Il
sentimento di appartenenza all’uno o all’altro
sesso inizia a formarsi con la nascita, incontra i
suoi momenti più significativi durante gli anni
dell’infanzia e continua per tutta l’esistenza
dell’individuo…
L’identità
maschile e femminile si sviluppa per spinte
biologiche e condizionamenti sociali: la
mascolinità e la femminilità non è solo
questione di sessi diversi ma anche di ruoli, di
cultura, di costumi che cambiano nel tempo. Anche
oggi sono identificabili nuovi profili
dell’essere uomo e dell’ essere donna.
Esiste
un modello maschile e un modello femminile al
quale si attribuiscono determinate caratteristiche
che si misurano sulle differenze tra l’uno e
l’altro:
più ci identifichiamo con quel modello più siamo
tranquilli sulla nostra identità di genere e
di conseguenza lo sono le persone che si
relazionano con noi.
Nella
realtà però, uomini e donne che siamo, in genere
non riusciamo a riconoscerci completamente in
questi modelli ideali perché se è vero che
nasciamo diversi nel sesso biologico, siamo
tutti psicologicamente ambisessuali e, quando
scegliamo la nostra identità, siamo costretti a
rimuovere la parte che appartiene all’altro
sesso che è in noi ma che continua a vivere nel
nostro inconscio cercando uno spazio per
manifestarsi.
In
questa cornice quindi va iscritta la bisessualità:
nel dare la possibilità di manifestarsi
eroticamente sia alla parte maschile che femminile
presente in ognuno di noi.
Il sentirsi sessualmente attratti verso
persone di entrambi i sessi è una percezione
molto individuale che può variare nel tempo: la
bisessualità può essere limitata ad un periodo
della vita oppure durare per sempre.
Gli
studi sulla bisessualità sono veramente
pochi, nella mentalità comune esiste la
convinzione che il bisessuale sia un essere
ambiguo, mezzo uomo e mezzo donna, nella realtà
sembra invece che sia felice di esserlo e che non
esista un unico modello ma diversi gradi e
sfumature di comportamento, ad esempio, una
persona bisex non ha la tendenza ad avere due
relazioni contemporaneamente, ma una alla volta
oppure è possibile che l’attrazione non venga
agita ma si scelga di essere sessualmente attivi
con un solo partner ed avere una relazione
monogama a lungo termine. Può
anche essere uno stadio che alcune persone
sperimentano come parte di un cammino di presa di
coscienza della loro omosessualità
o, viceversa, che ci identifichi come bisessuali
dopo un periodo di rapporti omosessuali.
Sulle
cause della bisessualità esistono solo delle
ipotesi, la più attendibile è che in una
minoranza di individui rimanga un orientamento
sessuale” aperto” senza che questo sia sintomo
di problemi psicologici particolari.
Un’altra cosa è la bisessualità non
accettata e non dichiarata che nasconde un rifiuto
profondo nei confronti dell'altro sesso;
sono situazioni nelle quali la persona vive una
scelta apparentemente eterosessuale, in realtà
forzata e quindi carica di aggressività. Questa
aggressività viene rivolta, a fasi alterne, sul
partner di turno, in modo scientifico e
inesorabile. Nel rapporto infatti non viene
giocata la componente maschile o femminile come un
elemento che arricchisce l'esperienza della
sessualità o la capacità di aumentare la
comprensione dei desideri dell'altro, l'altro
anzi, viene punito perché si aspetta da noi
quello che in realtà non si vuole essere e non si
vuole dare. Alla base c'è un conflitto
irrisolto che riguarda l'identità,
conflitto negato, come negata è la sofferenza che
si vive e che si infligge all'altro il quale, più
o meno consapevolmente, diventa complice della
situazione.
Negli
ultimi anni è aumentata
l’ostentazione della bisessualità contribuendo
a dare l’impressione che questo comportamento
“trasgressivo”, come si usa dire, sia in
aumento, anche per imitazione, ma ricordiamoci che
l’orientamento
sessuale non è qualcosa che si può cambiare
secondo le mode perché fa parte della
struttura di base della nostra personalità.