|
Il
rapporto sottolinea il fatto che la maggioranza dei
personaggi maschili nei media è eterosessuale,
ritratta in un contesto professionale piuttosto che
familiare, e che l’accento cade invariabilmente
sulla carriera più che sulla vita privata. Gli
uomini di razza non bianca sono invece più esposti
ad avere problemi personali, che tendono a risolvere
ricorrendo alla violenza fisica o verbale. Immagini
abituali, che secondo l’associazione appoggiano e
rinforzano l’idea che la mascolinità è legata al
potere e alla dominazione. Children Now ha anche
prodotto un elenco illuminante degli stereotipi
maschili più diffusi nei media:
-
il
comico,
molto popolare tra i ragazzi, forse perché
ridere fa parte della loro “maschera di
virilità”. Secondo questo stereotipo, uomini
e ragazzi non devono essere seri, né esprimere
le proprie emozioni. Tuttavia, alcuni
ricercatori vedono proprio nei personaggi comici
la speranza di un concetto più ampio della
virilità;
-
il
duro,
sempre pronto a mettere in pericolo la propria
vita, “a battersi se è necessario, a non
subire e ad attaccare per primo”. Dimostrando
forza e potere, conquista l’approvazione degli
altri uomini e l’adorazione delle donne;
-
l’uomo
forte,
in grado di “prendere il comando e di agire
efficacemente in tutte le circostanze, capace di
controllo emotivo e gran seduttore di
femmine”. Uno stereotipo che rinforza l’idea
dell’implacabile autocontrollo maschile, e
conferma che lasciar trapelare le emozioni è un
segno di debolezza;
-
il
grande capo,
definito dal suo status professionale,
“la quintessenza del successo,
l’incarnazione, attraverso la ricchezza e la
potenza, delle qualità socialmente più
ammirate”. L’idea è che un uomo, un uomo
“vero”, deve essere ricco e avere molto
successo;
-
l’eroe,
forte ma non silenzioso, spesso arrabbiato,
caratterizzato soprattutto da un’aggressività
e da una violenza estreme, che con gli anni non
smettono di crescere.
Eppure,
proprio questi stereotipi che rinforzano una
concezione della virilità basata
sull’aggressione, la violenza e la dominazione,
sarebbero sì il prodotto di una cultura popolare
sessista, ma che va contro gli uomini. Paul
Nathanson e Katherine Young, ricercatori della
McGill University, affermano infatti che molte
produzioni cinematografiche e televisive
ridicolizzano, accusano e demonizzano gli
uomini: i personaggi maschili presentati nelle
serie televisive e nei film sono spesso degli idioti
(South Park, I Simpsons), irresponsabili,
incompetenti (Sex and the City), e soprattutto,
violenti (Il silenzio degli innocenti, Fight Club).
L’immagine di potenza e dominanza conferita a
certi personaggi nasconderebbe perciò, secondo i
ricercatori, una misandria, cioè
un’ostilità verso gli uomini, profondamente
ancorata nella nostra cultura.
Un dato
biologico o un dato culturale?
Presso gli Inuit, l’identità e il genere non sono
funzione del sesso anatomico, ma del genere sessuale
dell’anima-nome reincarnata. Tuttavia, a tempo
debito l’individuo deve svolgere attività e
manifestare attitudini proprie del suo sesso
apparente (compiti e riproduzione), anche se la sua
identità e il suo genere saranno sempre funzione
della sua anima-nome. Grazie alla sua anima-nome, un
ragazzo può essere cresciuto e considerato come una
ragazza fino alla pubertà, svolgere il suo ruolo di
maschio riproduttore nell’età adulta e dedicarsi
a compiti maschili all’interno del gruppo
familiare e sociale, pur conservando per tutta la
vita la sua anima-nome, cioè la sua identità
femminile.
Poiché presso i Samo il caldo è legato al secco e
il freddo all’umido, gli uomini si trovano sul
lato del caldo, le donne su quello del freddo, e
questo delimita un certo numero di qualità. Così,
essere macho o essere avaro corrisponde
all’essere caldo; essere buono, generoso, ingenuo,
corrisponde all’essere freddo; il giusto mezzo,
l’uomo impegnato in relazioni equilibrate con gli
altri senza essere né troppo macho, né
troppo ingenuo, dovrebbe rappresentare l’ideale.
Ma questo uomo non esiste. Esistono solo i macho
e i tonto, l’imbecille, che infatti è
generoso e sprovveduto. Nell’immaginario popolare,
è positivo essere macho e negativo essere tonto.
In linea di principio, la generosità è preferibile
alla durezza, la pioggia all’aridità, la pace
alla guerra. Ma la realtà dei giudizi e degli atti
smentisce questi princìpi morali.
Anche
se per la maggior parte gli studi recenti
sull’immagine maschile nei media si sono
interessati soprattutto alla violenza, altri
ricercatori hanno cominciato a esaminare la visione
della virilità veicolata dai periodici maschili
come Playboy, Maxim, GQ e Max.
Queste pubblicazioni che parlano di salute, di moda,
di sessualità, di relazioni personali e di stili di
vita hanno una parte di tutto rispetto nella
definizione dell’uomo moderno. Alcuni autori
ritengono che queste riviste contribuiscano a
migliorare la rappresentazione di entrambi i sessi
nei media, nella misura in cui si occupano di temi
fino a oggi considerati di appannaggio
esclusivamente femminile. Ma altri vi trovano ancora
una visione vetero-virile degli uomini e della
mascolinità, che si limita a mettere in scena lo
stereotipo classico del maschio ritraendo solo
uomini belli, ben messi e ben vestiti, preoccupati
solo di spassarsela.
Chi comanda
qui?
Nelle
lagune che circondano il lago africano Tanganika,
vive “uno strano pesciolino … miserevole e
tormentato … di colore grigiastro”. Il maschio
di questo pesce è di aspetto assolutamente simile
alla femmina, fin quando non comincia a lottare con
gli altri maschi. “Non appena riesce a soppiantare
un dominante, l’ex subordinato diventa
improvvisamente di un giallo brillante o di un bel
blu elettrico; nelle settimane successive le sue
cellule cerebrali si moltiplicano fino a diventare
otto volte tante e danno origine a processi chimici
che portano al completo sviluppo sessuale: il nostro
pesciolino acquista cioè l’equivalente di ciò
che gli spagnoli chiamano cojones”.
Citazioni
tratte da opere di: Ulrich Beck, Elisabeth
Beck-Gernsheim, Richard Conniff, Chiara Simonelli,
Hugh O’Neill, Pascal Duret, Lester Thurow, Paul
Nathanson, Françoise Héritier, Children Now
|