Distratti
dalla passione, delusi da un amore, pazzi di
gelosia, preoccupati per i figli che crescono,
tutti, una volta o l’altra abbiamo pensato: ma non
era meglio se fossimo stati come le lumache –
ermafroditi, maschio e femmina in un solo
individuo – o come i batteri che si riproducono
a velocità pazzesche senza conoscere la croce e
la delizia del sesso, ma semplicemente clonandosi?
Se si dovesse spiegare
a un marziano cosa è il sesso su questo
pianeta ci si dovrebbe esprimere più o meno così:
è lo
scambio di materiale genetico che due individui
diversi per caratteristiche fisiche e
comportamentali hanno deciso di compiere per
generare un nuovo individuo della loro specie.
E se il marziano vi chiede: ci
sono alternative? Sì, risponderete voi, ma
sono praticate da pochissime forme viventi.
L’alternativa principale è costituita dal
copiarsi, dal generare un individuo geneticamente
uguale a se stesso. La
clonazione, appunto.
Dalla nascita di Dolly, il
primo mammifero clonato, cioè geneticamente
identico al "genitore", una domanda
agita le coscienze: in
futuro, faremo ancora figli per amore, o
preferiremo farci clonare?
Pur
con tutte le sue complicazioni,
ci dice la biologia, vincerà
l'amore.
Perché
la clonazione,
un'invenzione in realtà molto antica, si è
rivelata un
vicolo cieco dell'evoluzione. Solo
gli organismi più semplici e primitivi,
infatti, se
ne servono. Tra milioni di piante e di
animali, invece, solo un migliaio di specie si
riproducono ancora in questo modo.
L’invenzione del sesso
sembrerebbe un
handicap. In una specie che si riproduce
sessualmente ci vogliono infatti due
genitori per fare un figlio: uno svantaggio enorme,
di fronte a una specie concorrente che si clona, e
che può dunque avere una discendenza due volte più
numerosa. Occorre dunque un vantaggio
almeno altrettanto grande per compensare quello
che è stato chiamato il "prezzo del
maschio". Fino a non molto tempo fa, si
pensava che la riproduzione sessuale si fosse
affermata perché figli geneticamente diversi dai
genitori, e tra loro, possono adattarsi meglio ai
possibili mutamenti dell'ambiente. Non è così, o
perlomeno non è solo così.
La riproduzione
sessuata, che muta
e arricchisce il patrimonio genetico ad ogni
generazione, è per una specie che guarda al
futuro, come giocare alla lotteria della vita con
tanti biglietti diversi, certamente meglio che
farlo con biglietti tutti uguali. Il problema è
infatti che la
selezione naturale non agisce sulle specie, ma
sugli individui. Il vantaggio della sessualità
non deve quindi essere solo più alto del
"prezzo del maschio". Deve anche essere
immediato.
Quando
leggiamo sui giornali dei moderni imitatori di
Stranamore, ricordiamo che la clonazione –se mai
diverrà possibile in laboratorio per l’uomo- è
tutt’altro che un vantaggio. Molto meglio, per
assicurarsi di trasmettere i propri geni e
“sopravvivere” nei figli, far l’amore. Che
è anche divertente.