei loro ospiti. Riescono quindi ad aggirare
rapidamente le difese che incontrano. Virus e
batteri si introducono nelle cellule per mezzo di
speciali "chiavi molecolari", le cui
serrature sono delle grandi proteine della
superficie cellulare, determinate geneticamente.
Rapidissimi, generazione dopo generazione, provano
sempre nuove chiavi, sperando di trovare quella
giusta. Se il loro ospite si riproduce per
clonazione, anche tutti gli altri individui
possiedono serrature identiche. Così, non appena
uno dei parassiti trova la chiave giusta, può
sterminarli tutti.
Se invece l'ospite si
riproduce sessualmente, ogni individuo porta una
serratura diversa, e solo alcuni si ammaleranno. E
se poi, col tempo, un parassita impara ad aprire
la serratura di un genitore, con i figli dovrà
ricominciare tutto daccapo.
Ma non solo. La prima
conseguenza del sesso che il figlio non è uguale
né al padre né alla madre. Per molti biologi è
proprio questo lo scopo del sesso: la diversità.
E la diversità è la miglior garanzia di
sopravvivenza in un mondo che cambia di continuo.
Più si è diversi, più si è adattabili. E
questo è il grande vantaggio della riproduzione
sessuata.
Immaginate che vi permettano
di scegliere tra riproduzione e clonazione. Il
vostro obiettivo è di generare un campione di
calcio e una bellissima diva del cinema. A)
scegliete la clonazione. E fallite nel vostro
intento: il papà liscia tutti i palloni e la
mamma non è tutta questa bellezza. I figli
saranno semplicemente, e inutilmente, identici. B)
scegliete la riproduzione sessuale (che è anche
– o dovrebbe essere – piacevole) e mettete al
mondo due rampolli: è possibile che siate
miracolati dal caso: il figlio che nasce odia il
calcio, ma la figliola è bella e spregiudicata e
avrà un radioso destino nel mondo della
celluloide. C) scegliete la riproduzione sessuale
e ci date sotto. Non fate solo due figli, ma
scommette su tanti tavoli e di figli ne fate
venti. Di questi, diciotto sono inutili ai vostri
scopi perché hanno attitudini matematiche,
musicali, scientifiche e poetiche che a voi non
interessano, ma il gran calciatore e la stellina
del cinema son nati.
La morale della storia è che
se voglio generare un individuo più adattabile di
me all’ambiente, di maggior successo e quindi
con maggior probabilità di continuare a
trasferire i miei geni alle generazioni future,
non ho altra scelta che il sesso. Il sesso è
dunque come una polizza-vita sui propri geni. Una
vera e propria assicurazione che ci garantisce di
continuare a vivere in altri individui in un
processo virtualmente infinito.
E' insomma solo grazie a
questo insospettabile vantaggio offerto dalla
riproduzione sessuale che hanno potuto avere
origine i comportamenti sessuali che conosciamo:
la ricerca di un partner, le lotte tra maschi, il
corteggiamento, la bellezza, la seduzione, il
desiderio, le emozioni.
E,
naturalmente, l'amore.