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La
parete che separa dalla stanza vicina restituisce
un
rumore confuso, parole annodate, suoni che
diventano sempre più chiari: sospiri e gemiti,
sottolineati da inequivocabili cigolii. Ancora in
accappatoio, ancora grondante per la doccia
rituale, Giovanni fa capoccella dal balconcino
della stanza d’albergo per vedere cosa accade
nella camera accanto…
La tenda
schiusa offre un ritaglio di sesso, una lei che
cavalca un lui, la sottoveste nero-setosa che
fascia solo metà del corpo inarcato
all’indietro, ritmo sostenuto e ansante. Rimane
lì come di sale, immobilizzato, senza sapere se
restare o tornare nella sua stanza, rapito
dall’immagine di lei che stringe il collo di lui
che la sta liberando dall’ultimo velo, mentre
rallentano, mentre accelerano, mentre gridano
l’uno nella bocca dell’altra il piacere
reciproco. La riunione d’affari di domattina è
dimenticata, le diapositive che raccontano
l’attivo aziendale giacciono melanconiche sul
letto. Giovanni resta lì nemmeno sa per quanto
tempo, ondeggiante tra la voluttà di guardare, il
senso di colpa per quello che sta facendo e il
timore di essere scoperto. Solo il trillo del
cellulare che arriva soffocato sotto un cuscino lo
distoglie dal piacere intenso di scrutare nascosto
l’amore tra un uomo e una donna, lo restituisce
alla realtà, gli fa capire quello
che in fondo siamo tutti: voyeur.
Due
scimmie bonobo si accoppiano tra gli alberi. Sui
rami accanto agli amanti altri bonobo attendono
alle loro occupazioni, indifferenti alle acrobazie
amorose che si svolgono sotto i loro occhi: chi si
spulcia, chi allatta, chi trangugia un frutto.
Anche se sono i nostri parenti più stretti (dei
cugini primi: condividiamo coi bonobo il 95% dei
geni), il
voyeurismo non alligna tra loro. È
una caratteristica esclusivamente umana. E
quasi esclusivamente maschile se è vero quanto
dichiarano i proprietari dei peep-show:
ogni tanto una donna entra a dare un’occhiata
alle cabine che permettono di guardare non visti
le altrui evoluzioni sessuali, ma pochissime sono
le clienti fisse.
L’automobile
è ferma sul ciglio di una stradina periferica,
protetta da siepi. I vetri appannati per la
passione. La clip del reggiseno fa resistenza, la
cintura dei pantaloni si impiglia nel cambio. Le
sospensioni restituiscono le spinte dell’amore.
Quando, a cose fatte, si lascia entrare l’aria
fresca della sera socchiudendo il finestrino si
sente distinto il rumore di foglie smosse da
un’ombra che fugge via, qualcuno che si era
pazientemente appostato nell’attesa di una
coppietta da spiare. E la paura si impadronisce
dei due giovani amanti. Il vero voyeur è il
proverbiale guardone, il Peeping
Tom della cultura americana. L’uomo che si
eccita solo osservando non visto una donna
seminuda, le effusioni di una coppia in quella
frequente perversione che i sessuologi dotti
chiamano scopofilìa
o mixoscopìa,
amore per
il guardare.
Ritratto
del guardone professionista
Il
guardone è un ladro d’amore. Ruba istanti,
immagini, suoni altrui e li fa suoi,
identificandosi nelle sue vittime inconsapevoli.
Ma è anche un complessato che tutto vorrebbe
fuorché uscire dall’ombra, che fuggirebbe
coprendosi il volto col bavero
dell’impermeabile d’ordinanza se venisse
coinvolto direttamente nel gioco sessuale. Il
voyeur, quello veramente perverso, non
riesce di solito ad avere rapporti eterosessuali
e spesso limita la sua attività sessuale alla
masturbazione. Tutto è legato alla segretezza
dello spettacolo erotico. Non è un caso che la
maggior parte dei guardoni non frequenta i campi
nudisti, dove la nudità è abituale. Temono
il rapporto personale, il contatto diretto
col corpo altrui, la responsabilità e la
reciprocità dell’amore. Il guardone si
procura spettacoli privati, considera il mondo
un cinema a luci rosse a disposizione di un
unico spettatore: lui stesso. Si indigna quando
viene arrestato e condannato: non capisce perché
sia una colpa tenere, semplicemente, gli occhi
aperti. È
dunque un nevrotico, un perverso che soffre
nel tentativo sempre frustrato di trovare il
piacere.
Ritratto
del guardone occasionale
Molti,
moltissimi uomini sono invece voyeur
occasionali. Tutt’altro che perversi,
inseguono frammenti di conversazioni tra
estranei, osservano, senza dare nell’occhio, i
comportamenti e le effusioni degli altri nei
ristoranti, sulla metropolitana. Si appassionano
alle descrizioni che anche i più paludati
giornali hanno fatto delle performance di Bill e
di Monica, così che nessuno abbia più dubbi su
come è fatto lo Studio ovale. Anche questo è
voyeurismo. In una recente classifica delle
fantasie sessuali degli italiani (IV Rapporto
ASPER) <<guardare
altri mentre fanno l’amore>> è
al quinto posto e supera
<<farsi
praticare una fellatio>>. Lo stesso
Rapporto indica che oltre il
60% dei giovani usa materiale pornografico
scritto e visivo. Senza parlare di Internet
che ha assunto ormai le proporzioni del più
grande palcoscenico voyeuristico che l’umanità
abbia avuto
L'esibizionismo
Ci
sono, nel sesso, fortunati incontri. A lui piace
essere ammanettato alla sponda del letto, godere
nel ricevere qualche frustata, raggiungere
l’orgasmo solo quando viene apostrofato con
autorità. Lei si sente a suo agio solo se
stretta in un giubbino di vinile, stivaloni
lucidi alti fino alla coscia, tacchi
vertiginosi, mentre fa guizzare nell’aria il
frustino. Sono
fatti l’uno per l’altra. Una coppia
perfetta. E altrettanto perfetta è quella
coppia che vive in due diversi appartamenti,
l’uno di fronte all’altro, separati dalla
strada di giorno trafficata: lui che osserva la
sera, paziente, per lunghe ore le stanze buie;
lei che torna dal lavoro e mette in scena uno
strip negligente e distratto – e non per
questo meno sexy
- per il suo amante mai incontrato e mai visto,
ma che conosce benissimo per la sua fedeltà
all’appuntamento quotidiano. E il week-end,
dedicato a qualche incontro in carne e ossa,
lascia che l’uomo che l’ama con gli occhi
partecipi dal suo piacere, sia pure a muta
distanza. È questo l’aspetto
speculare del voyeurismo, e l’hanno chiamato
esibizionismo.
Uomini
e donne
Molte
coppie “scambiste” si limitano semplicemente
ad accogliere nel loro ménage un’altra
persona, che non interviene nei giochi amorosi,
ma li guarda mentre fanno l’amore. Anche
questi sono, da un certo punto di vista,
fortunati incontri. Ma perché piace tanto
guardare? Perché piace a tutti gli uomini? E
quale è, se esiste, il voyeurismo femminile? È
fuori di dubbio che la
sessualità maschile sia, più di quella
femminile, visiva.
Questo dipende da precisi meccanismi evolutivi
che hanno selezionato nel maschio un cervello più
attento alla spazialità, alla forma. L’ideale
per un uomo primitivo la cui fondamentale
occupazione era cacciare le prede.
Le
donne hanno un
altro tipo di voyeurismo, non per questo
meno intenso e intrigante: amano i romanzi rosa,
le intricate storie d’amore, il
tiepido porno verbale. Il loro cervello si
è infatti maggiormente evoluto sul piano delle
parole, del linguaggio. E questo si è
dimostrato utile dal punto di vista adattativo
per l’educazione dei figli. L’ambiente, la
situazione, i ruoli e le storie sono infatti più
importanti per una donna che per un uomo. Questa
aiuta a compiere il ruolo femminile atavico:
scegliere, selezionare il maschio utilizzando
categorie complesse e sicuramente non solo
estetiche e visive. Per una donna, avrebbe detto
Gide, <<l’importanza è nello sguardo,
non nella cosa guardata>>. Per un uomo,
diremmo noi, lo sguardo è già tutto.
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Giovanni
Carrada, Emmanuele A. Jannini, La
scienza dell'amore
,
Baldini & Castoldi, 1999
Cosa
c'è di comune a tutti, uomini donne e
animali, nel comportamento sessuale? Ci sono
schemi di comportamento, "copioni"
che si ripetono nel corteggiamento, nella
seduzione, nel tradimento, nel sex appeal? La
scienza moderna dice di sì. Scopo di questo
libro è divulgare al grande pubblico queste
scoperte e far comprendere come conoscere le
"regole del gioco" sia importante
per essere buoni amanti. |
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