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Buona notte, oggi è giovedì 29 giugno 2017

La morfologia maschile e femminile

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La morfologia maschile e femminile

Fino a che punto ci si può considerare entro i limiti della normalità?

Facciamo l’amore prima di tutto col cervello. Ma anche gli organi che usiamo per farlo sono importanti. Come pure è importante conoscerne la morfologia, l’anatomia, le forme e, dove è possibile, fino a che punto possiamo considerarci normali.

L’erezione maschile, il presupposto perché la penetrazione avvenga, è un fenomeno neurovascolare che ha nei corpi cavernosi i suoi effettori anatomici. È un fatto “idraulico”, che può essere paragonato allo riempirsi di un lavandino: perché ciò avvenga occorre che il rubinetto sia aperto (le arterie), che ne esca liquido (il sangue), che ci sia, appunto, il lavandino pronto ad accoglierlo (i corpi cavernosi) e che lo scarico sia chiuso (le vene).

I corpi cavernosi sono in numero di tre e lunghi 15-16 cm per un diametro di 1-1,5 cm: due, i maggiori responsabili del meccanismo erettile, simmetricamente disposti lungo l’asta, dal solco balano-prepuziale fino alle ossa del bacino col nome di crura; il terzo, il corpo spongioso, è invece centrale, dotato di minor capacità erettile, che forma il glande (l’estremità a forma di bulbo, nei non circoncisi coperta, in stato di riposo, dal prepuzio) e s’allunga per tutto il pene come un lungo e sottile cilindro di 12-16 cm, il corpo cavernoso dell’uretra. In tutto, considerando la media del maschio occidentale, il corpo del pene, escludendo quindi il glande, è lungo 10 cm e ha un diametro di 9 cm.

Tra i corpi cavernosi scorre infatti il canale uretrale che veicola dalla vescica l’urina e dalla prostata il liquido seminale. Ognuno dei tre corpi cavernosi è avvolto da tessuto fibroso relativamente rigido e anelastico, la tunica albuginea. Il tessuto che compone il pene ha caratteristiche affatto particolari.

E’ formato da numerosi compartimenti, separati da fasce o cordoni di tessuto fibroso e muscolare liscio (cioè autonomo, indipendente dal controllo volontario), detti trabecole. Le piccole arterie che vi giungono per portare il sangue sono chiamate elicine. Derivano queste dall’arteria dorsale del pene e dall’arteria cavernosa, a loro volta rami dell’arteria pudenda interna.

La fase di eccitazione è preceduta dall’attivazione dei centri di eccitazione centrale. Invece, la prima fase del meccanismo eccitatorio periferico nel maschio è chiamata tumescenza. I corpi cavernosi sono dotati di una ricca e complessa dotazione di muscolatura liscia, la cui mantiene la verga in stato di flaccidità. Lo stimolo sessuale provoca il rilassamento delle strutture muscolari, cui consegue l'apertura delle lacune intracavernose che si riempiono di sangue portato dalle arteriole dilatate. L'apertura delle lacune provoca automaticamente una caduta repentina della pressione intracavernosa, che stimola l'apertura delle arterie elicine, poste nel contesto dei corpi cavernosi. La portata sanguigna aumenta e la pressione intracavernosa risale fino a superare quella arteriosa. A questo punto l'erezione è completa per 2/3. Si tratta ora di incrementare leggermente la rigidità e, soprattutto, di mantenerla. Ciò è principalmente dovuto al circolo venoso che diminuisce la sua portata: le vene si schiacciano contro la fascia inestensibile, la tunica albuginea, che riveste i corpi cavernosi, diminuendo il loro lume, così le vene che ricevono il sangue dal pene sono attivamente stimolate a limitarne il deflusso. In questo processo interviene anche la muscolatura perineale che, comprimendo la radice dei corpi cavernosi, non fa che aumentare la pressione intracavernosa. Perché il meccanismo idraulico funzioni occorre però che siano integre le vie nervose che lo innescano e lo mantengono. Queste sono di due tipi: discendenti dal SNC, e quindi responsabili dell'erezione "psicogena", indotta cioè dalla memoria e dai cinque sensi, e locali (arco riflesso) che provocano l'erezione "tattile", dovuta alla stimolazione del glande. Fin qui la visione classica dei meccanismi dell’erezione.

Anche la donna ha le sue forme e le sue misure, ovviamente, anche se meno studiate e meno note. Le ninfe, le piccole labbra a forma di petali attorno all’orifizio vaginale, in alto si riuniscono sotto al clitoride. Un poco ancora più giù di quest’ultimo, un piccolo foro è il meato uretrale dal quale la vescica si svuota. Intorno all’apertura vi è un cercine sottile, come un anello slabbrato, l’imene, oltre il quale si apre il canale vaginale, condotto di 7 cm in media, non liscio, ma rugoso e accidentato da sottili nervature, le colonne vaginali, che termina in un fondo sul quale si aprono le labbra lisce del muso di tinca, l’orifizio, o collo dell’utero. Su questi è di solito un tappo mucoso. Durante il rapporto sessuale la stessa vagina modifica e adatta i suoi diametri. Non più una cavità virtuale, potenziale più che reale, chiusa com’era in condizioni di riposo, diviene invece pervia, si allunga e il suo fondo terminale, nei pressi dell’apertura uterina, si dilata a formare una sorta di bulbo, quasi una camera per accogliere gli spermatozoi, quando verranno.

Nelle donne la lubrificazione vaginale tiene il posto per fisiologia, vascolarizzazione, neuroanatomia, istologia e biochimica, dell’erezione peniena nel maschio. La lubrificazione delle pareti vaginali è un fenomeno vasocongestivo. Piuttosto che all'erezione del clitoride (da 0.5 a 2 cm in fase di riposo), un fenomeno che può essere così limitato da non essere rilevabile, è infatti alla lubrificazione che spetta il compito di rispondere alla sollecitazione sessuale. La lubrificazione è essenzialmente dipendente dalla trasudazione del secreto delle strutture ghiandolari della mucosa vaginale, sotto il controllo del sistema nervoso autonomo. La fase di lubrificazione è accompagnata ad una vasocongestione pelvica generalizzata. A tutt’oggi non solo non è stata però ancora descritta compiutamente l’anatomia funzionale della vagina, ma non è nemmeno nota la composizione chimica del lubrificante vaginale. In assenza di dati scientifici e sulla base della sostanziale identità di vascolarizzazione e neuroanatomia tra i due sessi, possiamo ipotizzare che i meccanismi siano sostanzialmente comuni.

I sessuologi sono soliti ripetere che le dimensioni contano poco, sia per lui che per lei. Non ha senso infatti misurare la propria bravura a letto col righello e la vera “normalità” è data non tanto da come siamo fatti ma da come usiamo ciò che la natura ci ha dato.

Plastica sotto gli slip
Come ogni donna ha caratteristiche diverse nel viso, così possono esserci sottili differenze nelle parti intime. Un’imperfezione estetica, dimensioni ritenute sbagliate dei genitali femminili, anche se minime, possono influire sulla vita sessuale molto negativamente. Alcune donne addirittura rinunciano al sesso finché non trovano il coraggio di rivolgersi al chirurgo plastico. Si tratta di un problema fisico con grandi ripercussioni psicologiche. Quando il pube è troppo prominente per un’eccessiva concentrazione di grasso la liposuzione permetterà di ritrovare un profilo più armonioso e sensuale. Se i peli del pube seguono un decorso anomalo si può effettuare un “autotrapianto” da aree come le ascelle. Quando invece le piccole labbra risultano particolarmente lunghe e pendenti si può intervenire chirurgicamente per renderle più simmetriche e regolari. Infine, il chirurgo estetico lavorerà sull’interno coscia quando è eccessivamente rilassato con un lifting microchirurgico come pure sulle cicatrici postpartum. L’importante è che questi interventi siano collocati in un ambito psicologico sereno e che insieme al chirurgo lavori un sessuologo.

Giovanni Carrada, Emmanuele A. Jannini, La scienza dell'amore , Baldini & Castoldi, 1999

Cosa c'è di comune a tutti, uomini donne e animali, nel comportamento sessuale? Ci sono schemi di comportamento, "copioni" che si ripetono nel corteggiamento, nella seduzione, nel tradimento, nel sex appeal? La scienza moderna dice di sì. Scopo di questo libro è divulgare al grande pubblico queste scoperte e far comprendere come conoscere le "regole del gioco" sia importante per essere buoni amanti.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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