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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

Il consenso pornografico

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Il consenso pornografico

Nel best-seller Come far l'amore in modo sensazionale Susan Bakos spiega agli uomini le più efficaci combinazioni per masturbarsi: singolo lento, singolo veloce, lento a due mani, veloce a due mani, mani a coppetta, dito, polso a pompa, schiaffetto, percussione, a mano aperta, sfregamento e  simulatore di vagina… e dove la parola non basta interviene un dettagliato disegno.

Nella nostra cultura promiscua nessuno ha più scuse per non avere la vita sessuale soddisfacente che si merita, perché anche questo è un aspetto della democrazia. Il silenzioso assenso che ciascuno di noi dà a questa nuova atmosfera di travolgente libertà è quello che Xavier Deleu chiama il consenso pornografico, cioè “quella vibrazione che anima la società occidentale intorno alla rappresentazione massiccia, sistematica e consensuale delle cose del sesso”. Piccolo viaggio intorno alle origini e al futuro di un’ossessione collettiva.

Le origini

“oggi l’orgasmo è un nuovo bene di consumo, e il suo
linguaggio è una copia di quello pubblicitario”
Jonathan Franzen, “Books in Bed”, in How to be Alone

Secondo Deleu, la prima fonte di produzione della nostra nuova economia libidica è la dinamica capitalista, perché “oggi l’erotismo è totalmente integrato alla logica dei rapporti mercantili, la sessualità è assimilata al consumo di massa, e il desiderio sessuale è diventato un prodotto”. Da un passato oscurantista e opprimente il capitalismo contemporaneo si riscatta recuperando il sesso e finalmente “non si cerca più di reprimere l’istinto sessuale del popolo e di confiscargli la sua parte di felicità carnale, ma si incoraggia la sua libido con mille tentazioni, invitandolo a liberare il corpo nel vasto mercato di libero scambio dell’amore a tariffa”, anche se così si finisce per confondere interessi dei trafficanti e modernità dei costumi perché “lo spazio pubblico è colonizzato dagli strateghi del desiderio”. La seconda grande fonte del nostro modo di elaborare la sessualità è “l’inflazione iconica senza precedenti che accompagna lo sviluppo economico. Le immagini sono le parole della nostra epoca, e il loro susseguirsi forma il pensiero collettivo. Ora, se l’immagine è emozione, l’emozione contemporanea è spesso di ordine sessuale”. Infine, la terza fonte del nostro nuovo rapporto con la sessualità è da ricercare nel post-modernismo, la nuova età democratica “dalla quale emerge il predominio dell’individuale sull’universale, della diversità sull’omogeneità, del permissivo sul coercitivo … l’immaginario sessuale post-moderno si iscrive nel clima sociale della trasparenza assoluta: si mostra tutto, si sovraespone tutto, si svela il segreto, il nascosto e il rimosso in una forma di iper-realismo assolutamente impudico”.

I nuovi modelli

nel 1999 gli introiti dell’industria americana della pornografia, che valeva allora 10 miliardi di dollari, hanno superato per la prima volta quelli di Hollywood


Questi tre elementi – capitalismo, post-modernismo e tirannia del visuale – sono oggi causa e principio della sensibilità dominante perché in nome di un imperativo di verità assolutamente trasparente – dalla glasnost all’i-Mac – come nelle trasmissioni televisive basate su outings e confessioni “la pornografia diventa pornografica perché è forzata e smisurata esattamente come i primi piani genitali dei film”. In questa contaminazione senza precedenti, il nuovo trattamento della sessualità procede a una diffusione capillare dei modelli del cinema porno: “la nuova economia delle nostre pratiche amorose è largamente condizionata dalle cassette porno: pluralità di partner, sodomia, ossessione fellatoria ed eiaculazioni esterne toccano un pubblico crescente e la dicono lunga sull’infusione rapida dei codici pornografici nel nostro immaginario amoroso”.

Strumenti di persuasione: la pubblicità

“La pubblicità è una carogna che ci sorride”
Olivero Toscani

Oggi si compra non per bisogno ma per farsi del bene, per gratificare quel corpo che non è più “il luogo del sospetto” nel quale l’aveva rinchiuso l’immaginario religioso ma quello della gioia di essere al mondo, e se la pubblicità è un’educazione estetica permanente e la sua funzione principale “si gioca nella risoluzione del conflitto tra piacere e colpa”, le rappresentazioni mercantili del sesso “provocano per contagio affettivo una sensibilità pornofila, e sono la trama di fondo del consenso pornografico”. Da una rivista all’altra, da un programma televisivo a un altro, i media plasmano l’immaginario amoroso spingendoci a sdradicare progressivamente i blocchi personali e i tabù, e fin quando ci saranno tabù, “la stampa titillante saprà come eccitarci”…

Strumenti di persuasione: i sondaggi

Dopo il rapporto Kinsey la statistica ha sostituito l’erotismo, e la sessualità “è diventata contabile, riducibile a una serie di percentuali”. Tutt’altro che anodino, “il ricorso abusivo alle statistiche maschera argomenti autoritari che fanno da paravento ai nostri pregiudizi e le nostre paure. Dietro la pretesa neutralità delle osservazioni mediche la normalizzazione dei comportamenti esercita la sua tirannia: non si giudica più il rapporto amoroso nella sua globalità, ma come una successione di atti codificati, penetrazione vaginale, anale, cunnilingus, ecc.”. Le nuove norme statistiche agiscono come guida per l’azione, sostenute dalle sanzioni sociali, e una valorizzazione esplicita o implicita ricompensa la conformità. Tuttavia, scrive Deleu, “a forza di oscenità si finisce per diserotizzare l’amore … il rigore informativo e distaccato scompare dietro la brutalità del militantismo pro-sesso, il pensiero libertino non è più sovversivo e si appiattisce sulla catechesi ordinaria delle edificanti letture adolescenziali” a furia di titoli che nelle riviste per quindicenni suonano più o meno così: instant sex: la guida all’amore veloce e segretofallo diventare un amante a cinque stelle… (che sarebbe quello che “ti strappa le calze, ti prende sul divano, sulla lavatrice, sulla moto, quello che a letto tiene su gli stivali, un vero wild boy”) ... e se per una volta cambiassimo canale? – ovviamente alludendo alla sodomia. Tutto sommato, secondo Deleu la nuova corrente è diseducativa in tutti i sensi, e la stampa “liberata” si guarda bene dall’avvicinare i sessi: “l’altro sesso è sempre uno sconosciuto e la maggior parte delle riviste per i ragazzi elabora un nuovo analfabetismo amoroso, quello di una generazione sovradocumentata in senso pornografico ma che vede sempre di più disgiungersi l’affettivo e il sessuale”

Hard, medium o soft?

“Non voglio essere sodomizzata, perché quelle che sodomizzano non le sposano”
Sex and the City

La sessualità è una forma di attività imitativa, e “il mimetismo è flagrante nei club privé – scrive una commediografa di settore tra le più quotate – la gente fa sesso come si fa nel porno, assumono posizioni assurde. Sono immersi nei fantasmi e vogliono riprodurre un’immagine che hanno già visto. È tristissimo”. Vedere, si pensa, è sapere. Ma che cosa si vede nei porno, e perché sono così infinitamente ripetitivi? A partire dagli anni ’90 la vendita di cassette VHS e il circuito di distribuzione sono colati a picco, un film di grande successo vende in media 500 copie e diventa vecchio nel giro di un mese. Con l’irruzione del cavo e del satellite le fiction pornografiche si consumano ormai in pay per view o su abbonamento. Le catene che appartengono a società la cui redditività è basata sul porno comprano le produzioni a cifre ridicole, anche molte volte inferiori rispetto a fiction non-porno che fanno molta meno audience, perché uno dei grandi problemi del porno è che non attira pubblicità. Perciò “l’economia precaria del settore limita l’ambizione artistica degli autori”, e come scrive uno di loro, “se ieri si cercava un soggetto, oggi non c’è proprio più storia. E siccome l’eccitazione non dura un’ora e mezzo si taglia il film in 6 o 7 sequenze indipendenti di 10-12 minuti ciascuna; un film erotico è un’atmosfera, è sensualità – il porno è sesso allo stato bruto”. Diversa è invece la problematica di un altro settore in rapido declino. I video amatoriali etero o gay non hanno pretese artistiche, e la loro indifferenza ai criteri dell’estetica, della raffinatezza, dell’inquadratura, dell’arredamento e delle luci testimonia della riappropriazione dell’arte porno da parte del popolo. Secondo Deleu questa è “la vendetta pittoresca delle grasse, delle brutte, dei rachitici, delle pance ... da questi video emanano una spontaneità e un’ingenuità tutta plebea che rompono con la messa in scena coreografata e millimetrata delle penetrazioni professionali, non è più iperrealismo, ma naturalismo formato video, anche se la maggior parte delle scene dei porno amatoriali tradisce una solida cultura della cinematografia porno professionale per la preoccupazione mimetica di moltiplicare le posizioni stravaganti”. Ma dopo dieci anni di euforia molti produttori amatoriali hanno chiuso bottega, e i piccoli film a € 1500 non trovano più distributori. I ricchi tempi dell’amatoriale sono finiti. C’è un futuro per i video porno? Sì, secondo il direttore della rivista specializzata Newlook, ma “in una misura intermedia tra l’hard e il soft. Vedremo apparire i film medium-core, che soddisfano il pubblico maschile e anche quello femminile”. Inoltre, “ il DVD non è solo un nuovo supporto, ma una tecnica grazie alla quale il film porno trova il suo compimento nell’estetica partecipativa dell’interattività”

Internet

Internet è il veicolo di una democratizzazione senza precedenti dell’erotismo perché l’informatica offre le condizioni tecniche della produzione domestica di pornografia – ciascuno a casa propria può, con mezzi rudimentali, filmare la propria vita, i propri glutei o quelli di sua moglie, e metterli online. “I siti personali sono come diari intimi o racconti autobiografici in cui ciascuno proietta la propria storia e consegna la sua memoria individuale agli altri, testimoniando di un bisogno diffuso di narratività di sé” attraverso la quale ciascuno “diventa figurante o attore della drammaturgia orgiastica planetaria”. Ma più che un mezzo di incontro con l’altro, secondo Deleu è quello dell’evitamento dell’altro, perché permette di soddisfare le pulsioni evitando l’incontro, la conquista, la seduzione e i loro ostacoli. “Il corpo reale e il suo vissuto fisiologico, soprattutto quello della donna, scompaiono. Qui non ci sono mestruazioni dolorose o indisposizioni temporanee, non ci sono malattie, né vecchiaia o défaillances ma solo performance, 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno”. Semplificazione estrema della sessualità umana, “il mondo virtuale è liscio, trasparente e senza odore, le donne non sono più nauseabonde o mestruate ma diventano esseri eternamente utili e disponibili”, in pieno accordo con il narcisismo contemporaneo “in cui l’autosoddisfazione egoista viene eretta a paradigma sociale”. Secondo Deleu mentre nella realtà “le scelte, le inclinazioni e le predisposizioni sono definite e costanti per anni ed evolvono di rado e lentamente, il web invita a una mutazione costante. La sessualità reale è finita, definita, esclusiva; la cybersessualità è evolutiva, inclusiva, aggregativa e sollecita un’autorivalutazione permanente dei fantasmi del surfer. Queste sollecitazioni incessanti, scoperte, appropriazioni e revisioni delle preferenze appiattiscono la sessualità vera, che in confronto è meno innovativa, meno esplorativa, meno diversificata e meno estrema

Scambio di trasgressioni

Secondo un famoso studio di Pascal Leleu il 29% degli scambi tra gruppi riguarda il sesso orale, il 18% il voyeurismo o l’esibizionismo, il 12% le pratiche SM, il 10% i seni, il 9% l‘incesto, il 7% lo spanking, il 5% la necrofilia, il 4% la zoofilia a pari merito con l’asfissia afrodisiaca. Il web fa emergere pratiche segrete che porta alla conoscenza di tutti, “ma il pubblico novizio scopre senza guide e senza meta un erotismo da iniziati che spesso non comprende a fondo. Antiche subculture come la dominazione o lo scambismo sono in via di un riconoscimento sociale che le istituzionalizza ma le snatura: che gusto c’è a essere feticisti se tutti lo sono? In futuro non tutti si dedicheranno a tutte le pratiche, ma tutti sapranno che queste pratiche esistono, e che ciascuna di esse ha la stessa legittimità di tutte le altre”

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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