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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

Normalità, devianza, perversione

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Normalità, devianza, perversione

Non appena si crea un gruppo di persone, anche piccolo, la prima cosa che si fa per assicurarne la durata e la coesione, è quella di stabilire delle norme di comportamento, che a priori dispongano ciò che, per quel gruppo, è ‘giusto’ e quello che è ‘sbagliato’. Alcune norme sono scritte ed anche imposte dalle leggi e dai regolamenti, altre invece si acquisiscono per consuetudine e vengono tramandate per tradizione.

Chi trasgredisce
Chi trasgredisce le norme del
suo gruppo è un ‘deviante’. Verrebbe da chiedersi perché lo fa, perché decide di porsi al di fuori del gruppo, perché, compiendo una determinata azione, accetta di mettersi ‘contro tutti’. Per molti la devianza è una risposta comportamentale a dei problemi, psichici o materiali, per altri è una deliberata scelta di mancare di rispetto alle norme: a seconda delle diverse convinzioni, si aiuterà o curerà il deviante attraverso metodi riabilitativi, oppure lo si punirà in modo esemplare. 

Il problema non è di semplice soluzione, perché dobbiamo pensare che la nostra società è, purtroppo o per fortuna, composta non da un solo grande gruppo, che impone le regole e stabilisce sanzioni valide per tutti, ma da tanti, tantissimi gruppi, ognuno con le sue regole ed ognuno con i suoi tabù.

Prendiamo ad esempio le regole familiari: per un musulmano è normale avere svariate mogli e concubine e pertanto non si sente minimamente in colpa se una notte dorme con una donna e la notte successiva con un’altra e nessuno del suo gruppo potrebbe giudicarlo male per questo. Un cristiano invece, regolarmente sposato con una sola donna, se per caso si imbatte in una relazione extraconiugale dovrà fare di tutto per tenerla segreta, a sua moglie, alla sua famiglia, ai suoi colleghi di lavoro, per non essere messo all’indice come cattivo marito, cattivo padre e, come ci insegna l’America degli ultimi anni… Perfino come cattivo Presidente!

Va inoltre osservata la variazione di giudizio che si ha nel tempo: oggi per esempio i bambini vengono considerati e rispettati, a tutti gli effetti, come delle autentiche ‘persone’, anche se ancora in fase di crescita e di maturazione, ma non dobbiamo dimenticare che nell’antichità i bambini deformi e la maggior parte delle femmine venivano uccisi alla nascita; nell’antica e civilissima Grecia erano allontanati, ancora piccoli, dalla loro casa e dalla loro mamma, per ‘dar loro un’educazione’; per non parlare di quanto accadeva e purtroppo ancora accade con il lavoro minorile, nelle fabbriche come nelle campagne. La stessa pedofilia, oggi alla ribalta della cronaca nera, vissuta come problema numero uno per la sicurezza e la salute dei nostri bambini, nella Grecia classica e nell’antica Roma era vista nei circoli intellettuali dell’élite come la forma di amore più alta e più pura; nessuno scandalo ad esempio quando l’Imperatore Adriano, dopo la morte prematura del suo giovane amante Antinoo, fece erigere in tutto l’impero statue che lo raffiguravano…

Cos’è la perversione?
Nel campo della sessualità è difficile dire cosa sia effettivamente una perversione
e, se proprio vogliamo stabilire dei limiti, dobbiamo affidarci più alle considerazioni etiche e culturali che a quelle scientifiche. Infatti, se accettiamo che il fine ultimo della sessualità sia la procreazione, è chiaro che tutti gli atti sessuali non procreativi devono essere considerati ‘devianti’ o addirittura ‘perversi’, in quanto rispondono a un desiderio sessuale che non segue l’ordine naturale delle cose e che improvvisamente sbaglia strada, si perde; se invece il fine cui deve tendere la sessualità è il piacere reciproco, notiamo che il numero delle così dette ‘perversioni’ si riduce notevolmente.

Detto questo, potremmo azzardare una definizione conclusiva stabilendo che un atto sessuale possa considerarsi ‘perverso’ se è compiuto per il piacere dell’uno contro la volontà di un altro, in un rapporto sessuale che non è un ‘incontro’ con l'altro, ma uno scontro, una sopraffazione, allo scopo di raggiungere il proprio piacere: la mancata consapevolezza di ciò, la perdita del senso della realtà, l’ossessione, la ritualità dell’atto, determinano la patologia. Si tratta di una concezione davvero moderna, se si pensa che fino a qualche decennio fa ‘patologico’ era considerato perfino il rapporto omosessuale, anche se compiuto da persone maggiorenni e consenzienti.

Tutto questo valeva non solo per la morale, ma addirittura anche per la scienza psichiatrica, che codificava l’omosessualità nel DSM, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, fra le perversioni, insieme all’esibizionismo (piacere di mostrare i genitali ad un estraneo), al feticismo (il piacere viene raggiunto attraverso l’uso di oggetti o capi di vestiario, sia nella masturbazione che nel rapporto sessuale con un partner), il frotteurismo (lo strofinarsi o il toccare le zone sessuali di un estraneo in una zona affollata), la pedofilia (interesse sessuale su bambini prepuberi), il sado-masochismo (rapporti sessuali con partners più o meno consenzienti, che consistono nel ricevere o infliggere umiliazioni o sofferenze), il voyeurismo (piacere di guardare altre persone che sono nude o impegnate in attività sessuali con altri partners).

Oggi, in campo piscologico, si preferisce evitare di parlare di perversioni, proprio per evitare di giudicare ‘patologie’ quei comportamenti devianti dalla norma che potrebbero piuttosto interessare gli esperti di costume, i criminologi o i religiosi : al loro posto si usa il termine ‘parafilia’, più neutro e implicante, mediante la radice ‘filia’, un’attrazione particolare, quasi un amore, deviante si dalla ‘normalità’ e dunque trasgressivo,  ma non necessariamente, o non sempre, malefico.

Pensiamo ad esempio a un fenomeno sessuale degli ultimi anni: lo scambismo (promiscuità sessuale organizzata tra coppie non occasionali). Scambiarsi le mogli, scambiarsi i mariti solo per una sera: è normale, trasgressivo, stravagante, deviante, perverso o semplicemente piacevole e divertente?

Gli esseri umani sono originali, fantasiosi e creativi ed è dunque impossibile stabilire delle norme che determinino, in modo condiviso, dove finisca il ‘bene’ e dove cominci il ‘male’: il rapporto sessuale non è un comportamento standardizzato, schematico e conformista. Chi vive un rapporto non occasionale con il proprio partner non si accontenta in eterno della scena classica dell’amore; chiede si attenzione ed affetto, ma anche abilità erotica, fantasia, capacità di dare e ricevere emozioni; tutto questo mentre la routine della vita quotidiana, la fatica e le responsabilità del lavoro operano sottilmente per togliere alle persone tutti i loro sogni e bisogni, causando il tanto diffuso ‘calo del desiderio’.

Tornando al discorso iniziale è dunque giusto che i comportamenti sessuali siano e restino un fatto privato, di interesse esclusivo della coppia, che dovrà stabilire le sue norme e le sue sanzioni, cucendole addosso alla personalità e ai desideri dei due partners e alla qualità della relazione che li lega. Se il rapporto d’amore è consenziente, libero e piacevole per entrambi i partner, la vera perversione può consistere nel voler a tutti i costi codificare delle regole valide per tutti (tranne che per chi le stabilisce, come spesso, in questi casi, accade…)

Giuliana Proietti
Il pensiero positivo,
Brossura-Xenia, 2001

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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