Incesto,
adulterio, condizionamenti personali:
i tabù
ci proteggono.
Quali
sono i tabù più diffusi?
Anche
la società in cui viviamo, che certo non potrebbe
mai essere definita come ‘primitiva’, conserva
gelosamente e tramanda, di generazione in
generazione, una serie di ta-pu,
come
i polinesiani definivano tutto quello che era sacro
nella loro cultura e dunque inibito.
Dei
tabù ancor oggi non si parla in pubblico e se ne
allontana con fastidio perfino il pensiero, che da
solo evoca disagio, fastidio e paura. Dati gli
effetti che producono, da sempre ed in tutte le
società i tabù
sono stati usati
per farne dei potentissimi regolatori sociali e
specialmente per proibire, senza bisogno di molte
leggi e minacce, quei desideri umani troppo potenti
da tenere a freno, ma troppo pericolosi per la
tranquillità del vivere sociale.
Si
pensi ad esempio al caso
dell’incesto, cioè all’unione
sessuale fra consanguinei e, per estensione, fra
persone appartenenti allo stesso gruppo familiare.
Il comportamento ‘non puro’ o ‘in castum’,
espressione latina da cui appunto deriva la parola
‘incesto’, è un comportamento che, se attuato,
mette in serio pericolo sia l’ordine familiare che
l’ordine sociale e rappresenta una minaccia anche
alla salute pubblica, a causa del problema dell’endogamia,
ovvero della mescolanza di cromosomi simili, che
causano malformazioni fisiche o problemi psichici
alla discendenza.
Ma
il tabù dipende dalle società, dalle epoche e
dalle culture.
Fra
gli antichi Egizi,
ad esempio, l’incesto
era consueto nelle famiglie reali e perfino favorito,
per non disperdere la purezza cromosomica dei
Faraoni ‘Figli del Sole’. Probabilmente il più
importante caso di complessità incestuosa
raccontato dalla storia è quello relativo a
Cleopatra, sposata inizialmente a Tolomeo, del
quale, oltre che moglie, era anche sorella e
nipote…Un bell’intreccio, che certo non sarebbe
stato ‘normale’ se Cleopatra avesse avuto umili
origini. Nella società dell’antica Roma
l’incesto era fortemente perseguito ed il diritto
romano prevedeva pene severissime, specie per le
unioni fra ascendenti e discendenti, (genitori e
figli), che potevano per i loro rapporti subire la
condanna capitale, buttati giù da una rupe.
Tornando
ai nostri giorni,
le
statistiche ci informano che, quando il tabù
dell’incesto viene violato, in buona parte dei
casi l’atto viene compiuto sotto l’effetto
dell’alcool, che limita fortemente la
consapevolezza delle persone e allenta i loro freni
inibitori, rendendo urgente e inevitabile la
soddisfazione pulsionale del bisogno, anche
attraverso la violenza.
Una
ricerca
americana (Phelan P., 1995), che ha preso in
esame un campione di quaranta padri incestuosi, ha
mostrato come sia possibile arrivare all’incesto,
anche senza comportamenti violenti: nella
maggior parte dei casi il primo contatto sessuale è
iniziato senza troppi discorsi, partendo da
situazioni ed atteggiamenti legati alla quotidianità,
quali giocare a fare la lotta,
restare distesi e abbracciati sul letto,
eccetera. L’eccitazione sessuale raggiunta,
generalmente inconsueta in questo tipo di
comportamenti fra padri e figli, ha spinto uno o
entrambi i soggetti, verso il desiderio di
gratificazione sessuale. In questa ricerca, solo due
padri su quaranta hanno parlato di innamoramento.
Naturalmente
il personaggio adulto che commette incesto o
violenza sessuale nei confronti di familiari non è
sempre un uomo, può essere anche una donna, ma
questo accade in casi ben più rari e spesso in
presenza di problemi psichici.
Un
altro
tabù legato alla sessualità è quello
relativo ai rapporti sessuali dei genitori:
nessun figlio ama pensare a questa scena, che Freud
definiva non a caso ‘primaria’ relativamente
all’instaurarsi della nevrosi: chi
ha avuto la sfortuna di aver visto o sentito ‘troppo’,
ne rimane fortemente turbato, spesso per tutta la
vita.
Anche questo tabù ha una sua valenza
pratica: quella di creare un’area inviolabile, che
riguarda l’intimità dei genitori e che comprende
sia l’attività sessuale che i loro discorsi, le
loro decisioni, per il bene e la sicurezza della
famiglia, al di là dei voleri e delle istanze dei
figli.
Non
meno tabù hanno i genitori nei confronti della
sessualità dei propri figli:
per scacciare questo pensiero continuano a
considerarli dei bambini anche quando hanno ormai
raggiunto un pieno sviluppo sessuale ed impongono
loro tradizioni e pregiudizi che relegano
l’attività sessuale nel campo del piacere ‘proibito’,
inteso solo come soddisfazione materiale, di matrice
egoistica. Fino a non molti decenni or sono, ai
bambini veniva imposto l’obbligo di fare il bagno
in mutande, di non toccarsi i genitali, mentre le
scuole prevedevano classi e addirittura ingressi
separati per maschi e femmine.
Sul
tabù della sessualità infantile ne aveva capito
qualcosa Freud,
attraverso l’iniziale, totale ostracismo dei
colleghi per i suoi primi concetti di psicoanalisi,
che per la prima volta osavano portare l’argomento
tabù nella comunità scientifica. Oltre tutto Freud
era anche personalmente penalizzato dal fatto di
essere ebreo, cultura e religione che nella Vienna
di fine secolo (ma forse anche oggi?) erano a loro
volta un tabù. Solo i rapporti di frequentazione
personale e di collaborazione lavorativa instaurati
con un non ebreo, Carl Gustav Jung, gli permisero di
ottenere finalmente credibilità nel mondo
accademico e di dedicarsi, grazie all’influenza
dell’amico e collega, anche allo studio di
argomenti antropologici e sociologici, fra cui i tabù
delle popolazioni primitive.
Da questi studi fu tratto il saggio Totem
e tabù, pubblicato nel 1913, in cui Freud
sosteneva che esistono conflitti e tabù comuni a
tutta l'umanità, in qualunque forma di società.
Un
altro tabù
che è rimasto nella nostra società, ma che si va
spegnendo lentamente, è quello dell’adulterio,
ormai
non più considerato un reato nemmeno dal codice,
dopo la riforma del 1968, mentre il Codice Rocco,
del 1930,
stabiliva
per gli adultéri una pena fino ad un anno di
carcere e fino a due anni in caso di relazione
abituale.
Commettere adulterio significa violare l’obbligo
della fedeltà coniugale. In un sistema sociale
organizzato come il nostro, dove la famiglia è il
nucleo centrale dell’organizzazione dello Stato,
la fedeltà implicava sicurezza, stabilità, ordine.
Per questo probabilmente nel tempo si è sviluppato
questo tabù culturale, che pretendeva la fedeltà
come sinonimo di esclusività sessuale. Oggi
pensare alla fedeltà
fa venire piuttosto in mente concetti
di lealtà, di devozione, di impegno, estensibili
non solo all’area sessuale, ma a tutti gli aspetti
della vita familiare.
Anche
ai nostri giorni tuttavia sopravvivono, in culture
diverse dalla nostra, condizioni che vedono
nell’adulterio una grave forma di reato verso la
società ed un peccato verso Dio. Ad esempio molte
religioni hanno imposto alle donne l’uso del velo
o il taglio dei capelli, per evitare che inducessero
gli uomini verso l’adulterio. La relazione
extraconiugale dell’uomo insomma, viene
giustificata in quanto ‘provocata’ dalla donna
ed è comunque meno grave di quella della moglie,
perché non mette a rischio l’ordine della
famiglia ed anche la credibilità del marito, nei
confronti delle persone del suo gruppo, che possono
accusarlo di non essere capace di tenere a freno la
propria moglie.
Nella
cultura islamica i rapporti fra uomini e donne
vengono molto limitati, per questo ed anche altri
tabù, tanto che, dovendo cercare in qualche modo di
soddisfare gli istinti sessuali, sembra che i
musulmani preferiscano infrangere il tabù dei
rapporti omosessuali, cui attribuiscono un minor
valore.
La frequentazione forzata di soli individui del
proprio sesso del resto porta ad una abbastanza
comune violazione di questo tabù, anche in
situazioni diverse dalla segregazione sessuale
islamica: se ne parla anche da noi, fra i carcerati,
i militari, i marinai, solo per fare qualche
esempio. Per concludere questa passeggiata fra i tabù
culturali ed i condizionamenti che essi ci creano,
non possiamo che ricordare quello della morte:
il tabù per eccellenza, l’argomento di cui
veramente nessuno parla volentieri e di cui tutti
hanno paura.
Gli
americani, per negarne l’esistenza, sono arrivati
perfino ad inventare imprese di pompe funebri
specializzate nella presentazione del defunto in
pose della vita quotidiana, magari mentre legge il
giornale o indossa gli occhiali da sole... Insomma,
stiamo per arrivare su Marte, abbiamo vinto le belve
feroci, sconfitto le severi leggi della natura, le
malattie, le carestie, ma per favore… Non parliamo
di certi argomenti, ok?