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Mio marito è tedesco.
Ogni notte mi travesto da
             Polonia, e lui mi invade.
           Bette Midler

Una nuova generazione femminile, più colta e politicamente potente di tutte quelle precedenti, respinse con fermezza l’idea che la femmina fosse un maschio castrato. Le donne che ai cortei pacifisti cantavano “fate l’amore, non fate la guerra” e che avevano scoperto il loro potenziale erotico, negarono che il pene fosse l’unica via verso un orgasmo sessualmente maturo (o verso qualunque altro tipo di orgasmo). Invece di sentirsi completate dal pene spesso si sentivano degradate, invase e occupate da “lui” manu militari. La nuova ondata di ribellione non si limitò alla camera da letto, e per la prima volta nella storia un movimento organizzato iniziò a chiedersi se il rapporto tra vagina e pene fosse davvero un fatto privato; “E’ un fatto politico”, decisero le femministe, anzi, la dominazione esercitata dagli uomini sulle donne era forgiata proprio sull’atto sessuale.

Così, ciò che gli uomini da millenni consideravano biologia, per le femministe diventò ideologia. Venne attaccata l’eterosessualità perché definiva artificialmente l’erotismo femminile nei termini dei bisogni maschili, e con l’evoluzione del movimento verso forme più compiute, sempre più donne finirono per convincersi che gli unici beneficiari della liberazione sessuale erano gli uomini. Appunto. Presto, le femministe militanti avrebbero scoperto che la misoginia era un tratto invariabile in tutti gli uomini, quelli della vecchia destra conservatrice esattamente come quelli della nuova sinistra rivoluzionaria, in apparenza più impegnati a promuovere il cambiamento sociale al fianco delle loro compagne; non a caso, quando le venne chiesto di definire la posizione delle donne nella lotta per i diritti civili, la rappresentante di un movimento pacifista rispose: “Supina”. A partire dal 1960, le immagini culturali prevalenti del pene, tutte costruite dagli uomini, finirono sotto la spietata lente di ingrandimento delle donne, che la usarono per decostruire i tormentosi eccessi fallici - lo stupro e la pornografia, ma anche il sesso consensuale. Ciò che gli uomini chiamavano scherzosamente il loro “attrezzo” subì una nuova metamorfosi, e divenne uno strumento di oppressione.

La vera questione del sesso è il potere, sostenevano le militanti più intellettuali. “Gli uomini raggiungono l’orgasmo per frizione con la vagina” - dichiarò la femminista Anne Koedt durante una conferenza - “ma l’impossibilità della donna di raggiungere l’orgasmo vaginale è definita frigidità. Ora, la vagina non è fatta per raggiungere l’orgasmo; è il clitoride, invece, il centro della sensibilità sessuale”. Rispetto alla tesi freudiana del 1925: ”Con la svolta verso la femminilità il clitoride deve cedere in tutto o in parte la sua sensibilità, e quindi la sua importanza, alla vagina. E’ questo uno dei compiti che devono essere risolti dallo sviluppo della donna”, anche le ricerche di Masters e Johnson, che misero in dubbio l’esistenza dell’orgasmo vaginale, contribuirono a trasformare la vecchia idea dell’erotismo femminile facendole fare un immenso balzo in avanti. Con poche eccezioni, infatti, il concetto del primato dell’orgasmo vaginale aveva pervaso anche le seguaci del dr. Freud, convincendole dell’esclusiva dipendenza della donna dall’uomo. Per esempio, l’allieva prediletta Helene Deutsch aveva scritto nel 1944 che “il risveglio della vagina alla sua piena funzionalità sessuale è completamente subordinato all’attività dell’uomo”.

Il continente nero
Per Sigmund Freud, la vita sessuale femminile rimase (almeno in parte) un mistero. Nel 1926 ammise che “della vita sessuale della bambina sappiamo meno che non di quella del maschietto. Non dobbiamo del resto vergognarci di ciò: anche la vita sessuale della donna adulta è ancora un dark continent per la psicologia”. A chi gli chiedeva di essere più specifico, rispondeva: “Se volete saperne di più sulla femminilità, interrogate la vostra esperienza, o rivolgetevi ai poeti, oppure attendete che la scienza possa darvi ragguagli meglio approfonditi e più coerenti”. Di una cosa invece il dr. Freud era certissimo, e cioè che “nell’uomo l’influsso del complesso di evirazione lascia anche un certo residuo di disprezzo per la donna, quest’essere evirato”.

Poiché l’orgasmo clitorideo non è basato sulla penetrazione, dichiarò Anne Koedt, esso spinge gli uomini a “temere di diventare sessualmente fungibili”, e questo spiegherebbe perché tendono ostinatamente a trascurarlo. Koedt non voleva la secessione sessuale dagli uomini, voleva invece promuovere una coalizione tra uguali basata su una conoscenza sessuale solida e sul rispetto, anche se quel rispetto avesse dovuto essere strappato agli uomini contro la loro volontà. Nel 1971, Norman Mailer accusò pubblicamente il femminismo (e l’industria farmaceutica) di aver distrutto il rapporto tra l’uomo (e il suo pene) e la donna; l’autentica sessualità maschile non era più possibile ora che le donne avevano il controllo della contraccezione, perché ciò implicava il controllo femminile sul pene. Prima di questi eventi sciagurati, scriveva Mailer, il potere sessuale del maschio era assoluto, un uomo poteva penetrare una donna a morte, se non subito, nove mesi dopo. Il pene è stato disegnato dalla natura per esercitare il suo potere divino, ma adesso - dopo la pillola, Anne Koedt e il movimento femminista - l’uomo ha subito l’umiliazione definitiva. Mailer non era solo: nell’ottobre dello stesso anno, un gruppo di medici (maschi) si chiedeva se “L’impotenza è in aumento?” in una rivista scientifica del settore. La risposta unanime (tranne due eccezioni) fu affermativa. E il dr. Steward, levando la sua voce a nome della maggioranza dei colleghi, incolpò della situazione il Movimento per la Liberazione della Donna.

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