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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

Sex design: l'estetica del sesso non è più un tabù

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Falli felici,  riflessioni sulla virilità

Chi comanda qui? (I parte)

Chi comanda qui?

Grande è il disordine sotto il cielo,
dunque tutto va bene.
Mao Tse Tung

Se è indubbio che un uomo può tenere in mano la propria virilità, in realtà, chi sta davvero tenendo chi? Il pene è davvero il meglio dell’uomo, o è il suo demone? Di tutti gli organi del corpo solo il pene costringe un uomo ad affrontare le sue contraddizioni: “esso” è insistente ma riluttante, è uno strumento di creazione ma anche di distruzione, è una parte del corpo che però talvolta sembra non farne più parte. E’ questo l’enigma del pene, l’eroe della storia di ogni maschio ma anche il suo tiranno.

”Dottore, sono normale?”  - con la variante soft:  “Dottore, è tutto a posto?” -  è la domanda che più di frequente i pazienti pongono ai medici – agli andrologi in particolare. Gli uomini sono preoccupati dell’adeguatezza delle loro fantasie, preferenze, risposte, frequenze, segreti, idiosincrasie, problemi, e ovviamente, dei loro corpi. A quell’animale spaesato che è il maschio contemporaneo, sembra sfuggire che “l’emancipazione dell’uomo si compie passivamente. […] La rottura introdotta dalla donna - la sua rivoluzione sessuale, la sua volontà di conquista professionale - sotto gli auspici di una lotta contro di lui, ha liberato l’uomo dal giogo dei suoi obblighi. L’effetto secondario, per nulla voluto, dell’emancipazione della donna, è quella dell’uomo. La donna scopre la sua sessualità? Bene … Questo fa crescere l’offerta”. Così, pare, il cerchio si chiude. “Noi non viviamo più al tempo della guerra dei sessi, tanto meglio”, scrive un giornalista. “Oggi le donne hanno rivendicazioni sessuali e le esprimono, benissimo. Le nostre mogli fanno lavori di alta responsabilità? Magnifico! Che altro? Ci aspergiamo di profumi che avrebbero dato il voltastomaco ai nostri nonni e accettiamo l’idea che bisogna dar retta alle nostre dolci metà. Ma di tanto in tanto, succede qualcosa che ci fa venir voglia di dire: “e che diavolo, non è che stiamo esagerando?” La risposta si trova nello stile “vecchia scuola”, che significa “semplicemente accettare il lato fanfarone del cromosoma Y - la forza, il desiderio, l’appetito, il coraggio delle proprie opinioni - e tutti gli obblighi che si accompagnano, perdonate l’espressione, all’avere i coglioni”.

Diversi, ma quanto?
Gli imperativi biologici fissati per tutti gli uomini e per tutte le donne si riducono a quattro: solo un uomo può fecondare, solo una donna può avere mestruazioni, gravidanze e allattare”. Il resto, anche la gestione di questi quattro imperativi, è scienza della convivenza sociale.

Nel 1999 il sociologo francese Pascal Duret pubblica in un saggio i risultati di un’indagine condotta su 1.511 giovani per scoprire come si è trasformato, o cosa resta ai giorni nostri, del concetto di virilità. Primo risultato della ricerca: la virilità cambia di senso in funzione della condizione sociale. Un ragazzo o una ragazza della classe popolare definiranno la virilità in modo molto diverso rispetto ai loro corrispondenti borghesi. Per esempio, per i giovani della periferia di Parigi le caratteristiche fondamentali della virilità sono il corpo e la forza fisica, ma i muscoli non sono collegati alla forza in maniera diretta, e gli intervistati distinguono i “veri” muscoli da quelli “falsi”: i primi sono utili, i secondi sono decorativi. Il culto del fisico scolpito rappresenta per alcuni un vero e proprio strumento di trasformazione e di riscatto: “Sentire che le spalle si arrotondano, che le braccia acquistano volume, vedere lo sguardo degli altri cambiare, costituiscono per questi soggetti il modo più certo per sentire di esistere”. Per questi ragazzi degli ambienti popolari, con poche risorse economiche e culturali, la forza fisica è un modo di definirsi, e il corpo “è un vettore della riabilitazione simbolica, una scappatoia al determinismo sociale”. Anche per i ragazzi delle classi più agiate i tratti fisici sono indispensabili, ma non valorizzano la persona: per quello, ci vuole l’intelligenza. I muscoli sono importanti ma restano relativi, e non influenzano il desiderio sessuale delle ragazze. In tutte le classi sociali, invece, il vigore sessuale è al secondo posto nelle caratteristiche salienti della virilità, e si esprime con un’immagine di maschio sessualmente insaziabile e molto peloso, “con un bel paio di pendagli di cui è molto fiero, che lui chiama ‘gioielli di famiglia’”. Per entrambi i sessi, “virile” è un uomo coraggioso e protettivo, per le ragazze delle classi più abbienti l’uomo “vero” è rassicurante, sensibile, razionale, controllato, capace di dominarsi ma anche di mostrare emozioni e sentimenti. Il giovane “macho” è considerato animalesco, un soggetto da scartare - una stigmatizzazione del machismo condivisa anche dai ragazzi delle classi agiate. La prossimità delle risposte fornite dai giovani appartenenti alla stessa classe sociale consente a Duret di trarre due conclusioni: (1) i valori maschili sono talmente onnipresenti nell’ambiente urbano disagiato da finire per invadere il mondo femminile, mentre nelle classi abbienti avviene il contrario, e (2) sono i valori femminili ad agire sui maschi. E per i ragazzi di città di tutte le classi sociali, contrariamente alla credenza comune, il problema più pressante non è conquistare le donne, ma prepararsi al mondo impietoso degli altri uomini.

Quanto contano gli stereotipi maschili?
Molte incomprensioni tra uomini e donne sono riconducibili al fatto che gli uomini sono cresciuti e hanno socializzato in ambienti avversi al modo in cui le donne fanno le cose. Questo codice maschile è qualcosa che le donne devono tener presente, se non altro perché è una garanzia di interagire con l’altro sesso con maggiore efficacia. Si può pensare a queste credenze come a regole radicate di comportamento, come parti di ciò che significa, molto banalmente in verità, “essere un uomo”:

  • il pensiero lineare è tutto : la maggior parte degli uomini tende a insistere su una rigida catena logica che va da A a B, da B a C, da C a D, e così via. Le donne invece diranno “qui c’è qualcosa che non va”, anche se magari non sono in grado di identificare i passi logici specifici che puntano in direzione di quella conclusione;

  • i ragazzi non piangono: ad alcuni soggetti non basta tutta la vita per capire che forse
    i ragazzi non piangono, ma gli uomini adulti sì. Per un uomo, questa è veramente una
    lezione molto dura da imparare;

  • si può sempre aggiustare: la tipica reazione maschile al conflitto è di solito qualcosa che somiglia a “hai un problema? Ecco la soluzione”, mentre le donne potrebbero essere poco interessate alla soluzione in sé. Per le donne è importante sapere che il loro problema è stato riconosciuto e che le loro circostanze emotive sono state accettate. A volte non serve altro per rimettere a posto le cose;

  • potere + controllo = successo: per gli uomini in genere questa equazione conta molto più della sensibilità o della capacità di entrare in contatto con un’altra persona.

Di solito, i modi in cui il mondo costruisce i maschi non va d’accordo con la definizione femminile di “intimità”. Le relazioni in generale, in particolare quelle intime, ruotano intorno alla caduta delle difese: intimità significa fidarsi delle persone abbastanza da dare loro il potere di ferirci. Esattamente il contrario della natura maschile…

Nel settembre del 1999 l’associazione californiana Children Now ha condotto un’indagine per verificare quale fosse la percezione degli stereotipi maschili nei giovani, scoprendo che i media tendono a rinforzare i concetti correnti della mascolinità. Adulti e adolescenti di sesso maschile sono spesso presentati dalla televisione come:

  • ossessionati dalle donne o dalle ragazze

  • violenti e collerici

  • dominanti e capaci di risolvere qualsiasi problema

  • divertenti, sicuri di sé, realizzati, atletici

  • capaci di non commuoversi e di non rivelare le loro emozioni

  • insensibili

Lo studio ha rivelato che i ragazzi intervistati sanno molto bene che i personaggi televisivi sono diversi da loro, dai loro padri o dai loro amici, così come sono consapevoli che il concetto di successo rappresentato in televisione è diverso da quello della vita reale. Questo incoraggiante scarto tra fiction e percezione della vita vera è in realtà molto sfumato: dovendo citare dei modelli di virilità cinematografica, i ragazzi scelgono quasi sempre attori come Bruce Willis e Arnold Schwarzenegger, non tanto per l’aspetto fisico ma piuttosto per il contesto nel quale appaiono. In effetti, tutti gli attori citati nell’inchiesta hanno in comune una serie di film d’azione ricchi di scene violente. La violenza costituisce quindi una caratteristica essenziale della virilità, anche se i ragazzi non sempre se ne rendono conto.

Colonizzazione mediatica?
Sarebbe errato credere che i modelli americani riflettano solo il modo di vivere americano perché sono un prodotto “locale”. Infatti, anche se i film americani rappresentano il 70% di tutti i film proiettati nell’Europa occidentale e in molti paesi del mondo superano il 90%, l’American Way of Life non è necessariamente un prodotto made in the USA: “i più importanti studi di Hollywood sono di proprietà francese e giapponese. Le stelle del cinema (da Penelope Cruz a Mel Gibson, passando per Arnold Schwarzenegger) provengono da tutto il mondo. Quattro delle cinque più grosse case discografiche del mondo non sono di proprietà americana. Il più grande editore d’America è tedesco”.

La famiglia, gli amici, la scuola e la comunità svolgono un ruolo importante nel condizionare il modo in cui i giovani percepiscono la mascolinità, ma anche il cinema e la televisione aiutano a definire il concetto di “vero uomo” nella nostra società. L’immagine rinviata dai media implica quasi sempre che il controllo di se stessi e degli altri, lo spirito di competizione, la violenza, l’indipendenza finanziaria e la gradevolezza fisica sono qualità vincenti, quando si è uomini. Come conclude lo studio, “l’immagine degli uomini veicolata dai media tende a rinforzare la loro dominanza sociale”.

Gli uomini effeminati
Se credete che i modi effeminati siano segno di omosessualità, consapevole o rimossa, ripensateci. E’ possibile essere effeminati ed eterosessuali. Per un uomo, avere dei modi considerati “femminili” ha poco a che vedere con il suo orientamento sessuale, anche se in proporzione si trovano più uomini effeminati tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali. Per spiegare la comparsa dei modi effeminati esistono moltissime teorie, e nessun consenso.

Una delle tesi pretende che la causa sia genetica, i geni variano da un essere umano all’altro e garantiscono varietà nei comportamenti: donna femminile, donna mascolina, uomo mascolino, uomo femminile, con tutte le sfumature possibili tra le categorie. Secondo un’altra visione, il fenomeno dell’effeminatezza troverebbe una spiegazione negli ormoni. Una bassa quantità di ormoni maschili, gli androgeni, sarebbe presente fin dalla gestazione. Una terza teoria basa la sua spiegazione nell’ambiente psico-sociale: un ragazzo che durante l’infanzia ha avuto scarsi contatti con gli uomini tenderebbe ad adottare i comportamenti “femminili”. Il padre sarebbe perciò un modello importante nello sviluppo dell’identità maschile e dei modi e comportamenti che le vengono attribuiti.

Gli uomini effeminati sanno di esserlo? Secondo alcuni sessuologi, la risposta è sì, e la maggior parte di queste persone afferma di essere sempre stata effeminata, fin dalla prima giovinezza. Questa condizione può essere molto difficile da vivere perché queste persone sono spesso oggetto di scherno quando non di aperto ostracismo. Per i più sensibili, la derisione può perfino risultare fatale. Ma allora, si chiedono alcuni, perché non cercano di cambiare modo di fare? Per rispondere a questa domanda, perché non cercate di cambiare i vostri, di modi di fare, di diventare più femminili o più virili? Vi accorgerete che è molto, molto difficile. I modi e gli atteggiamenti sono profondamente ancorati in noi, memorizzati con cura dal cervello che comanda il corpo. Un buon attore può modificarli, si pensi per esempio a Dustin Hoffman in Tootsie, ma riuscire a integrare un nuovo comportamento nella vita di tutti i giorni è una missione praticamente impossibile.

E a letto, come sono gli uomini eterosessuali effeminati? Un uomo effeminato può essere simile a una donna nei suoi approcci, può amare il dialogo, le dimostrazioni di affetto, la tenerezza e i preliminari. E questo spiega perché molte donne li adorano e li considerano ottimi amanti.

Quando riconoscono maniere femminili durante l’infanzia, e li scoprono a giocare con le bambine, molti genitori si chiedono se non sarebbe meglio incoraggiare i ragazzini a “comportarsi da uomini”. Anche in questo caso, lo scontro è soprattutto culturale. Da un lato, una visione politica pretende che si smetta di stereotipare i bambini, dall’altra una certa scienza teme che incoraggiando l’androginia nei ragazzi si rischia di provocare prima o poi dei conflitti di identità sessuale, all’estremo dei quali si troverebbero quegli uomini che si sentono a disagio nel loro corpo e desiderano diventare donne. Insomma, chi è effeminato? Un uomo effeminato è una persona che ha sviluppato caratteristiche associate alle donne sul piano psicologico e non necessariamente su quello fisico, ma se invece di preoccuparcene diventassimo più tolleranti e comprensivi, se imparassimo a celebrare la diversità invece di temerla, tanta gente vivrebbe molto meglio…

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Pagina aggiornata al 12/10/2007

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