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Buon giorno, oggi è domenica 25 giugno 2017

Il piacere di guardare

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Il piacere di guardare

La parete che separa dalla stanza vicina restituisce un rumore confuso, parole annodate, suoni che diventano sempre più chiari: sospiri e gemiti, sottolineati da inequivocabili cigolii. Ancora in accappatoio, ancora grondante per la doccia rituale, Giovanni fa capoccella dal balconcino della stanza d’albergo per vedere cosa accade nella camera accanto…

La tenda schiusa offre un ritaglio di sesso, una lei che cavalca un lui, la sottoveste nero-setosa che fascia solo metà del corpo inarcato all’indietro, ritmo sostenuto e ansante. Rimane lì come di sale, immobilizzato, senza sapere se restare o tornare nella sua stanza, rapito dall’immagine di lei che stringe il collo di lui che la sta liberando dall’ultimo velo, mentre rallentano, mentre accelerano, mentre gridano l’uno nella bocca dell’altra il piacere reciproco. La riunione d’affari di domattina è dimenticata, le diapositive che raccontano l’attivo aziendale giacciono melanconiche sul letto. Giovanni resta lì nemmeno sa per quanto tempo, ondeggiante tra la voluttà di guardare, il senso di colpa per quello che sta facendo e il timore di essere scoperto. Solo il trillo del cellulare che arriva soffocato sotto un cuscino lo distoglie dal piacere intenso di scrutare nascosto l’amore tra un uomo e una donna, lo restituisce alla realtà, gli fa capire quello che in fondo siamo tutti: voyeur.

Due scimmie bonobo si accoppiano tra gli alberi. Sui rami accanto agli amanti altri bonobo attendono alle loro occupazioni, indifferenti alle acrobazie amorose che si svolgono sotto i loro occhi: chi si spulcia, chi allatta, chi trangugia un frutto. Anche se sono i nostri parenti più stretti (dei cugini primi: condividiamo coi bonobo il 95% dei geni), il voyeurismo non alligna tra loro. È una caratteristica esclusivamente umana. E quasi esclusivamente maschile se è vero quanto dichiarano i proprietari dei peep-show: ogni tanto una donna entra a dare un’occhiata alle cabine che permettono di guardare non visti le altrui evoluzioni sessuali, ma pochissime sono le clienti fisse.

L’automobile è ferma sul ciglio di una stradina periferica, protetta da siepi. I vetri appannati per la passione. La clip del reggiseno fa resistenza, la cintura dei pantaloni si impiglia nel cambio. Le sospensioni restituiscono le spinte dell’amore. Quando, a cose fatte, si lascia entrare l’aria fresca della sera socchiudendo il finestrino si sente distinto il rumore di foglie smosse da un’ombra che fugge via, qualcuno che si era pazientemente appostato nell’attesa di una coppietta da spiare. E la paura si impadronisce dei due giovani amanti. Il vero voyeur è il proverbiale guardone, il Peeping Tom della cultura americana. L’uomo che si eccita solo osservando non visto una donna seminuda, le effusioni di una coppia in quella frequente perversione che i sessuologi dotti chiamano scopofilìa o mixoscopìa, amore per il guardare.

Ritratto del guardone professionista
Il guardone è un ladro d’amore. Ruba istanti, immagini, suoni altrui e li fa suoi, identificandosi nelle sue vittime inconsapevoli. Ma è anche un complessato che tutto vorrebbe fuorché uscire dall’ombra, che fuggirebbe coprendosi il volto col bavero dell’impermeabile d’ordinanza se venisse coinvolto direttamente nel gioco sessuale. Il voyeur, quello veramente perverso, non riesce di solito ad avere rapporti eterosessuali e spesso limita la sua attività sessuale alla masturbazione. Tutto è legato alla segretezza dello spettacolo erotico. Non è un caso che la maggior parte dei guardoni non frequenta i campi nudisti, dove la nudità è abituale. Temono il rapporto personale, il contatto diretto col corpo altrui, la responsabilità e la reciprocità dell’amore. Il guardone si procura spettacoli privati, considera il mondo un cinema a luci rosse a disposizione di un unico spettatore: lui stesso. Si indigna quando viene arrestato e condannato: non capisce perché sia una colpa tenere, semplicemente, gli occhi aperti. È dunque un nevrotico, un perverso che soffre nel tentativo sempre frustrato di trovare il piacere.

Ritratto del guardone occasionale
Molti, moltissimi uomini sono invece voyeur occasionali. Tutt’altro che perversi, inseguono frammenti di conversazioni tra estranei, osservano, senza dare nell’occhio, i comportamenti e le effusioni degli altri nei ristoranti, sulla metropolitana. Si appassionano alle descrizioni che anche i più paludati giornali hanno fatto delle performance di Bill e di Monica, così che nessuno abbia più dubbi su come è fatto lo Studio ovale. Anche questo è voyeurismo. In una recente classifica delle fantasie sessuali degli italiani (IV Rapporto ASPER) <<guardare altri mentre fanno l’amore>> è al quinto posto e supera <<farsi praticare una fellatio>>. Lo stesso Rapporto indica che oltre il 60% dei giovani usa materiale pornografico scritto e visivo. Senza parlare di Internet che ha assunto ormai le proporzioni del più grande palcoscenico voyeuristico che l’umanità abbia avuto

L'esibizionismo
Ci sono, nel sesso, fortunati incontri. A lui piace essere ammanettato alla sponda del letto, godere nel ricevere qualche frustata, raggiungere l’orgasmo solo quando viene apostrofato con autorità. Lei si sente a suo agio solo se stretta in un giubbino di vinile, stivaloni lucidi alti fino alla coscia, tacchi vertiginosi, mentre fa guizzare nell’aria il frustino. Sono fatti l’uno per l’altra. Una coppia perfetta. E altrettanto perfetta è quella coppia che vive in due diversi appartamenti, l’uno di fronte all’altro, separati dalla strada di giorno trafficata: lui che osserva la sera, paziente, per lunghe ore le stanze buie; lei che torna dal lavoro e mette in scena uno strip negligente e distratto – e non per questo meno sexy - per il suo amante mai incontrato e mai visto, ma che conosce benissimo per la sua fedeltà all’appuntamento quotidiano. E il week-end, dedicato a qualche incontro in carne e ossa, lascia che l’uomo che l’ama con gli occhi partecipi dal suo piacere, sia pure a muta distanza. È questo l’aspetto speculare del voyeurismo, e l’hanno chiamato esibizionismo.

Uomini e donne
Molte coppie “scambiste” si limitano semplicemente ad accogliere nel loro ménage un’altra persona, che non interviene nei giochi amorosi, ma li guarda mentre fanno l’amore. Anche questi sono, da un certo punto di vista, fortunati incontri. Ma perché piace tanto guardare? Perché piace a tutti gli uomini? E quale è, se esiste, il voyeurismo femminile? È fuori di dubbio che la sessualità maschile sia, più di quella femminile, visiva. Questo dipende da precisi meccanismi evolutivi che hanno selezionato nel maschio un cervello più attento alla spazialità, alla forma. L’ideale per un uomo primitivo la cui fondamentale occupazione era cacciare le prede.

Le donne hanno un altro tipo di voyeurismo, non per questo meno intenso e intrigante: amano i romanzi rosa, le intricate storie d’amore, il tiepido porno verbale. Il loro cervello si è infatti maggiormente evoluto sul piano delle parole, del linguaggio. E questo si è dimostrato utile dal punto di vista adattativo per l’educazione dei figli. L’ambiente, la situazione, i ruoli e le storie sono infatti più importanti per una donna che per un uomo. Questa aiuta a compiere il ruolo femminile atavico: scegliere, selezionare il maschio utilizzando categorie complesse e sicuramente non solo estetiche e visive. Per una donna, avrebbe detto Gide, <<l’importanza è nello sguardo, non nella cosa guardata>>. Per un uomo, diremmo noi, lo sguardo è già tutto.

Giovanni Carrada, Emmanuele A. Jannini, La scienza dell'amore , Baldini & Castoldi, 1999

Cosa c'è di comune a tutti, uomini donne e animali, nel comportamento sessuale? Ci sono schemi di comportamento, "copioni" che si ripetono nel corteggiamento, nella seduzione, nel tradimento, nel sex appeal? La scienza moderna dice di sì. Scopo di questo libro è divulgare al grande pubblico queste scoperte e far comprendere come conoscere le "regole del gioco" sia importante per essere buoni amanti.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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