Duepiu.Net, vivere meglio in coppia, seduzione, speciali, costume

Duepiu.Net, vivere meglio in coppia

Google

Buon giorno, oggi è domenica 25 giugno 2017

Come ci condizionano i tabù sessuali

pubblicità

Come ci condizionano i tabù sessuali

Incesto, adulterio, condizionamenti personali: i tabù ci proteggono. Quali sono i tabù più diffusi?

Anche la società in cui viviamo, che certo non potrebbe mai essere definita come ‘primitiva’, conserva gelosamente e tramanda, di generazione in generazione, una serie di ta-pu, come i polinesiani definivano tutto quello che era sacro nella loro cultura e dunque inibito.

Dei tabù ancor oggi non si parla in pubblico e se ne allontana con fastidio perfino il pensiero, che da solo evoca disagio, fastidio e paura. Dati gli effetti che producono, da sempre ed in tutte le società i tabù sono stati usati per farne dei potentissimi regolatori sociali e specialmente per proibire, senza bisogno di molte leggi e minacce, quei desideri umani troppo potenti da tenere a freno, ma troppo pericolosi per la tranquillità del vivere sociale.

Si pensi ad esempio al caso dell’incesto, cioè all’unione sessuale fra consanguinei e, per estensione, fra persone appartenenti allo stesso gruppo familiare. Il comportamento ‘non puro’ o ‘in castum’, espressione latina da cui appunto deriva la parola ‘incesto’, è un comportamento che, se attuato, mette in serio pericolo sia l’ordine familiare che l’ordine sociale e rappresenta una minaccia anche alla salute pubblica, a causa del problema dell’endogamia, ovvero della mescolanza di cromosomi simili, che causano malformazioni fisiche o problemi psichici alla discendenza.

Ma il tabù dipende dalle società, dalle epoche e dalle culture.

Fra gli antichi Egizi, ad esempio, l’incesto era consueto nelle famiglie reali e perfino favorito, per non disperdere la purezza cromosomica dei Faraoni ‘Figli del Sole’. Probabilmente il più importante caso di complessità incestuosa raccontato dalla storia è quello relativo a Cleopatra, sposata inizialmente a Tolomeo, del quale, oltre che moglie, era anche sorella e nipote…Un bell’intreccio, che certo non sarebbe stato ‘normale’ se Cleopatra avesse avuto umili origini. Nella società dell’antica Roma l’incesto era fortemente perseguito ed il diritto romano prevedeva pene severissime, specie per le unioni fra ascendenti e discendenti, (genitori e figli), che potevano per i loro rapporti subire la condanna capitale, buttati giù da una rupe.

Tornando ai nostri giorni, le statistiche ci informano che, quando il tabù dell’incesto viene violato, in buona parte dei casi l’atto viene compiuto sotto l’effetto dell’alcool, che limita fortemente la consapevolezza delle persone e allenta i loro freni inibitori, rendendo urgente e inevitabile la soddisfazione pulsionale del bisogno, anche attraverso la violenza.

Una ricerca americana (Phelan P., 1995), che ha preso in esame un campione di quaranta padri incestuosi, ha mostrato come sia possibile arrivare all’incesto, anche senza comportamenti violenti: nella maggior parte dei casi il primo contatto sessuale è iniziato senza troppi discorsi, partendo da situazioni ed atteggiamenti legati alla quotidianità, quali giocare a fare la lotta,  restare distesi e abbracciati sul letto, eccetera. L’eccitazione sessuale raggiunta, generalmente inconsueta in questo tipo di comportamenti fra padri e figli, ha spinto uno o entrambi i soggetti, verso il desiderio di gratificazione sessuale. In questa ricerca, solo due padri su quaranta hanno parlato di innamoramento. Naturalmente il personaggio adulto che commette incesto o violenza sessuale nei confronti di familiari non è sempre un uomo, può essere anche una donna, ma questo accade in casi ben più rari e spesso in presenza di problemi psichici.

Un altro tabù legato alla sessualità è quello relativo ai rapporti sessuali dei genitori: nessun figlio ama pensare a questa scena, che Freud definiva non a caso ‘primaria’ relativamente all’instaurarsi della nevrosi: chi ha avuto la sfortuna di aver visto o sentito ‘troppo’, ne rimane fortemente turbato, spesso per tutta la vita. Anche questo tabù ha una sua valenza pratica: quella di creare un’area inviolabile, che riguarda l’intimità dei genitori e che comprende sia l’attività sessuale che i loro discorsi, le loro decisioni, per il bene e la sicurezza della famiglia, al di là dei voleri e delle istanze dei figli.

Non meno tabù hanno i genitori nei confronti della sessualità dei propri figli: per scacciare questo pensiero continuano a considerarli dei bambini anche quando hanno ormai raggiunto un pieno sviluppo sessuale ed impongono loro tradizioni e pregiudizi che relegano l’attività sessuale nel campo del piacere ‘proibito’, inteso solo come soddisfazione materiale, di matrice egoistica. Fino a non molti decenni or sono, ai bambini veniva imposto l’obbligo di fare il bagno in mutande, di non toccarsi i genitali, mentre le scuole prevedevano classi e addirittura ingressi separati per maschi e femmine.

Sul tabù della sessualità infantile ne aveva capito qualcosa Freud, attraverso l’iniziale, totale ostracismo dei colleghi per i suoi primi concetti di psicoanalisi, che per la prima volta osavano portare l’argomento tabù nella comunità scientifica. Oltre tutto Freud era anche personalmente penalizzato dal fatto di essere ebreo, cultura e religione che nella Vienna di fine secolo (ma forse anche oggi?) erano a loro volta un tabù. Solo i rapporti di frequentazione personale e di collaborazione lavorativa instaurati con un non ebreo, Carl Gustav Jung, gli permisero di ottenere finalmente credibilità nel mondo accademico e di dedicarsi, grazie all’influenza dell’amico e collega, anche allo studio di argomenti antropologici e sociologici, fra cui i tabù  delle popolazioni primitive. Da questi studi fu tratto il saggio Totem e tabù, pubblicato nel 1913, in cui Freud sosteneva che esistono conflitti e tabù comuni a tutta l'umanità, in qualunque forma di società.

Un altro tabù che è rimasto nella nostra società, ma che si va spegnendo lentamente, è quello dell’adulterio, ormai non più considerato un reato nemmeno dal codice, dopo la riforma del 1968, mentre il Codice Rocco, del 1930,  stabiliva  per gli adultéri una pena fino ad un anno di carcere e fino a due anni in caso di relazione abituale. Commettere adulterio significa violare l’obbligo della fedeltà coniugale. In un sistema sociale organizzato come il nostro, dove la famiglia è il nucleo centrale dell’organizzazione dello Stato, la fedeltà implicava sicurezza, stabilità, ordine. Per questo probabilmente nel tempo si è sviluppato questo tabù culturale, che pretendeva la fedeltà come sinonimo di esclusività sessuale. Oggi pensare alla fedeltà fa venire piuttosto in mente concetti di lealtà, di devozione, di impegno, estensibili non solo all’area sessuale, ma a tutti gli aspetti della vita familiare.

Anche ai nostri giorni tuttavia sopravvivono, in culture diverse dalla nostra, condizioni che vedono nell’adulterio una grave forma di reato verso la società ed un peccato verso Dio. Ad esempio molte religioni hanno imposto alle donne l’uso del velo o il taglio dei capelli, per evitare che inducessero gli uomini verso l’adulterio. La relazione extraconiugale dell’uomo insomma, viene giustificata in quanto ‘provocata’ dalla donna ed è comunque meno grave di quella della moglie, perché non mette a rischio l’ordine della famiglia ed anche la credibilità del marito, nei confronti delle persone del suo gruppo, che possono accusarlo di non essere capace di tenere a freno la propria moglie.

Nella cultura islamica i rapporti fra uomini e donne vengono molto limitati, per questo ed anche altri tabù, tanto che, dovendo cercare in qualche modo di soddisfare gli istinti sessuali, sembra che i musulmani preferiscano infrangere il tabù dei rapporti omosessuali, cui attribuiscono un minor valore. La frequentazione forzata di soli individui del proprio sesso del resto porta ad una abbastanza comune violazione di questo tabù, anche in situazioni diverse dalla segregazione sessuale islamica: se ne parla anche da noi, fra i carcerati, i militari, i marinai, solo per fare qualche esempio. Per concludere questa passeggiata fra i tabù culturali ed i condizionamenti che essi ci creano, non possiamo che ricordare quello della morte: il tabù per eccellenza, l’argomento di cui veramente nessuno parla volentieri e di cui tutti hanno paura.

Gli americani, per negarne l’esistenza, sono arrivati perfino ad inventare imprese di pompe funebri specializzate nella presentazione del defunto in pose della vita quotidiana, magari mentre legge il giornale o indossa gli occhiali da sole... Insomma, stiamo per arrivare su Marte, abbiamo vinto le belve feroci, sconfitto le severi leggi della natura, le malattie, le carestie, ma per favore… Non parliamo di certi argomenti, ok?

Giuliana Proietti
Il pensiero positivo,
Brossura-Xenia, 2001

pubblicità

torna indietro

segnala a un amico

inzio pagina

Pagina aggiornata al 19/04/2007

copyright © duepiu.net 2000-2017, tutti i diritti riservati