La
mappa curiosa e sorprendente delle fantasie, dei
giochi, dei gusti sessuali più particolari – e
dei loro significati: dal ritornare bambini alla body
inflation, dalla macroginofilia allo splosh,
tutti i travestimenti, gli strumenti, le sensazioni,
gli odori e i sapori del sesso estremo.
In questo viaggio attraverso
l’universo del feticismo scopriremo che
non esiste praticamente nulla che non possa essere
erotizzato: bastano un’inventiva sessuale
sfrenata e un’attrazione irreprimibile per un
oggetto, una parte del corpo o un rituale, per
trasformare perfino il porridge
nel più eccitante degli strumenti di piacere. Il
mondo del feticismo aderisce al motto del BDSM (Bondage,
Dominazione, SadoMasochismo): sano,
sicuro, consensuale. In altre parole, il solo
metro di giudizio di qualunque pratica sessuale –
per quanto insolita - è l’aderenza a tre
prescrizioni fondamentali:
- che
si conoscano i limiti dei propri atti
- che
si sia capaci di riconoscere la differenza tra
fantasia e realtà
- che
ogni partecipante abbia dato il suo consenso
volontario al gioco
Ma
quali sono i temi comuni a tutte le pratiche
feticistiche? La maggior parte dei rituali
classici del feticismo – quelli che convergono su
un oggetto in particolare o su una tipologia
specifica di oggetti, per esempio il feticismo dei
piedi – coinvolgono oggetti o parti del corpo che
hanno un odore
forte, e una consistenza
particolare.
In realtà, il significato
della maggior parte degli oggetti impiegati dai
feticisti è molto più complesso di quanto possa
sembrare in apparenza: si
tratta per lo più di simboli che riassumono e
drammatizzano una narrativa personale elaborata. Nell’esempio
del feticismo dei piedi non è quindi la scarpa in sé
a scatenare l’eccitazione, ma piuttosto lo
scenario in cui un tacco schiaccia un insetto,
oppure colpisce una persona in una particolare parte
del corpo: la scarpa, in altre parole, simboleggia
il conflitto presente nel racconto immaginario.
I piedi piccoli
Forse non molti conoscono la vera ragione del feticismo
dei Giapponesi per i piedi piccoli.Non
si trattava infatti di una questione estetica,
legata alle dimensioni dei piedi, ma di una
deformazione imposta per produrre effetti di
tutt’altro genere. Le dita dei piedi delle donne
giapponesi venivano ripiegate a forza verso
l’interno, le ossa deformate con l’andare del
tempo, e tra la pianta del piede e le dita così
ripiegate non poteva passare aria. L’umidità
che si formava come conseguenza del contatto
forzato in mancanza di aerazione, e
l’impossibilità di effettuare una pulizia
efficace della zona proprio a causa della
deformazione ossea, causavano la formazione di
piaghe maleodoranti. E proprio l’afrore di
marcio, unito all’odore naturale dei piedi,
provocavano agli uomini giapponesi godimenti
sublimi…