Il
vescovo di Ostia, Burcardo, racconta che si
organizzavano orge nei palazzi papali durante le
quali il perversissimo papa Alessandro VI,
nascosto dietro un paravento con la sua
figlia-amante Lucrezia Borgia, assegnava premi
alle coppie che meglio si amavano…
Un
po’ quello che faceva il grande attore
hollywoodiano Errol Flynn, che si era fatto
installare nella sua villa uno specchio
trasparente, dietro al quale osservava coppie di
amici più o meno ignari mentre facevano
l’amore. Uno specchio simile a quello fatto
installare nelle sue ville dal narcisista Elvis
Presley (insieme ad altri sulle pareti e sul
soffitto della camera da letto che gli
restituivano moltiplicata la sua stessa immagine
durante gli incontri d’amore) usato, come
raccontano le sue guardie del corpo, per guardare
nascosto prostitute appositamente ingaggiate.
Hanno avuto comportamenti spiccatamente perversi
Giacomo Casanova e il ‘divino’ marchese De
Sade, Victor Hugo e Stendhal, Lord Byron e Massimo
Gorki.
Il
perverso è un malato?
Parlando
di perversioni, viene spontanea una domanda, non
priva di notevoli ricadute, anche “politiche”:
il
perverso è un
malato? Papa Borgia, Elvis, Sade, si sarebbero
dovuti curare? La risposta non è semplice, perché
rispondere sì obbliga il medico e il sessuologo
alla cura, magari non cercata, né desiderata dal
“paziente. Per capire come si curano i perversi
bisogna prima comprendere
come lo si diventa. Delle cause delle
perversioni sessuali si è discusso a lungo ed il
dibattito è tutt’altro che concluso. La teoria moralistica
individua nel vizio
o peccato le caratteristiche delle perversioni
sessuali da contrapporre alla “virtù” del
rapporto “normale” regolato dalle regole
sociali. Altrettanto antica, ma rivitalizzata
nell'Ottocento vittoriano, la teoria costituzionalistica
individua la causa delle perversioni in una degenerazione
atavica, come le sue varianti moderne filogenetiche
in un irrompere
di istinti animaleschi e genetistiche
nella franca
ereditarieta'. Ma le teorie organiciste sono
anche alla ricerca di cause neuropatologiche,
oppure di squilibri
endocrini.
Sull'altra
sponda, senza che nessuno finora abbia seriamente
tentato di gettare un ponte, sono le teorie psicodinamiche.
Tra queste campeggia la psicoanalisi
freudiana che poggia sull'equazione parafilie
= immaturità /regressione
sessuale, uno dei capisaldi dell'intera teoria
di Freud. Il ruolo dei condizionamenti
culturali è invece evidenziato dalle teorie sociologiche
che associano le perversioni sessuali a ben
definiti ruoli attribuiti al soggetto da micro o
macrosocietà. Infine, più di recente, si è
cercato di accogliere e di integrare sia
l'interpretazione psicodinamica che quella
sociologica. È il caso della teoria cognitivo-comportamentale
per la quale le parafilie sono si di origine
socio-psicologica ma è "responsabilità"
del soggetto il mantenimento e la complicazione
degli stimoli "perversi" attraverso il
sistema
integrato di convinzioni, emozioni e
comportamenti individuali.
Se
si discute tanto sulle cause delle perversioni
sessuali, c’è ancor più disaccordo sul
definire la parafilia come malattia. Spesso
il perverso non si lamenta della parafilia stessa
quanto piuttosto della reazione
a essa. Non tutte le deviazioni sessuali
sono poi semplici da curare: le forme, per quanto
aberranti, che contemplano il coito sono di assai
più facile trattamento rispetto a quelle che si
limitano alla masturbazione. Queste ultime sono
poi meno gravi di quelle, non infrequenti, in cui
la deviazione diviene essa stessa totale sostituto
dell'atto sessuale. Per
molti masochisti,
ad esempio,
il dolore fisico sostituisce del tutto l’atto
sessuale. Per curare i perversi i medici hanno
proposto molte terapie, alcune ormai quasi del
tutto –fortunatamente- abbandonate, come
l’elettroshock, e altre più moderne come quelle
psicofarmacologiche
che cercano di ridurre la sintomatologia
ansioso-depressiva dalla parafilia con
psicofarmaci o ormonali
che riducono la spinta biologica degli ormoni
sessuali a ripetere l’atto perverso. Gli
psicoanalisti cercano invece di far emergere
traumi, complessi e conflitti infantili alla base
del disturbo derivante. Più recentemente è stata
poi proposto l’approccio psicoterapeutico comportamentale
o
cognitivo-comportamentale basato sui principi
dell'apprendimento.
Qualsiasi
sia la scelta terapeutica, bisogna ricordare che è
malattia solo ciò che crea sofferenza. Anche
Charlie Chaplin, pur essendo impegnatissimo con le
sue quattro moglie e con le sue infinite amanti,
dedicava lunghe ore a osservare perversamente con
un potente telescopio, quello che accadeva nella
prospiciente villa dell’attore John Barrymore,
sostenendo che <<nessuna arte può essere
imparata senza studio>>. Era forse un
malato?