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Buona notte, oggi è lunedì 12 maggio 2008

L'intelligenza sessuale

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L'intelligenza sessuale

Dopo il quoziente intellettuale e quello emotivo, ecco quello sessuale. Che cosa serve per essere felici a letto? Sostanzialmente tre cose – competenza, conoscenza di sé, e una buona relazione con il partner.

Lo dicono a ripetizione i sondaggi: a letto si è felici così così. Secondo Sheree Conrad e Michael Milburn, docenti di psicologia all’Università di Boston, la rivoluzione sessuale non è servita praticamente a niente e ancora oggi “se sei come la maggior parte delle persone, il sesso è una questione tutt’altro che semplice. Forse stai combattendo un’attrazione proibita al lavoro, o forse stai per affrontare un altro sabato sera da solo. O magari sei felicemente sposato ma il sesso è diventato una routine, e temi che il prezzo di un buon matrimonio sia la fine della passione che ti fa sentire vivo.” Non importa quanto sei intelligente e realizzato in tutti gli altri ambiti della tua vita, perché “un sacco di gente in gamba combatte con passioni che conducono al disastro o con vite sessuali frustranti e deludenti, o peggio, inesistenti”. Profondamente diverso da qualsiasi manuale del sesso, Sexual Intelligence affronta l’argomento proponendoci i risultati di una ricerca, e sostiene che “per avere una vita sessuale soddisfacente bisogna pensare al sesso in un modo completamente diverso, superando la repressione e l’ossessione riguardo a tutto ciò che è sessuale”. Proprio così: adesso che siamo bombardati tutti i giorni da inchieste, indagini, consigli, articoli, manuali…  – ora che di sesso si parla come mai prima,  scopriamo che i vecchi miti continuano a condizionarci e a riempirci la testa di illusioni, che facciamo fatica a raccontarci la verità, e che non sappiamo condividerla con nessuno

Gente comune
Il campione dello studio (Sexual Intelligence Project) di Conrad e Milburn rientra nella norma: il 60% ha una vita sessuale e ha rapporti da 3 a 6 volte alla settimana (consolatevi, l’età media del campione è di 23 anni…): metà del campione lo fa 2 volte alla settimana, il 20% 5 o più volte, e qualcuno è iperattivo: da 15 volte in su. Il 39% ha letto una rivista pornografica, il 52% ha visto almeno un film porno e il 19% ha assistito a un pornoshow dal vivo. L’1% ha pagato una prestazione sessuale nell’anno precedente all’inchiesta, il 6% ha pagato almeno una volta nella vita e il 2% si è fatto pagare almeno una volta. E la soddisfazione? giudicate voi: il 42% prova un calo del desiderio, e quasi un terzo confessa che talvolta il sesso non è soddisfacente. In compenso il 57% non riesce a raggiungere l’orgasmo, il 50% del campione femminile tra 18 e 29 anni trova i rapporti dolorosi, il 33% degli uomini tra 18 e 29 anni ha problemi a raggiungere o mantenere l’erezione, e il 53% si definisce un eiaculatore precoce. C’è da chiedersi: ma perché si fa sesso? il 57% del campione ha addotto 1 sola ragione, il 38% ne ha indicate 2 e solo al 5% sono venute in mente 3 o più “buone” ragioni, tra le quali: 40%: per evitare di discutere con il partner di qualcosa che potrebbe mettere in pericolo la relazione; 31%: perché le cose vanno male in altri ambiti, per esempio al lavoro; 25%: per sfuggire ai problemi; 7%: perché è il modo migliore per di affrontare i problemi di coppia.

Conclusioni: “talvolta si fa sesso per una ragione molto chiara – si è eccitati o attratti dall’altra persona. Ma ci sono anche occasioni in cui le motivazioni sono meno limpide. A volte le persone si aspettano che il sesso soddisfi desideri che non sono di natura sessuale, come il bisogno di essere amate e accettate, di essere emotivamente vicine a qualcuno o di rinforzare la loro autostima, oppure hanno bisogno di essere rassicurate quando si sentono sole o impaurite. E’ quello che chiamiamo “sesso surrogato”, e non paga: dopo il rapporto l’11% del campione di sente depresso, il 17% depresso o demotivato.

Che cos’è l’intelligenza sessuale?
“Essere sessualmente intelligenti non significa solo sapere tutto dei fattori biologici che condizionano il nostro comportamento sessuale – dai neuroni agli ormoni -  perché la chiave dell’intelligenza sessuale consiste nel conoscere se stessi. Questo implica la capacità di vedere oltre i miti culturali che danneggiano e distorcono la nostra sessualità per scoprire i nostri autentici desideri sessuali e sviluppare così le doti emotive e sociali di cui abbiamo bisogno per condividere con il nostro partner ciò che siamo veramente”. In altre parole, per essere felici tra le lenzuola “bisogna essere in connessione con la propria vera realtà sessuale – ciò che noi chiamiamo l’Io sessuale segreto.”

Le promesse dell'intelligenza sessuale
“Le persone che possiedono quella che noi chiamiamo intelligenza sessuale hanno molte meno probabilità di soffrire di disfunzioni sessuali rispetto a quelle carenti di intelligenza sessuale. Nello specifico, avranno minori probabilità di soffrire di:

  • mancanza di desiderio

  • difficoltà di lubrificazione

  • rapporti sessuali dolorosi

  • difficoltà erettili

  • eiaculazione precoce

  • impossibilità di raggiungere l’orgasmo

  • scarso piacere nell’attività sessuale

La buona notizia che emerge dal nostro studio è che l’intelligenza sessuale è la chiave per una vita sessuale soddisfacente, e che è qualcosa che può essere misurato, quantificato, e migliorato.”

Al lavoro!
Una vita sessuale soddisfacente non è un ideale irraggiungibile, a patto di darsi da fare per ottenerla. La prima idea di cui liberarsi è che si possa averla “senza sforzo, competenza o comprensione. Se credete questo, siete in preda a un’illusione”. Infatti l’intelligenza sessuale è un prodotto multifattoriale composto da tre elementi “ognuno dei quali comprende un insieme distinto di capacità. Ci sono differenze importanti tra le persone che sviluppano una vita sessuale soddisfacente e quelle che sono deluse, o perfino ferite. Le persone sessualmente intelligenti fanno le cose in un altro modo che non dipende dalla fortuna, dalla bellezza o da un sex appeal innato, ma da capacità che si possono acquisire, sviluppare e controllare nel tempo”:

La competenza sessuale
Questo è il primo passo verso il Paradiso: non solo devi informarti a fondo, perché “le persone sessualmente intelligenti possiedono accurate informazioni scientifiche sulla sessualità umana”, ma liberarti il più possibile dai condizionamenti, dai tabù, dagli insegnamenti, dalle distorsioni, dai pregiudizi, dai complessi, dalle informazioni non verificate - insomma, da tutto quello che può inquinare un vero sapere sessuale. Solo così sarai immune ai miti e potrai accedere a “un mondo di informazioni che funzionano, che possono veramente migliorare la vita sessuale e aumentare la fiducia in se stessi e l’autostima”. Oltre naturalmente a “far cadere il velo dell’illusione che ci impedisce di conoscere noi stessi più chiaramente”. Per esempio, conosci gli effetti benefici del sesso per la tua salute? Il sesso è un ottimo esercizio cardiovascolare: farlo tre volte alla settimana fa bruciare circa 7.500 calorie all’anno (che corrispondono alla perdita di circa 1 chilo di peso corporeo), abbassa il livello di colesterolo nel sangue e bilancia il rapporto tra colesterolo “buono” e “cattivo”, aumenta l’ossigenazione ai tessuti e agli organi e la produzione di testosterone, riduce i problemi alla prostata, lo stress e i rischi di malattie cardiovascolari – “in parole povere, fare sesso regolarmente ci rende più forti e quindi più capaci – e più interessati – a farlo di nuovo

La conoscenza di sé
Significa “conoscere il paesaggio interiore dei desideri che comprende sia gli impulsi più sani e genuini, sia i miti più distruttivi e dolorosi riguardo al sesso, quelli che abbiamo assorbito dalle famiglie, dal messaggio dei media e dalle nostre esperienze personali”. Sai che cosa ti eccita, che cosa ti riesce difficile, che cosa ti attrae e che cosa preferisci? Sai distinguere un impulso sessuale dalla voglia di tenerezza e di rassicurazione? Conosci i tuoi bisogni e le tue paure? “L’io sessuale segreto è la mappa dei desideri mai ammessi, dei conflitti emotivi inesplorati e delle credenze mai discusse riguardo a noi stessi e al nostro corpo … l’Io sessuale segreto possiede la nostra verità”, ed è la chiave di accesso alle relazioni con gli altri perché naturalmente “se non conosciamo noi stessi non possiamo condividere la nostra sessualità con un partner, e costruire un rapporto soddisfacente”

che cosa puoi fare:
scrivi la tua storia sessuale. Quando hai un po’ di tempo libero siediti e racconta in forma scritta le tue esperienze sessuali, dalla prima a quella attuale, descrivi le sensazioni e i sentimenti che hai provato, che cosa è successo e che cosa pensavi in quel momento. “Scriverlo è diverso dal pensarlo perché leggere un resoconto onesto delle tue esperienze sessuali in bianco e nero su una pagina può aiutarti a identificare i comportamenti ripetitivi che vuoi cambiare, per esempio fare sesso per compiacere l’altra persona o per rinforzare il legame”

La capacità di entrare in relazione con gli altri
Rappresenta sia la capacità di parlare serenamente e apertamente della propria sessualità, sia quella di accettare quella altrui. Secondo Conrad e Milburn “per molte persone trovare il coraggio di parlare al partner della loro vita sessuale è tremendamente difficile. Tuttavia, la comunicazione è cruciale … perché solo così si entra in intimità con qualcuno. Quando sarai più a tuo agio con il tuo Io sessuale scoprirai che non c’è niente di più liberatorio e rassicurante che condividerlo con la persona che ami. La nostra ricerca ci ha fatto capire il valore trasformativo e curativo di un dialogo sessuale onesto, e ci ha tolto ogni dubbio sui problemi e sul dolore che derivano dal non parlare con il partner dei propri bisogni e desideri… e dal non ascoltare le sue preoccupazioni, i suoi bisogni e
le sue insicurezze”

Come lo fanno gli altri? Alla domanda “se il tuo partner volesse provare una pratica sessuale che ti mette a disagio, che cosa faresti?” una minoranza, il 9%, ha risposto che accetterebbe nonostante il disagio, il 65% che cercherebbe di capire che cosa il partner trova eccitante in quella pratica e che cosa invece gli causa disagio, e il 27% rifiuterebbe e basta, anche se questo facesse finire il rapporto. L’approccio sessualmente intelligente a una situazione come questa consiste nel “prestare meno attenzione al comportamento sessuale specifico in sé, per cercare invece di capire i sentimenti, le convinzioni e le associazioni che quel comportamento ha per ciascuno di noi e per il nostro partner. La felicità sessuale non dipende tanto da cosa facciamo a letto, ma piuttosto da che cosa significa questo per noi”

Fanta o horror? Alla domanda “come ti senti riguardo al contenuto della tua fantasia sessuale più frequente o a quella che trovi più eccitante?”, il 50% ha risposto che “gli altri hanno fantasie come le mie” ma il 2% che “le mie fantasie sessuali sono anormali”; il 12% ne parlerebbe a un amico ma non al partner, il 19% “morirebbe se qualcuno venisse a sapere”. Eppure, quasi il 70% dello stesso campione ritiene che “sarebbe eccitante condividere le mie fantasie più spinte con il partner”. Conrad e Milburn concludono che “la gente vuole parlare della sua vita sessuale segreta, solo che ha troppa paura per farlo”

Quanto siamo condizionati?
Molte domande dello studio riguardavano il rapporto con il proprio aspetto fisico, e qui il condizionamento mediatico raggiunge vertici che hanno dell’incredibile. Il libro cita un sondaggio condotto dalla ABC News con il Washington Post: “se ci fosse una pillola che ti rende più felice del 10% ma ti rendesse meno attraente del 10%, la prenderesti o no?” Delle 1.512 persone che hanno risposto, il 67% ha detto di no: preferirebbe rinunciare a un po’ più di felicità piuttosto che essere meno gradevole. E se la felicità è fatta soprattutto di relazioni, non c’è da stupirsi che molta gente attribuisca tutti i suoi mali all’aspetto fisico, come dimostra il Sexual Intelligence Project: il 5% del campione ritiene di “non essere abbastanza attraente per avere una vita sessuale soddisfacente”, il 31% è convinto che il suo aspetto determini le possibilità di fare del buon sesso, e più della metà pensa che “potrebbe essere più soddisfatta del suo aspetto”, in particolare rispetto al peso: il 5% dice di essere “troppo grasso”, e l’1.5% di “non essere abbastanza muscoloso”. Insomma, l’impatto mediatico sulla nostra vita sessuale è due volte distruttivo, e “i messaggi dei media ci mettono in una posizione impossibile perché suggeriscono non solo che un sesso estatico e continuo è la norma, ma che farne tanto potrebbe risolvere tutti i nostri problemi – ovviamente se fossimo più magri, più giovani e più belli. Nessuno sarebbe solo, triste, confuso o depresso se solo avesse accesso al tipo di sesso che la televisione e il cinema danno per scontato. E questo approccio al sesso non solo non risolve i problemi sessuali della gente, ma ne crea di nuovi

troppo uomo, nè troppo donna?
Questo concetto è andato sempre più prendendo piede tra gli psicologi negli ultimi vent’anni, e decine di studi confermano che l’androginia è una buona ricetta per la felicità di una coppia, compresa quella sessuale. “Una persona androgina in senso psicologico possiede sia caratteristiche maschili, sia caratteristiche femminili. Gli uomini e le donne androgini sono a volte determinati – per esempio in un incontro di lavoro – e a volte sensibili e “materni” perché sanno adattare il loro comportamento alle situazioni, mentre le persone più aderenti allo stereotipo come gli uomini  machos o le iperdonne hanno una gamma di comportamenti più limitata”.

In generale le ricerche hanno stabilito che le persone androgine “sono più amorevoli delle altre” e che “due persone di questo tipo avranno una relazione più felice rispetto a quelle sessualmente stereotipate o a quelle coppie in cui uno solo dei due partner è psicologicamente androgino”. L’uomo androgino è “più incline ai complimenti, meno violento e più affettuoso”, la donna androgina è “più capace di farsi rispettare ed è più orgasmica, perché è più attiva e più incline ad assumersi la responsabilità della sua stimolazione sessuale”. Insomma, una volta di più lo stereotipo sessuale è una corazza, e i ruoli sessuali una grande fregatura che restringe di molto le probabilità di avere una vita sessuale riuscita.

Le persone androgine sono sessualmente più soddisfatte: “uomini e donne altamente stereotipati hanno una visione più rigida e convenzionale riguardo al comportamento “conveniente” per il loro sesso, e questo può interferire con la loro felicità erotica. Per esempio la tradizione vuole che gli uomini siano più interessati al sesso delle donne e quindi spetta a loro iniziare il rapporto, mentre le donne dovrebbero essere passive. Convinzioni come queste possono impedire perfino che il rapporto abbia luogo, per esempio se un macho incontra una donna che ama assumere un ruolo più attivo. Allo stesso modo una donna “tradizionale” può non essere in grado di comunicare i suoi desideri, finendo per restare insoddisfatta”. L’androginia non è solo un modo di essere più elastico, ma soprattutto più libero e aperto: “uomini e donne di questo tipo tendono ad accettare meglio i comportamenti e i sentimenti naturali del partner, sono più a loro agio con se stessi e quindi più disponibili a esprimere le loro inclinazioni, sono più “se stessi” nelle situazioni sessuali, sono più rilassati e in definitiva, sono più felici”.

Una certa ‘androginia’ sembra inoltre favorire la durata della coppia. Due persone che sanno riassumere in sé le caratteristiche psichiche di entrambi i sessi avranno un adattamento psicologico - e sessuale – migliore di due partners più rigidi sotto questo aspetto. Insomma, due individui ‘androgini’ saranno in grado di comprendersi meglio
e di instaurare un’empatia più solida.

La prima volta (e la prima di tutte le altre)
Lontanissima dall’aria mistica che solitamente le si attribuisce, la “prima volta” avviene per ragioni piuttosto banali: più di metà del campione dice che “è successo e basta” in circostanze che vanno dal sorprendente al comico: “perché ero ubriaco/a; perché era una specie di esperimento; perché una cosa trascina l’altra”. Ma la seconda risposta più comune è invece “per essere più vicino al partner”, una riflessione che in genere fa ricordare un’esperienza positiva. Quelli che invece l’hanno fatto “perché sono stati costretti” hanno della prima volta un pessimo ricordo nell’85% dei casi. Come sempre, anche in questo uomini e donne sono diversi: “è successo e basta” è la risposta maschile nel 68% dei casi, mentre le risposte femminili sono più varie – “è successo e basta” riguarda il 42% delle donne, seguito da “per essere più vicina al mio partner” (31%). Perché c’è questa differenza? “forse gli uomini pensano meno alle ragioni del loro comportamento, ma è anche vero che gli uomini del nostro studio in media erano meno sessualmente intelligenti delle donne”

Cotto e mangiato
Che cosa succede quando ci si dà all’intimità sessuale prima di aver raggiunto quella emotiva? Questo comportamento riguarda in genere le coppie che hanno “uno stile di relazione più dipendente caratterizzato da passione ossessiva, possessività e un alto grado di eccitazione mentale e fisica”. Uno studio citato nel libro conferma che le coppie in cui il desiderio è molto presente (e assume le caratteristiche un po’ patologiche che abbiamo descritto) sono meno soddisfatte delle altre, sia riguardo alla qualità della relazione, sia riguardo all’aspetto sessuale in sé. “In altre parole, l’intensità delle attività sessuali non si traduce in una maggiore vicinanza emotiva, e nel tempo non produce neppure una genuina soddisfazione sessuale”. Il consiglio degli autori: “è importante distinguere la voglia dall’intimità. Prima di gettarti in un incontro sessuale dovresti sapere esattamente che cosa stai cercando – sesso “animale”, intimità condivisa, o entrambi? Quando sai che cosa vuoi davvero, scegliere diventa più facile e puoi evitare di fare male a te stesso e agli altri”

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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