Alla
fine del diciannovesimo secolo, Freud dichiarò
che uno dei maggiori “peccati” della civiltà
moderna consisteva nella sua incapacità di
educare le nuove generazioni alla vera
aggressività della libido umana: “Sopra ogni
cosa è necessario far posto, nell’opinione
pubblica, alla libera discussione sui problemi
della vita sessuale; … E tutto ciò
costituisce un lavoro sufficiente per tutto il
secolo venturo, durante il quale la società
dovrà imparare a tollerare le esigenze della
nostra sessualità.”
L’invidia
del pene e il complesso di castrazione sono
cruciali per Freud perché il pene - intatto o
amputato, eretto o flaccido - è il simbolo di
qualcos’altro. La realtà materiale
dell’organo custodisce quella psichica,
collega l’uomo con il mondo esterno e con le
sue pulsioni e fantasie interiori. Per Freud il
pene in sé rappresentava la potenza e la
creatività, l’intellettualità e la bellezza,
ma anche la bruttezza, l’irrazionalità e
l’animalità primordiale nascosta in ciascuno
di noi, e dove S. Agostino dichiarava che le
erezioni incontrollabili erano la punizione per
il peccato di Adamo, il castigo di Freud per il
crimine primordiale (il parricidio) è una
civiltà che controlla le nostre erezioni.
Lo
scandalo scatenato dal primo processo di impeachment
presidenziale del XX secolo è un’utile
indicazione della preveggenza del dr. Freud; la
guerra senza esclusione di colpi tra Bill
Clinton e i suoi accusatori in sostanza non
sarebbe altro che una replica moderna del dramma
primordiale descritto in Totem e Tabù
nel 1912, nel quale Freud affermò che il
processo di civilizzazione richiede la rinuncia
sessuale. Per un uomo, agire come se avesse
libero accesso sessuale a tutte le donne
significa minacciare l’ordine pubblico. Il
vero crimine di Clinton, scrisse Lear in un
articolo, non fu lo spergiuro, ma la convinzione
di essere “onnipotente” . ”Solo un dio”
- o il padre primordiale, avrebbe detto Freud -
“può permetterselo” (ma per poco, e solo
prima che i suoi fratelli si coalizzino per
castrarlo e poi ucciderlo).
Citando
Robert A. Paul, autore di Mosè e la
Civilizzazione, Lear scrive:
“L’importanza di questo mito delle origini
della civiltà è il modo in cui esso organizza
l’esperienza corrente. Per un uomo, agire come
se avesse accesso a tutte le donne è, dalla
prospettiva di questo mito, una minaccia alla
sostanza stessa della civiltà. Clinton, con la
sua carica istituzionale, le sue scappatelle
sessuali, e la sua mancanza di preoccupazione di
essere scoperto, ha innescato la fantasia di un leader
che ha accesso illimitato alle donne e può
cavarsela in ogni caso. Questo è l’errore
politico di Clinton: egli ha
inavvertitamente consentito a se stesso di
diventare il bersaglio di una fantasia nella
quale è il padre primordiale, e in quanto tale,
deve essere abbattuto perché la civiltà possa
sopravvivere: ciò renderebbe comprensibili
tutti gli strani fenomeni - l’aumento della
richiesta assurda che nessuno sia superiore alla
legge, un procuratore speciale che indaga su
tutti i movimenti del Pene Presidenziale
non sanciti dalle norme sociali del matrimonio,
e la domanda di trasparenza e di confessione.”
Se
fosse stato vivo ai tempi dello scandalo Clinton,
Freud sarebbe stato decisamente soddisfatto di
vedere che il dramma si ripeteva (di nuovo)
sugli schermi televisivi di tutto il mondo, ma
per lui, che per primo aveva teorizzato
l’esistenza del controllo sociale sulla
sessualità degli individui, le leggi
raccontavano solo mezza verità. Il problema che
portava più pazienti in assoluto nel suo
studio, scrisse nel 1912, era l’impotenza
fisica provocata dalla civiltà, che se da un
lato rendeva l’uomo capace delle più elevate
e nobili imprese, dall’altra lo reprimeva
rendendolo impotente. Insomma, l’erezione
della cultura e l’erezione del membro maschile
non potevano andare d’accordo.
Sofismi
e promesse
Come riuscì Bill Clinton a non commettere
spergiuro quando nella sua deposizione negò di
avere una relazione sessuale con Monica Lewinsky?
Semplicemente sfruttando l’assenza di domande
specifiche da parte della commissione di
inchiesta, la cui la definizione di relazione
sessuale era in effetti molto particolare:
non comprendeva il sesso orale che Lewinsky gli
aveva praticato, né un rapporto con
penetrazione, neppure un casto bacio. Il
rapporto presentato dalla commissione Jones
recitava così: (i rapporti sessuali) hanno
luogo “quando la persona [Clinton]
consapevolmente si impegna in - o provoca
contatto con - i genitali, l’ano, l’inguine,
i seni, l’interno delle cosce o i glutei di
qualunque altra persona [Lewinsky] con
l’intento di eccitare o gratificare il
desiderio sessuale della medesima”.
Clinton testimoniò che in base a quella definizione
egli non ebbe un rapporto sessuale con
Monica Lewinsky. Non disse a chiare lettere, ma
l’inferenza è d’obbligo, che il suo intento
non fu quello di eccitare o gratificare Lewinsky.
E senza addurre una motivazione che sarebbe
risultata politicamente scorretta, Clinton
insinuò di essere interessato unicamente alla propria
gratificazione. L’11 dicembre del
1998, a pochi giorni dal Natale, un Clinton
umile ma non vinto dichiarò alla Nazione:
“Niente - non la pietà, le lacrime,
l’intelligenza, o il tormento - può cambiare
ciò che ho fatto. … continuerò a fare tutto
ciò che è in mio potere per riconquistare la
fiducia del popolo americano e per servirlo al
meglio. E’ ora per tutti noi di tornare al
lavoro, al lavoro vitale, di rendere più forte
la nostra nazione in vista del nuovo secolo. Il
nostro paese ha davanti a sé opportunità
meravigliose e sfide inquietanti. Io intendo
cogliere queste opportunità e queste sfide con
tutta l’energia e la capacità e la forza che
Dio mi ha dato. Questo è semplicemente tutto ciò
che posso fare”.
Come
sappiamo, per Freud non tutti gli organi erano
uguali. Questa visione suggestiva
dell’esistenza umana suggerisce
inevitabilmente una domanda: quale fu il
rapporto del dr. Freud con il suo, di
pene? La stampa dell’epoca lo accusava di
essere un libertino e un avventuriero sessuale,
ma la sua valutazione della propria vita erotica
era molto diversa; in una lettera al docente di
Harvard che aveva curato l’edizione americana
dei Tre saggi sulla teoria della sessualità,
Freud ammise che nonostante fosse un sostenitore
della vita sessuale libera, di quella libertà
aveva fatto ben poco uso. Il dr. Freud ebbe sei
figli nei primi nove anni di vita coniugale, il
che sembra indicare un vivace interesse
nell’uso del pene; in realtà, pare che la sua
fertilità fosse da attribuire più alla
resistenza all’uso dei metodi contraccettivi
che alla libido. Nel 1893, all’età di 37
anni, Freud scrisse all’amico Fliess che lui e
la moglie vivevano in astinenza per evitare sia
le gravidanze, sia i sistemi per evitarle.
Quattro anni dopo, gli riscrisse per informarlo
che l’eccitazione sessuale “non gli serviva
più”. Alla fine del XIX secolo Freud aveva
descritto in un saggio i suoi timori di morire
di un attacco cardiaco durante l’attività
sessuale, chiamandoli “deliri di morte”. È
impossibile non rilevare l’ironia: mentre i
critici lo attaccavano perché vedeva tutta la
vita come sesso, il dr. Freud guardava al sesso
e spesso vi vedeva la morte.
Siamo
civilizzati, siamo nevrotici, abbiamo paura di
usare il pene, temiamo di perderlo. Il personale
è politico, e il politico è personale. Nessuno
conosceva questi fatti meglio di Freud, ma la
sua analisi politica non si tradusse mai
in azione politica; al dr. Freud bastava
strappare alla morale del suo ambiente le ultime
foglie di fico della falsa virtù, ed esporre
pubblicamente la sua verità. Il processo di
politicizzazione del pene ebbe luogo solo dopo
la morte del padre della psicoanalisi, e fu
guidato da elementi radicali che vedevano nel
fallocentrismo freudiano il pilastro della
struttura sociale che volevano abbattere. Le
femministe che ridefinirono il pene come
strumento di oppressione politica e sessuale non
si sentivano castrate o invidiose o inferiori, ma ingannate e trattate con
condiscendenza. Ancora una volta, l’idea del
membro maschile attraverserà ore tumultuose. La
battaglia dei sessi si sposterà
dall’inconscio al conscio, dal lettino al
letto, e dalla psiche alla strada. Tempi duri
per i possessori di pene…