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Un pene da fare invidia (III parte)

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Un pene da fare invidia (III parte)

Alla fine del diciannovesimo secolo, Freud dichiarò che uno dei maggiori “peccati” della civiltà moderna consisteva nella sua incapacità di educare le nuove generazioni alla vera aggressività della libido umana: “Sopra ogni cosa è necessario far posto, nell’opinione pubblica, alla libera discussione sui problemi della vita sessuale; … E tutto ciò costituisce un lavoro sufficiente per tutto il secolo venturo, durante il quale la società dovrà imparare a tollerare le esigenze della nostra sessualità.”

L’invidia del pene e il complesso di castrazione sono cruciali per Freud perché il pene - intatto o amputato, eretto o flaccido - è il simbolo di qualcos’altro. La realtà materiale dell’organo custodisce quella psichica, collega l’uomo con il mondo esterno e con le sue pulsioni e fantasie interiori. Per Freud il pene in sé rappresentava la potenza e la creatività, l’intellettualità e la bellezza, ma anche la bruttezza, l’irrazionalità e l’animalità primordiale nascosta in ciascuno di noi, e dove S. Agostino dichiarava che le erezioni incontrollabili erano la punizione per il peccato di Adamo, il castigo di Freud per il crimine primordiale (il parricidio) è una civiltà che controlla le nostre erezioni.

Lo scandalo scatenato dal primo processo di impeachment presidenziale del XX secolo è un’utile indicazione della preveggenza del dr. Freud; la guerra senza esclusione di colpi tra Bill Clinton e i suoi accusatori in sostanza non sarebbe altro che una replica moderna del dramma primordiale descritto in Totem e Tabù nel 1912, nel quale Freud affermò che il processo di civilizzazione richiede la rinuncia sessuale. Per un uomo, agire come se avesse libero accesso sessuale a tutte le donne significa minacciare l’ordine pubblico. Il vero crimine di Clinton, scrisse Lear in un articolo, non fu lo spergiuro, ma la convinzione di essere “onnipotente” . ”Solo un dio” - o il padre primordiale, avrebbe detto Freud - “può permetterselo” (ma per poco, e solo prima che i suoi fratelli si coalizzino per castrarlo e poi ucciderlo).

Citando Robert A. Paul, autore di Mosè e la Civilizzazione, Lear scrive: “L’importanza di questo mito delle origini della civiltà è il modo in cui esso organizza l’esperienza corrente. Per un uomo, agire come se avesse accesso a tutte le donne è, dalla prospettiva di questo mito, una minaccia alla sostanza stessa della civiltà. Clinton, con la sua carica istituzionale, le sue scappatelle sessuali, e la sua mancanza di preoccupazione di essere scoperto, ha innescato la fantasia di un leader che ha accesso illimitato alle donne e può cavarsela in ogni caso. Questo è l’errore politico di Clinton: egli ha inavvertitamente consentito a se stesso di diventare il bersaglio di una fantasia nella quale è il padre primordiale, e in quanto tale, deve essere abbattuto perché la civiltà possa sopravvivere: ciò renderebbe comprensibili tutti gli strani fenomeni - l’aumento della richiesta assurda che nessuno sia superiore alla legge, un procuratore speciale che indaga su tutti i movimenti del Pene Presidenziale non sanciti dalle norme sociali del matrimonio, e la domanda di trasparenza e di confessione.”

Se fosse stato vivo ai tempi dello scandalo Clinton, Freud sarebbe stato decisamente soddisfatto di vedere che il dramma si ripeteva (di nuovo) sugli schermi televisivi di tutto il mondo, ma per lui, che per primo aveva teorizzato l’esistenza del controllo sociale sulla sessualità degli individui, le leggi raccontavano solo mezza verità. Il problema che portava più pazienti in assoluto nel suo studio, scrisse nel 1912, era l’impotenza fisica provocata dalla civiltà, che se da un lato rendeva l’uomo capace delle più elevate e nobili imprese, dall’altra lo reprimeva rendendolo impotente. Insomma, l’erezione della cultura e l’erezione del membro maschile non potevano andare d’accordo.

Sofismi e promesse
Come riuscì Bill Clinton a non commettere spergiuro quando nella sua deposizione negò di avere una relazione sessuale con Monica Lewinsky? Semplicemente sfruttando l’assenza di domande specifiche da parte della commissione di inchiesta, la cui la definizione di relazione sessuale era in effetti molto particolare: non comprendeva il sesso orale che Lewinsky gli aveva praticato, né un rapporto con penetrazione, neppure un casto bacio. Il rapporto presentato dalla commissione Jones recitava così: (i rapporti sessuali) hanno luogo “quando la persona [Clinton] consapevolmente si impegna in - o provoca contatto con - i genitali, l’ano, l’inguine, i seni, l’interno delle cosce o i glutei di qualunque altra persona [Lewinsky] con l’intento di eccitare o gratificare il desiderio sessuale della medesima”. Clinton testimoniò che in base a quella definizione egli non ebbe un rapporto sessuale con Monica Lewinsky. Non disse a chiare lettere, ma l’inferenza è d’obbligo, che il suo intento non fu quello di eccitare o gratificare Lewinsky. E senza addurre una motivazione che sarebbe risultata politicamente scorretta, Clinton insinuò di essere interessato unicamente alla propria gratificazione. L’11 dicembre del 1998, a pochi giorni dal Natale, un Clinton umile ma non vinto dichiarò alla Nazione: “Niente - non la pietà, le lacrime, l’intelligenza, o il tormento - può cambiare ciò che ho fatto. … continuerò a fare tutto ciò che è in mio potere per riconquistare la fiducia del popolo americano e per servirlo al meglio. E’ ora per tutti noi di tornare al lavoro, al lavoro vitale, di rendere più forte la nostra nazione in vista del nuovo secolo. Il nostro paese ha davanti a sé opportunità meravigliose e sfide inquietanti. Io intendo cogliere queste opportunità e queste sfide con tutta l’energia e la capacità e la forza che Dio mi ha dato. Questo è semplicemente tutto ciò che posso fare”.

Come sappiamo, per Freud non tutti gli organi erano uguali. Questa visione suggestiva dell’esistenza umana suggerisce inevitabilmente una domanda: quale fu il rapporto del dr. Freud con il suo, di pene? La stampa dell’epoca lo accusava di essere un libertino e un avventuriero sessuale, ma la sua valutazione della propria vita erotica era molto diversa; in una lettera al docente di Harvard che aveva curato l’edizione americana dei Tre saggi sulla teoria della sessualità, Freud ammise che nonostante fosse un sostenitore della vita sessuale libera, di quella libertà aveva fatto ben poco uso. Il dr. Freud ebbe sei figli nei primi nove anni di vita coniugale, il che sembra indicare un vivace interesse nell’uso del pene; in realtà, pare che la sua fertilità fosse da attribuire più alla resistenza all’uso dei metodi contraccettivi che alla libido. Nel 1893, all’età di 37 anni, Freud scrisse all’amico Fliess che lui e la moglie vivevano in astinenza per evitare sia le gravidanze, sia i sistemi per evitarle. Quattro anni dopo, gli riscrisse per informarlo che l’eccitazione sessuale “non gli serviva più”. Alla fine del XIX secolo Freud aveva descritto in un saggio i suoi timori di morire di un attacco cardiaco durante l’attività sessuale, chiamandoli “deliri di morte”. È impossibile non rilevare l’ironia: mentre i critici lo attaccavano perché vedeva tutta la vita come sesso, il dr. Freud guardava al sesso e spesso vi vedeva la morte.

Siamo civilizzati, siamo nevrotici, abbiamo paura di usare il pene, temiamo di perderlo. Il personale è politico, e il politico è personale. Nessuno conosceva questi fatti meglio di Freud, ma la sua analisi politica non si tradusse mai in azione politica; al dr. Freud bastava strappare alla morale del suo ambiente le ultime foglie di fico della falsa virtù, ed esporre pubblicamente la sua verità. Il processo di politicizzazione del pene ebbe luogo solo dopo la morte del padre della psicoanalisi, e fu guidato da elementi radicali che vedevano nel fallocentrismo freudiano il pilastro della struttura sociale che volevano abbattere. Le femministe che ridefinirono il pene come strumento di oppressione politica e sessuale non si sentivano castrate o invidiose o inferiori, ma ingannate e trattate con condiscendenza. Ancora una volta, l’idea del membro maschile attraverserà ore tumultuose. La battaglia dei sessi si sposterà dall’inconscio al conscio, dal lettino al letto, e dalla psiche alla strada. Tempi duri per i possessori di pene…


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Pagina aggiornata al 26/03/2009

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