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La saga del pene

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La saga del pene

Controverso, ambito e demonizzato, il falloallungamento è l’argomento del giorno. Conversazione a cuore aperto con Alessandro Littara.

E’ vero che l’ossessione per le misure del pene è un problema creato dalla società dell’immagine?
No, non è vero. Questa preoccupazione ha accompagnato l’uomo per tutta la sua storia e in tutti i continenti, anche se con motivazioni e finalità diverse. Per esempio i Sadhus indiani e alcune popolazioni peruviane usavano dei pesi per allungare il pene finendo per renderlo inutilizzabile perché non intervenivano sul fallo per migliorarne la funzionalità, ma solo l’estetica. Al contrario, i Dayaks del Borneo si mutilavano infilandosi aghi nel glande e lasciandoli in posizione fino a quando non si formava una cavità nella quale inserivano dei bastoncini per stimolare sessualmente la partner; gli uomini più “decorati” erano considerati i migliori amanti, e perciò erano i prediletti dalle donne. Nel 1500 i Topinama del Brasile si allargavano il pene facendolo mordere da serpenti velenosi. Stavano male per sei mesi ma alla fine del trattamento il loro organo era diventato enorme. Ancora più indietro nel tempo, non dimentichiamo che il Kama Sutra incoraggiava l’uso di speciali strumenti per aumentare lunghezza e diametro del pene e adattarlo meglio alla Yoni della partner. E stiamo parlando solo dei dettagli che ricordo in questo momento, naturalmente la casistica è molto più ampia.

Che cosa spinge gli uomini a rivolgersi al chirurgo andrologico, e che cosa vogliono ottenere?
Ovviamente le motivazioni variano da persona a persona, ma stando alla letteratura scientifica sull’argomento e alla mia esperienza personale, direi che la molla scatta quando nasce un problema con la propria immagine corporea, che finisce quasi sempre per intaccare l’autostima. Uno studio molto interessante di Roos conferma che il 79% dei pazienti che si rivolgono a un chirurgo per il falloallungamento lo fa in funzione di “problemi con la propria immagine”, il 14% perché spera di migliorare la funzionalità del pene, e solo l’1% perché deve rettificare una malformazione provocata da un trauma, da una malattia, o da un altro intervento chirurgico. Nel suo studio Roos scrive che “l’importanza psicologica dell’allungamento del pene è sottolineata dal fatto che l’operazione non migliora la funzione sessuale o la performance”, fatto sul quale sono sempre stato chiarissimo e che tengo a ripetere. Il paziente operato beneficerà di un miglioramento morfologico, ma la funzionalità del suo pene, l’intensità del suo desiderio, i suoi tempi di eiaculazione, in una parola, le sue prestazioni sessuali non cambieranno. Cambierà invece, e di parecchio, la sua attitudine psicologica al sesso e alle relazioni, perché avendo una migliore immagine di sé si sentirà più sicuro, con inevitabili benefici sia su questo, sia su altri piani della vita quotidiana.

Insomma, le dimensioni del pene “contano” oppure no?
La percezione di un fenomeno conta almeno quanto il fenomeno in sé, perché qui parliamo di emozioni, e le emozioni sono sempre soggettive. Anche se a molti quella sulla dimensione del pene può sembrare una preoccupazione frivola o addirittura insensata le ricordo le parole di Roos, che scrive che “alcuni uomini possono perfino tentare il suicidio perché ritengono che il loro pene sia sottodimensionato, che lo sia veramente oppure no”. Di fatto, la preoccupazione per le dimensioni del pene è un fenomeno comune praticamente a tutti gli uomini: alcuni riescono ad accettarsi e altri no, e tra questi alcuni soffriranno in solitudine o andranno dallo psicologo, ma ce ne saranno sempre altri ancora che decidono di agire direttamente sulla causa visibile del loro disagio, su quella che loro identificano come tale. Del resto i sessuologi le potranno confermare che ci sono uomini, e garantisco che non sono pochi, che si astengono da qualsiasi contatto sessuale perché si vergognano, impoverendo la propria vita in maniera insopportabile. A persone come queste è impossibile andare a raccontare che “le dimensioni non contano”, non foss’altro che perché ne conta almeno una: quella impressionante della loro sofferenza.

Perché il rapporto maschile con il pene è così complesso?
Rimando volentieri alle parole di un autore che amo molto, e che scrive che un uomo può tenere in mano la propria virilità, ma in realtà, chi sta veramente tenendo chi? Il pene è davvero il meglio dell’uomo, o è il suo demone? Di tutti gli organi del corpo solo il pene costringe un uomo ad affrontare le sue contraddizioni: il pene è insistente ma riluttante, è uno strumento di creazione ma anche di distruzione, è una parte del corpo che però talvolta sembra non farne più parte. E’ questo l’enigma del pene, l’eroe della storia di ogni maschio ma anche il suo tiranno. Il pene è molto più di una parte anatomica, è un’idea, è la misura concettuale ma anche carnale del posto di un uomo nel mondo. Insomma, che gli uomini abbiano un pene è un fatto scientifico, ma cosa pensano, cosa sentono e cosa fanno del loro pene è proprio tutta un’altra storia. Deificato dalle culture pagane, demonizzato da quella cristiana e secolarizzato dai naturalisti, il pene è stato misurato dagli scienziati, psicoanalizzato da Freud, politicizzato dal femminismo, sfruttato dal mercato e medicalizzato dall’industria farmaceutica, ma la sua storia, anzi la storia della relazione dell’uomo con il suo pene, è ancora tutta da raccontare.

Il falloallungamento è un’operazione che migliora le relazioni, o è piuttosto al servizio di quella virilità autoriferita e compiaciuta che dei rapporti non sa che farsene?
Già nel 1994, quando si era poco oltre gli esordi di questa tecnica chirurgica, uno studio sui primi pazienti concludeva che “la maggior parte degli eterosessuali confessa che le proprie ansie e le proprie paure riguardo alla dimensione del pene non derivano dalle reazioni delle donne durante il rapporto, ma dal comportamento denigratorio degli altri maschi”. Un’indagine condotta nel luglio del 2002 dall’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia si è conclusa presentando dati inequivocabili. Delle centinaia di richieste di intervento che ogni anno arrivano ai centri andrologici, solo il 20% riguarda uomini con un organo sessuale veramente piccolo*, mentre l’80% riguarda richieste di modifiche per motivi estetici oppure per presunte inadeguatezze dimensionali. Tenga presente che sui 1072 uomini del campione, 1 su 3 non è soddisfatto delle proprie dimensioni rispetto agli altri uomini, ma solo 1 su 5 prova imbarazzo rispetto a una donna. In altre parole, le dimensioni del pene non riguardano solo il rapporto di coppia, ma investono tutte le relazioni in senso ampio. Cito a memoria: “ora che corrispondo al mio ideale, finalmente sono me stessa”. Sono le parole di un personaggio di Almodovar che si è rifatto gli occhi, il naso, la bocca, il seno… L’artificio è il contrario dell’autenticità? Non necessariamente, quando si parla di emozioni. Un corpo che non corrisponde all’idea che si ha di sé è traditore, e perciò è inautentico anche se è naturale. La dissonanza tra il proprio aspetto e ciò che si ritiene di essere o si vorrebbe essere induce un comportamento falso perché impedisce di esprimere la propria essenza, che resta ostaggio di uno o più tratti somatici condizionanti. In questo senso io penso che naturale nel - cioè “non modificato dalla chirurgia” - non sia sinonimo di autentico e di sincero, o almeno non per forza. Quanto poi siano profondi e sinceri i rapporti di coppia del nostro tempo non spetta a me dirlo perché ciascuno li vive in funzione della propria sensibilità e della propria capacità di amare; ma così come il falloallungamento non fa di un nano un gigante perché tutto dipende dalla qualità individuale del legamento sospensore, allo stesso modo un aspetto migliore rende più liberi nei rapporti ma alla fine ciascuno esprimerà sempre e solo ciò che è profondamente, e nient’altro che quello. Non dimentichiamo che nelle relazioni la sensibilità e la capacità di amare non portano lontano se non si accompagnano a un sano amore per se stessi. La chirurgia estetica – tutta la chirurgia estetica - non può creare dal nulla quello non c’è, ma può senz’altro creare un terreno migliore perché l’autostima fiorisca e i rapporti con gli altri siano più liberi e meno tesi, quindi più autentici.

Esistono valide alternative all’allungamento chirurgico?
Esistono metodi fisici non chirurgici in forma di pesi, di allungatori o di pompe, ma i risultati di tutti questi strumenti - per non parlare delle creme, delle pastiglie e delle pozioni miracolose - non sono mai stati dimostrati scientificamente né per efficacia, e ancora più grave, neppure per innocuità. Tuttavia l’efficacia dello stiramento prolungato del pene sembra dimostrata almeno empiricamente perché gli Africani hanno usato questo genere di tecniche con un certo successo, anche se i risultati sono lunghi da ottenere e richiedono una costanza formidabile. Del resto, si pensi quanti uomini sovrappeso riguadagnerebbero centimetri preziosi se solo dimagrissero, e invece non ci riescono…

* inferiore a 7 centimetri quando è in erezione

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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