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Come si diventa transessuali?

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Come si diventa transessuali?

Basta scivolare di notte per le strade metropolitane per capire, da quel grande mercato all’aperto dove sono rappresentati i gusti della gente, quanto i trans siano in vetta alle classifiche del popolo della notte…

Il mito dell’androgino, nè maschio né femmina (anzi: metà maschio metà femmina) ci ha sempre affascinati. Basta scivolare di notte per le strade metropolitane per capire, da quel grande mercato all’aperto dove sono rappresentati i gusti della gente quanto i trans siano in vetta alle classifiche del popolo della notte.

Per molti segno dei tempi, per qualcuno esempio del decadimento dei costumi, per altri stimolo al dilagare dell’omosessualità, la presenza dei transessuali è così grande e così evidente (anche il cinema hollywoodiano se ne occupa volentieri) che non si può evitare di confrontarsi col fenomeno. Ma cosa significa essere transessuali, e come lo si diventa?

Quando e come comincia
Per quasi tutti noi, nascere maschi o femmine, e sentirci tali, è la cosa più naturale del mondo. Per alcune persone, tuttavia, non è così. Il loro corpo, maschile o femminile, è perfettamente normale, ma sentono di appartenere al sesso opposto, del quale possiedono anche le caratteristiche psicologiche. Questo disturbo, spesso chiamato transessualismo, compare molto presto, entro i tre anni di età.

Esplode però alla pubertà, quando diventano più evidenti le caratteristiche del proprio sesso biologico. Poiché tuttavia l'identità di genere, cioé il sesso al quale sentiamo di appartenere, è una componente fondamentale dell'identità complessiva di ciascuno di noi, queste persone vivono un profondo malessere, che è fonte di gravi problemi in famiglia, sul lavoro e negli affetti.

Non si conosce ancora l'origine di questo disturbo, anche se ci sono forti sospetta che sia congenito, non dovuto cioé a cause psicologiche o sociali, né a una scelta o a preferenze sessuali. I transessuali infatti sono sempre esistiti, e in ogni parte del mondo. E hanno ben poco a che fare con i cosiddetti viados, persone che si sottopongono a plastiche e cure ormonali, ma non all'asportazione dei  genitali, al solo scopo di sfruttare commercialmente il proprio corpo. Per alleviare il loro problema, alcuni transessuali si rivolgono alla medicina e alla chirurgia.

E' possibile cambiare il proprio sesso?
No. E' possibile però adeguare almeno parzialmente l'aspetto del corpo all'immagine che ne ha la mente. E' un processo lungo e difficile, dai risultati non sempre prevedibili, e non privo di rischi. Ma soprattutto irreversibile. Che in Italia qualche centinaio di persone decidono ogni anno di intraprendere. Glielo consente, previa autorizzazione del Tribunale, una legge, che ne addebita le spese al Servizio Sanitario Nazionale.

Tutto ha inizio con una serie di esami medici e psichiatrici, indispensabili per effettuare una diagnosi certa, e per accertare che la decisione di "cambiare sesso" sia davvero consapevole. L'intero processo verso una nuova identità, che durerà almeno due anni, è accompagnato fin dall'inizio da una costante assistenza psicologica.

Si procede quindi al trattamento con ormoni del sesso opposto, che serve a preparare i caratteri sessuali secondari del "nuovo sesso", ma anche a preparare il cervello ai nuovi ormoni che riceverà per tutta la vita.

Nel passaggio da maschio a femmina, il trattamento dura da uno a due anni: la crescita dei peli e della barba rallenta, spesso cominciano a svilupparsi le mammelle, i muscoli si possono ammorbidire, e il grasso si ridistribuisce su cosce, natiche e mammelle.

Nel passaggio da femmina a maschio il trattamento è più breve: la voce si abbassa, le mammelle si riducono, i muscoli aumentano, il grasso si ridistribuisce sul ventre, e il ciclo mestruale scompare. Contemporaneamente, la persona comincia a vivere come se appartenesse all'altro sesso. Quando il Tribunale emette la sentenza di autorizzazione, può aver luogo l'intervento chirurgico.

Nel passaggio da maschio a femmina, che richiede in genere un solo intervento, si effettua una plastica mammaria, si asportano il pene e i testicoli, e si ricostruiscono una vagina con le sue labbra e un clitoride. Dal punto di vista estetico i risultati sono buoni. Salvo complicanze, si possono avere rapporti sessuali, riacquistando la possibilità di raggiungere l'orgasmo nel 70-80% dei casi.

Molto più complesso e difficile è invece il passaggio da femmina a maschio, che richiede più interventi, anche molto lunghi, con il rischio di serie complicanze. Si devono infatti asportare le ghiandole mammarie, l'utero e le ovaie, ma soprattutto occorre ricostruire un organo che assomigli al pene, che però non sarà mai funzionale. In tutti e due i casi, naturalmente, si perde per sempre la possibilità di avere dei figli.

Accertato l'avvenuto "cambiamento di sesso", il giudice emette una nuova sentenza che autorizza il cambiamento anagrafico e dei documenti: a questo punto ci si può anche sposare.

Perché piacciono?
Fin qui la biologia e la medicina. Ma ancora non abbiamo capito qual è la chiave del successo “di mercato” dei trans. Per la maggioranza un uomo che va occasionalmente con un transessuale, soprattutto se non operato, vuole soltanto una veste di femminilità come un alibi per mascherare la sua omosessualità repressa. Anche molti sessuologi la pensano così.

Tuttavia l’omosessualità (repressa o meno) riguarda, secondo la scienza, il 5% della popolazione maschile, mentre la percentuale di clienti che vanno con i trans è molto più alta, come testimoniano le lunghe file di automobili davanti alla/al passeggiatrice. Probabilmente la spiegazione è da cercare altrove. Nelle pieghe della sessualità umana, per la quale uno dei più potenti stimoli è... la trasgressione.

Giovanni Carrada, Emmanuele A. Jannini, La scienza dell'amore , Baldini & Castoldi, 1999

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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