Duepiu.Net, vivere meglio in coppia, seduzione, speciali, costume

Duepiu.Net, vivere meglio in coppia

Google

Buona notte, oggi è domenica 28 maggio 2017

Un pene da fare invidia (I parte)

pubblicità

Falli felici, chi comanda qui?

Un pene da fare invidia (I parte)

        Ho lavorato con Freud a Vienna… Ma
abbiamo rotto sul concetto di invidia
del pene. Lui pensava che fosse
limitata alle donne.

 Woody Allen

La concezione degli stadi dello sviluppo sessuale, della natura fallica della libido e delle conseguenze dell’invidia del pene è controversa ancora oggi quanto lo era quando Freud formulò le sue teorie a Vienna più di un secolo fa. Lodate o derise, ma mai ignorate, le ipotesi freudiane trasformarono ancora una volta l’idea del pene, trasportandolo dallo specifico all’universale, dal concreto all’inconscio, dal campione nel vaso al divano dell’analista. Invece che sulle differenze, l’attenzione si sarebbe ora concentrata sulle affinità a iniziare dal pene, lo si possedesse o meno. Alla razializzazione del pene seguì così la sua psicoanalizzazione, un processo che lo avrebbe ricalibrato per sempre.

Oggi ci è chiaro che nessuno ha scritto di più, e con maggiore influenza, sul ruolo svolto dagli aspetti genitali - specialmente dal penis normalis - nel forgiare la psiche, le dinamiche familiari, le norme sociali, i ruoli di genere, l’arte, la religione, l’umorismo, l’aggressività, e l’elenco potrebbe continuare per pagine e pagine, del medico viennese fumatore di sigaro.

L’ipotesi dello stesso genitale (virile) in tutte le persone è la prima delle teorie sessuali infantili, così singolari e gravide di conseguenze. Giova poco al bambino il fatto che la scienza biologica dia ragione al suo pregiudizio e debba riconoscere nella clitoride femminile un vero e proprio sostituto del pene. La bimba non cade in un rifiuto analogo quando scorge che il genitale del maschio ha forma diversa. Essa è subito disposta a riconoscerlo e soccombe all’invidia del pene, che culmina nel desiderio, importante per le sue conseguenze, di essere anche lei un maschietto.”

Nell’esprimere le sue idee, il dr. Freud finì per imbattersi in qualche tenace resistenza: “Non trovo affatto facile attirare l’attenzione del mondo, perché esso ha la pelle spessa e l’orecchio duro“. Ma alla fine, con i suoi solidi concetti dell’invidia del pene e dell’angoscia di castrazione, il suo ritratto dell’inconscio intricato dalle bramosie del pene, e la sua asserzione che tutta la libido, femminile e maschile, è fallica, Freud mise il pene sulla bocca e nella mente di (quasi) tutte le persone colte del mondo occidentale.

Le idee e le inclinazioni di Freud tolsero alla morale comune le ultime foglie di fico lasciate da secoli di civilizzazione cattolica. Per alcuni, questo fu un atto di monumentale coraggio, per altri un atto di barbarie, e per uno, Otto Friedell, un atto satanico: “Come un conoscitore della Messa Nera, Freud tributa il suo omaggio al fallo come luogo sacro supremo”.

Con i suoi detrattori il dr. Freud ebbe un rapporto complesso, spesso contraddittorio, ma soprattutto evolutivo. Nel 1914 scriveva: “Non mi sono mai aspettato gratitudine, né sono abbastanza vendicativo”, nel 1929 rettificava questa posizione affidandosi a una brillante citazione di Heine: ”Bisogna perdonare ai propri nemici, ma non prima che siano stati impiccati”. L’inventore della psicoanalisi, la cura rivoluzionaria nella quale ”l’optimum dei presupposti … si ha quando essa non serve, cioè nelle persone sane”, da un lato si considerava un imperfetto ma spregiudicato indagatore nell’animo umano: ”Le teorie perfette non cadono dal cielo e a maggior ragione diffiderete di chi, sin dall’inizio delle sue osservazioni, pretende di offrirvi una teoria priva di lacune e completa in ogni sua parte”, ma dall’altro, dopo essersi paragonato a Napoleone e ad Annibale, si annoverò fra i grandi della scienza come Keplero, Newton, Copernico e Darwin. Dalla testimonianza del suo biografo risulta che Freud non si riteneva ambizioso: “Non sono uno di quelli che non sopportano l’idea di esser portati via dalla morte senza aver lasciato il loro nome scolpito sulla pietra”, ma dagli scritti autografi emerge invece un’amarezza inconsolabile per il mancato riconoscimento da parte del mondo: “Gli uomini non sempre prendono sul serio i loro grandi pensatori, anche quando professano la propria ammirazione per loro”. In un saggio dell’anno successivo alluderà alla “tragedia dell’ingratitudine”, e nel 1936, tre anni prima di morire, scriverà in una lettera che “la verità non è praticabile, gli uomini non la meritano.”


NAVIGA
- Falli felici: chi comanda qui? (I parte)
- Falli felici: chi comanda qui? (II parte)
- Falli felici: elogio della masturbazione (I parte)
- Falli felici: elogio della masturbazione (II parte)
- Falli felici: tutto il piacere per me
- Falli felici: tutta la verità sulle dimensioni
- Falli felici: lunghezza, larghezza, forma
- Falli felici: qualche piccolo consiglio pratico
- Falli felici: un secolo di sesso, le pietre miliari del 1900
- Falli felici: chi comanda qui? il mito del mandingo
- Falli felici: chi comanda qui? un pene da fare invidia (I parte)
- Falli felici: chi comanda qui? un pene da fare invidia (II parte)
- Falli felici: chi comanda qui? un pene da fare invidia (III parte)
- Falli felici: chi comanda qui? l'arma impropria (I parte)
- Falli felici: chi comanda qui? l'arma impropria (II parte)
- Falli felici: chi comanda qui? la ricetta della felicità
- Falli felici: chi comanda qui? il futuro del sesso
- Falli felici: disfunzioni sessuali, riguardano un adulto su tre

pubblicità

torna indietro

segnala a un amico

inzio pagina

Pagina aggiornata al 09/12/2008

copyright © duepiu.net 2000-2017, tutti i diritti riservati