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Il desiderio femminile

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Il desiderio femminile

Sono molte le variabili psicologiche in gioco nel desiderio di un individuo - e nell’espressione di questo desiderio. Le sue convinzioni e i suoi valori, ma anche l’educazione ricevuta, le esperienze precedenti e le sue emozioni contribuiscono in proporzione non irrilevante a orientare la sua motivazione sessuale.

L’osservazione e la ricerca riguardo alle differenze tra i sessi consentono di dire che il desiderio maschile si articolerebbe soprattutto intorno alla genitalità, all’affermazione di sé e della potenza sessuale, mentre il desiderio femminile sarebbe maggiormente composto di attrazione (essere desiderata), e sarebbe in genere meno genitale e più sfumato in quanto si articola intorno alla qualità della relazione affettiva.

Tuttavia alcuni ricercatori hanno contestato questa interpretazione della femminilità che ridurrebbe spesso il desiderio sessuale delle donne alla passività e al fatto di porsi come oggetto di desiderio. Alcuni, come Horney, ritengono che le donne si siano adattate alle aspettative e ai desideri maschili, e siano poi restate intrappolate nell’idea che questo adattamento costituisse invece la loro vera natura: piacere, affascinare, aspettare, essere conquistate, ricevere, prendere dentro di sé, dare, adattarsi, simulare…

Altri studiosi ritengono che l’aggressività non sia una caratteristica maschile, e che essa sia presente anche nelle donne - per quanto repressa – al pari della passività nell’uomo. Il problema nascerebbe allora dal disagio, e dalle conseguenti difese attuate contro questo malessere, che entrambi i sessi provano nell’assumere come proprie caratteristiche che non sono valorizzate dal proprio sesso.

Se si riconosce invece la bellezza e la ricchezza della differenza sessuale, allora la depolarizzazione dei ruoli maschile e femminile consentiranno a uomini e donne di capirsi meglio, e poi di attribuire valore alla differenze che esistono tra di loro seguendo le proprie preferenze, piuttosto che in funzione di ciò che è richiesto a un sesso piuttosto che all’altro.

Si potrebbe così beneficiare della natura autentica di ciascun sesso, e di ciascuna individualità nella sua verità più piena.

Infatti, quando l’identità sessuale dell’individuo è ben radicata in lui, cioè quando un uomo, per esempio, ha la certezza di essere maschio e si trova a proprio agio in questa identità maschile, l’individuo può aprirsi senza barriere all’altro sesso perché il diverso da sé  non costituisce più una minaccia, ma al contrario un essere umano a cui accompagnarsi per una realizzazione più piena di se stessi.

Quando il desiderio si esprime in funzione di un quadro interno di riferimento – cioè rispetto al proprio giudizio e ai propri criteri, alle proprie esperienze e alla propria soggettività – esso sarà molto più intenso e completo rispetto all’espressione di un desiderio condizionato da un quadro esterno all’individuo che lo prova – rispetto cioè agli stereotipi, le aspettative degli altri, le generalizzazioni, e così via.

Alle donne spetta quindi il compito di re-interpretare la loro visione del desiderio femminile partendo proprio da ciò che esse sono davvero, da ciò che desiderano essere e tenendo conto del loro punto di vista attuale. Nancy Friday sostiene che se il desiderio e la sessualità delle donne sono così impregnati di sensi di colpa, ciò è dovuto al fatto che “essere sessuali” è una componente che si oppone in modo talvolta radicale a tutto ciò che è socialmente valorizzato dalla femminilità.

Alle donne si chiederebbe soprattutto di essere eccitanti o “oggetti sessuali”, piuttosto che essere esse stesse portatrici di voglie e desideri; in questo modo le donne reprimerebbero desideri e aggressività tendendo ad adattarsi e conformarsi ai criteri spesso passivi imposti dalla femminilità. Troppo spesso investite del ruolo di “oggetti del desiderio”, le donne finirebbero in una posizione di eterna attesa, e nel ruolo che qualcuno ha definito “donna-stimolo”.

In effetti, contrariamente alla posizione di oggetto, il fatto di essere soggetto del proprio desiderio è una condizione essenziale alla costruzione del desiderio sessuale. Non si può infatti provare autentico desiderio senza esserne in primo luogo soggetto, e per risvegliare il desiderio dell’altro, bisogna prima avvertirlo in sé per trarne la vitalità necessaria a rivolgersi all’altro e bramare il suo desiderio. Allora, essere soggetto del desiderio significherebbe provare il bisogno psicologico profondo di essere riconosciuti come desiderabili, e porsi come soggetto desiderante rimanderebbe all’azione, all’affermazione di sé, e si tradurrebbe nel fatto di andare verso l’altro nel tentativo di conquistarlo, attirarlo o possederlo.

Nell’altro noi cerchiamo in genere ciò che ci manca, che ci sembra attraente o semplicemente diverso, e uomini e donne provano entrambi il bisogno vitale di mantere una tensione psichica tra l’affermazione di sé e il bisogno di essere riconisciuti dall’altro. Solo questo equilibrio consentirebbe tanto agli uomini quanto alle donne uno sviluppo completo del proprio desiderio sessuale, essendo ciascuno a turno colui che si afferma nel proprio desiderio, che va in direzione dell’altro, che prende ed è attivo – essendo allo stesso tempo colui che si sforza di piacere, che si lascia desiderare e prendere, e che assapora senza remore la propria riconoscenza.

Valorizzare gli aspetti sessuali e primitivi delle donne può senza dubbio contribuire ad ampliare i criteri della femminilità e della sessualità femminili in funzione di un proprio quadro di riferimento, permettendo loro di affermarsi come soggetti desideranti e come soggetti del desiderio, favorendo in tal modo la pienezza del desiderio femminile, e alimentandone la stabilità.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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