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Nessuno può farvi
sentire inferiori
senza il vostro
consenso.
Eleanor Roosevelt
"A
letto contano di più le misure del sesso o quelle
del cervello?", le chiese un giornalista
qualche anno fa. Con una battuta impertinente,
Sharon Stone rispose: "Senz'altro quelle del
cervello, anche se a letto certe misure non
disturbano". E' proprio vero che le cose
stanno così? Quanto contano le dimensioni
per la soddisfazione sessuale?
Carta, penna e righello: come si misura il pene.
Di Alessandro
Littara
Anzitutto, preoccupatevi di essere in un
ambiente idoneo, nel quale la temperatura sia né
troppo calda, né troppo fredda, e stimolate il pene
manualmente, riscaldandolo. Rimanete quindi in piedi
di fronte a uno specchio per controllare la vostra
posizione e dotatevi di un righello rigido.
Applicate il righello alla base del pene, là dove
sono presenti i peli pubici, avendo cura di
cominciare la misurazione dal punto in cui il pene
fuoriesce dal pube. La misurazione deve essere fatta
sia a riposo, sia in erezione. Nella misurazione a
riposo occorrerà sorreggere il pene con la mano
controlaterale, appoggiare il righello al punto di
iniziazione del pene sulla faccia anteriore (quella
che si guarda dall’alto) e prendere nota della
misura all’apice del pene stesso. Questa
misurazione dovrebbe essere ripetuta almeno altre
tre volte per fare una media statistica dei
risultati, visto che le dimensioni a riposo sono
suscettibili di variazioni anche evidenti in
funzione di varie condizioni quali la temperatura
ambiente, l’ansia, e così via. La stessa
misurazione deve essere eseguita con il pene in
erezione, al massimo della rigidità. Anche in
questo caso, applicate il righello alla base del
pene spingendo delicatamente verso l’osso pubico,
e prendete note della misura all’apice. Ripetete
anche in questo caso più volte l’operazione, dato
che il pene può essere più o meno rigido a seconda
delle condizioni descritte sopra.
Status
symbol?
Le statistiche sono irrilevanti. Ciò che conta è
solo il gap tra se stessi e le immagini
culturali. Noi ci misuriamo non in funzione di un
ideale di salute, e in genere nemmeno (ma non
sempre) in funzione degli altri, ma piuttosto
rispetto a icone create dalla cultura, a fantasie
fatte carne. Carne progettata per suscitare
ammirazione, invidia, desiderio (…) Purtroppo, la
bellezza della diversità non è esattamente
il messaggio trasmesso dalle statistiche sul pene
(…) Ma da dove ricavano, gli uomini, l’idea di
come “dovrebbe” essere il loro pene? Alcuni
dalla vista del pene paterno. Altri dai corpi dei
compagni negli spogliatoi. Altri dai commenti di
una partner. Ma molti, dai corpi delle icone della
cultura: i superdotati dei video e delle riviste
porno, reclutati proprio per la loro dotazione.
Uno studio di Peter Lee mostra che i ragazzi,
indipendentemente dalle loro reali misure, tendono
sempre a sottovalutare la dimensione del proprio
pene; secondo un’inchiesta di Glamour,
patinato rotocalco americano, gli uomini
preferirebbero essere bassi ma avere un pene di 16
centimetri (63%), piuttosto che essere alti e
avere un pene molto più piccolo (36%). E infine,
a sorpresa, secondo un’indagine
dell’autorevole Psychology Today, le
donne che si ritengono molto attraenti sono molto
più attente alle misure del pene rispetto alle
altre: il 64% delle intervistate considera
molto importante o importante la circonferenza del
pene, per il 54% è molto importante o importante
la sua lunghezza. Dati che invece contano molto
meno (-20%) per donne che, quanto a bellezza, si
considerano nella norma.
Per
misurare la circonferenza del pene, dobbiamo
invece dotarci di un metro flessibile. La
misurazione deve essere condotta con le modalità già
descritte sia a riposo, sia in erezione, applicando
il metro un centimetro oltre l’inizio del pene e
prendendo nota della misura ottenuta. Ripetete anche
in questo caso più volte l’operazione e fate una
media statistica. Di Alessandro
Littara
L’impero
del fallo
Nella notte dei tempi la divinità era femmina, poi
venne la civiltà greca, e con essa l’invenzione
dell’Olimpo e del dio Giove. Nasce così il
patriarcato che dura ancora oggi, dominato dalla
potenza fallica e dalla sua celebrazione nei riti
sociali, nei costumi dei popoli e nell’arte; il
trionfo del fallo attraverso i secoli. Trentamila
anni prima di Cristo i dipinti nelle caverne
iniziano a mostrare, accanto ai sessi femminili, i
primi falli eretti: inizia così la compresenza, o
meglio, la concorrenza tra i sessi, che vedrà
quello maschile vincitore indiscusso per migliaia di
anni a venire. Praticamente non c’è civiltà
umana che non abbia celebrato il culto della
fecondità attraverso la rappresentazione del fallo:
dalle ceramiche peruviane alle stampe giapponesi,
dagli avori e dai templi indiani ai trattati erotici
cinesi, in tutto il mondo e in tutti i tempi il
fallo è stato oggetto di venerazione, di
pellegrinaggi, preghiere, celebrazioni, feste e
offerte votive. E accanto alla rappresentazione c’è
la valorizzazione: in certe tribù africane, ancora
oggi gli uomini infilano il pene in un corno enorme
per simulare misure inesistenti…
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