Nella
pratica clinica si verifica sempre più
frequentemente la richiesta di intervento per un
disturbo definito come aneiaculazione senza orgasmo.
Nei pazienti che presentano questo sintomo manca la
possibilità di emissione ed
espulsione dello sperma nonché
l’esperienza dell’orgasmo mantenendo inalterato
il meccanismo erettivo.
I
primi dati riguardanti la frequenza di questa
manifestazione clinica risalgono al rapporto di
Simon (1972) relativo alla popolazione francese. In
questo studio si rileva che il 2% della popolazione
afferma di non riuscire mai ad eiaculare durante il
rapporto sessuale. Successivamente diversi autori
riportano studi su questo disturbo
riscontrato da Masters e Johnson (1970) in solo 17
casi sui 448 uomini osservati per un periodo di 11
anni.
La
maggiore
evidenza clinica dell’aneiaculazione senza
orgasmo è in larga parte da
collegare
con la diffusione delle tecniche di inseminazione
artificiale, laddove l’impossibilità di
eiaculazione dell’uomo diventa un ostacolo al
concepimento.
Il
disturbo
psicologico dei pazienti è spesso di insoddisfazione
per la
fatica psichica e fisica che tale sintomo
comporta e nello stesso modo la partner lamenta il
disagio per un rapporto prolungato nel quale avverte
la partecipazione limitata del compagno.
Come
per le altre disfunzioni sessuali possiamo
distinguere una forma
primaria, da
sempre presente nella vita sessuale
dell’individuo, e una forma
secondaria che subentra
successivamente ad una vita sessuale
soddisfacente.
Possiamo inoltre avere assenza di eiaculazione nello
stato di veglia, oppure presenza di eiaculazione ma
mai durante il coito.
Le
cause
organiche di tale disturbo fanno riferimento
all’uso di sostanze psicotrope, interventi
chirurgici sul simpatico lombare, patologia
midollare, rari casi di iperprolattinemia,
insufficienza del sistema endocrino e alcune
nefropatie subcliniche (Tignol 1994).
Tra
i fattori
psicologici che sono alla base o concorrono alla
formazione del sintomo possiamo trovare una resistenza
alla paternità, timori inconsci relativi alla
propria aggressività o a quella femminile, e una
spiccata tendenza al controllo.
Cause
più superficiali riguardano inoltre l’ansia
da prestazione e l’auto-osservazione che
contribuiscono entrambe alla difficoltà di
lasciarsi andare da parte dell’uomo. Spesso
l’interesse dell’uomo è tutto diretto alla
soddisfazione della partner e in questo modo il suo
coinvolgimento è vissuto come una continua domanda
di performance: farlo bene ed eiaculare per la
partner. L’obbligo dell’eiaculazione rende
l’uomo non recettivo e non attento ai propri
bisogni e in tal modo si rinforza il meccanismo
d’inibizione.
La
terapia
La terapia
ispirata a Masters e Johnson e ripresa dalla Kaplan
è indicata nei casi in cui i
rapporti di coppia non sono particolarmente
conflittuali e si basa sulla comunicazione
e sulla scoperta
della stimolazione sessuale più idonea. In
particolare, l’obiettivo
specifico della terapia è quello di ottenere
l’eiaculazione al di fuori del coito,
attraverso forme di stimolazione
manuale e orale.
Solo successivamente si passa alla stimolazione
intravaginale, rimandando la penetrazione a qualche
momento prima dell’eiaculazione.
Altre
modalità terapeutiche prevedono un utilizzo
integrato della psicoterapia mansionale con l’uso
del vibromassaggiatore da parte del paziente e
successivamente con l’aiuto della partner. Questa
tecnica
si è rivelata molto utile per aiutare
l’uomo a
sperimentare le proprie sensazioni attraverso
una stimolazione più forte rispetto a quella
manuale o orale.
L’utilizzo
delle tecniche
di rilassamento e dell’ipnosi
permettono di abbassare notevolmente le difese nei
confronti dell’inibizione dell’eiaculazione e
dei meccanismi di controllo sottostanti; in
particolare queste tecniche permettono
all’uomo di avere una maggiore consapevolezza
corporea. In molti casi può essere utile
sostenere l’utilizzo della fantasia erotica
durante il rapporto sessuale.