Duepiu.Net, vivere meglio in coppia, seduzione, speciali, costume

Duepiu.Net, vivere meglio in coppia

Google

Buon giorno, oggi è domenica 25 giugno 2017

Uomini di piacere: l'altra faccia della prostituzione maschile

pubblicità

Uomini di piacere: l'altra faccia della prostituzione maschile

l'inchiesta e gli incontri di Roberta Tatafiore

Prima e dopo Full Monty
Mi chiedo dove siano finiti gli spogliarellisti, i gigolò vecchio stampo, i ragazzi in vendita.  Insomma gli “uomini di piacere”, ai quali per un' intera stagione neanche tanto lontana (eravamo alla fine degli anni novanta dell'ormai secolo scorso) cinema, stampa, televisione diedero un'attenzione spasmodica. Sull'onda del celebre film inglese Full Monty, ricordate?

Un film che ebbe un successo strepitoso anche da noi, salutato persino come un evento sociologico: cinque operai disoccupati dell'Inghilterra proletaria si inventano spogliarellisti e sbarcano il lunario esibendosi con successo di fronte alla platea, anch'essa proletaria, di donne in delirio. Qualche commentatore, ricordo, azzardò affermare che quel film celebrava la fine dell'homo faber, lavoratore e patriarca, figura mitica del secolo che ci è alle spalle.  

Alle soglie del nuovo millennio, i disoccupati, espulsi dall'industria, perdevano, assieme al lavoro,  il senso della propria mascolinità e si buttavano a “rubare” alla femminilità le prerogative storiche: la seduzione come merce vendibile, l'uso del corpo per i soldi. Ma dopo quell'exploit tanta pubblicità, tanta riflessione acculturata sono sparite. Oggi non si parla  più degli “uomini di piacere”, e non si parla più delle donne che li comprano, ovvero dell'altra faccia della medaglia.

Donne che pagano i ragazzi squillo, che accorrono agli spettacoli di spogliarello maschile, che consumano pornografia, che cercano, e fanno, sesso on-line, che frequentano i privé, insomma, donne clienti del sesso commerciale: non credo siano sparite nel nulla. Credo anzi che la situazione di questo nuovo settore del mercato del sesso non sia sostanzialmente modificato rispetto quando, tra il 1997 e il 1998, ebbi a percorrerlo in lungo e il largo per scrivere il libro Donne di piacere e uomini che li comprano. Anche se corre obbligo avvertire  che il mondo del sesso a pagamento è in continua trasformazione e quindi  possano essere emersi fatti nuovi e di inediti dei quali non sono, al momento, a conoscenza.

Dove trovarli
Qui vi racconto come i miei occhi di donna potenzialmente cliente si sono incrociati con quelli degli uomini di piacere. Già, perché ho preferito far finta di essere una cliente piuttosto che presentarmi come  giornalista. Come giornalista, al pari di tante brave colleghe che hanno riversato soprattutto sui settimanali interviste su interviste ai moderni gigolò, non avrei potuto fare altro che raccogliere un compendio di storie, più o meno tutte uguali, e già note. Ma non ho neanche scelto l'immedesimazione totale, ovvero non ho portato all'estremo la finzione, pur senza mai svelare al mio “oggetto di indagine” la mia identità.

Prima di tutto volevo capire se fosse facile o difficile procurarsi un uomo a pagamento.
Ho scoperto che non è difficile, ma neanche facilissimo. Il mercato sessuale a favore delle donne c'è, ma è sommerso. La prima via che ho percorso è stata quella classica: appostarmi come una signora di mezza età, quale sono, nei locali più chiacchierati per essere, appunto, i locali dei  gigolò: i caffè intorno a via Condotti, a Roma, in Galleria a Milano, al Paradiso di Lugano. Ed effettivamente il “movimento” c'era. A un certo punto vedevi lui che si alzava tal tavolino e si presentava a quello di lei. Lei accennava con il capo, lui si sedeva, bevevano qualcosa e poi andavano via assieme.

Di queste scene ne ho registrate una certa quantità, mentre a me non succedeva nulla: nessuno si avvicinava e mi sembrava di essere tornata ragazza, quando, ai miei tempi, l'incubo maggiore era quello di “fare da tappezzeria” alle feste. Ero delusa e impacciata, ma ho capito perché: sia le signore  sia i loro pretendenti mi davano l'idea di qualcosa di “vecchio” che non mi incuriosiva: lei era la tardona ingioiellata, lui, non sempre giovane, era il classico gigolò visto mille volte nei film.

Sono così passata alla ricerca diretta, tramite gli annunci sui giornali: i quotidiani, nel reparto “a.a.a. massaggi, chiromanzia e quant'altro, e nelle gazzette locali zeppe solo di annunci per compravendite di ogni tipo e di pubblicità. E' lì, ho constatato, l'offerta c'è, ma non è  abbondantissima, e poi bisogna saperla scovare: leggere tra righe del “ragazzo bisex”, del massaggiatore, dell'omosessuale disposto a plurime prestazioni. Più rari erano gli annunci espliciti: “uomo fatto così e così si offre a compagnia esclusivamente femminile”. Radunata una certa quantità di ritagli, opportunamente selezionati con l'evidenziatore, sono partita con le telefonate. E dalle telefonate all'appuntamento il passo è stato brevissimo. Tra le varie possibilità d'incontro, per strada, in un albergo, da lui, da me, ho scelto di far venire i prostituti a casa mia.

Arrivo, conversazione preliminare, rivelazione. Dopo un po' dicevo: ti pago quanto chiedi, ma non voglio fare l'amore con te. Voglio chiacchierare, senza neanche specificare che si trattava di raccogliere materiale per un libro. Molti non hanno accettato e se ne sono andati. Qualcuno senza farsi pagare, qalcuno pretendendo per lo meno un rimborso. A proposito: quattro anni fa le tariffe erano queste: minimo centomila, massimo 300 (dipendeva dal tempo), più se volevo andare in albergo, a cena, al bar, le spese a mio carico.

Diversi ragazzi, dopo un certo stupore iniziale, hanno accettato, ma hanno fatto scena muta: soldi sprecati. Diversi ancora hanno accettato e hanno parlato, alcuni sono diventati “intimi”, persino. Mi hanno aiutato a trovare altri colleghi, mi hanno accompagnato nei locali e nei privé e qualcuno di loro mi ha persino fatto la corte. Sempre dietro pagamento da parte mia, naturalmente.

La donna-cliente
La scoperta più importante che ho fatto, e che ha completamente rovesciato i miei pre-giudizi, è che le clienti più numerose di questi ragazzi squillo sono le  giovani: 28, 30, massimo quarant'anni. Sono donne che, “casalinghe” o “manager”, come loro le definiscono, rappresentano agli occhi del prostituto la  femmina-post-femminismo. Proprio così. Una donna che ha soldi, ma non è necessariamente ricca, che esprime desiderio, tanto da mostrarsi “arrapata”, che mostra indipendenza, anche se non è necessariamente una singola o una sola.

Via, dunque, l'immagine della cliente vecchio stile, ricca e annoiata, o ricca e infelice.  Via le “tardone ingioillate” nei caffè che mi avevano dato un'immagine negativa di me stessa. No, per essere clienti bisogna essere comunque giovani, giovani di testa se non nel corpo.

L’altra scoperta interessante ha riguardato i ruoli sessuali: anche se paga, anche se desidera, è la cliente a fare, a voler fare, il ruolo della “puttana”. I racconti dei “miei” ragazzi su lei che apre la porta nuda e profumata sotto l'accappatoio, oppure che fa lo spogliarello, oppure che le piace sentirsi chiamare “zoccola” sono stati i più frequenti. Loro, i prostituti, ugualmente responsabilizzati a ricoprire il ruolo seduttivo (biancheria ricercata, del genere “grigioperla”, mai sigarette, mai alcool prima dell'incontro, mai parolacce se non richieste, e soprattutto funzionamento assicurato, senza assolutamente far trapelare alcuno sforzo), sono risultati dei maschi narcisi, molto narcisi.

Consapevoli del loro status erotico nonché di quello sociale. Insomma: non “si sentono” uomini in vendita, semmai uomini che elargiscono favori. Tutte le donne prostitute (e anche neodonne) che ho conosciuto, nel colloquio privato, confidenziale, minimizzano, quasi nascondono sé stesse come prestatrici d'opera sessuale: non si autoincensano per la loro competenza professionale. Semmai, si lamentano sul piano sociale: non sono accettate, sono costrette alla clandestinità, le leggi le perseguitano, i costumi sociali le obbligano alla doppia vita. I prostituti no: delle leggi non gliene frega niente perché non li toccano, grazie al fatto che loro sono pochi e poco visibili, di esaltare le proprie capacità amatorie invece gliene frega molto. E lo fanno.

Etero-, bi-, omo- ... ?
Non a caso, scava scava nelle loro vite, sono quasi sempre bisessuali, assai spesso omosessuali. Ovvero: uomini con la consapevolezza, indipendente dal mestiere che fanno, di muoversi meglio nel mercato degli scambi senza sentimento piuttosto che negli scambi sessual-amorosi. I prostituti fanno parte di quella zona estesa dell'omosessualità maschile per la quale la “marchetta”, data o ricevuta, con o senza soldi, fa parte della sessualità.

L'omosessualità maschile ha uno statuto più aperto, più libero sia di quello dell'eterosessualità, maschile o femminile, sia di quello dell'omosessualità femminile.  Ho infatti amici omosessuali che, di qualsiasi età, vanno a “battere” per puro divertimento, anche se sono felicemente accasati, oppure non si lasciano scappare l'avventura nel buio del cinema, nel fumo avvolgente del bagno turco. Molti prostituti, che pure devono saper risvegliare a comando il proprio testosterone, mi hanno raccontato di vivere ogni marchetta come un'avventura gioiosa.

Uno  di loro mi ha raccontato di essere stato contattato telefonicamente da un uomo che aveva una voce anziana. Si è recato all'appuntamento da lui e ha scoperto che questi era il compagno di una signora assai su con gli anni molto malata, alla quale voleva “offrirlo” per distrarla dalle sue pene e sofferenze. Il tutto un po' macabro. Ma il ragazzo non si è perso d'animo: si è lasciato accarezzare, ha giocato al nipote-affettuoso e, alla fine, per entrambi i “vecchietti” ha inscenato uno spogliarello.

Proprio lo spogliarello maschile rappresenta la cartina di tornasole della gratificazione per chi lo fa. Il corpo nudo e in movimento di una donna piace agli uomini, imbarazza un po' le donne, raramente le eccita, anche se si tratta di spettatrici lesbiche. Il corpo dello spogliarellista attrae sia le donne sia gli uomini omosessuali. Il canone estetico maschile si presenta infatti come bisex, un misto di mascolinità muscolosa e di femminilità esibizionista, e il sentirsi uomo oggetto soddisfa anche il piacere di essere conteso da due “rivali”.

Un ragazzo della lap-dance (quella che si fa, mezzi nudi, uomini e donne, sui banconi dei locali, attaccati ad un'asta di ferro, facendo muovere il corpo in pose scultoree) mi ha raccontato di non essere assolutamente omosessuale (all'epoca aveva addirittura una ragazza fissa) ma ha aggiunto che mentre sta lassù a ballare e guarda la platea, gli ammiccamenti - talvolta osceni - degli uomini lo eccitano e lo spingono a muoversi con maggiore partecipazione.

Dal racconto che ho fatto una domanda viene spontanea: ma il fenomeno della donna cliente è un fenomeno d'élite o  di massa? Bisogna distinguere: se guardiamo la diffusione degli spogliarelli, nei locali, nelle grandi serate, tipo l'”8 marzo”, nelle feste a domicilio per compleanni o di nubilato, che vanno molto di moda, il fenomeno è certamente di massa.

Però, la quantità di donne clienti di prostituti veri e propri non è minimamente paragonabile a quella degli uomini clienti. Ma questo, a mio avviso, non ha tanto a che fare con la “natura” della sessualità femminile, quanto con le remore culturali e la mancanza di esperienza. Sia mentre svolgevo l'indagine per il libro, sia, e soprattutto, dopo che è uscito, sono stata bersagliata dalle domande, dalle curisosità, dalla richiesta di indirizzi e consigli da parte di amiche, conoscenti e sconosciute. Di tutte le età e di tutti i tipi. Come se ci fosse un'avidità di sapere che, se solo fosse soddisfatta, per esempio da una campagna pubblicitaria ad hoc, farebbe certamente accrescere la domanda femminile di sesso a pagamento.

E però: accanto alla curiosità e all'entusiasmo di tante, ho registrato altrettante diffidenze o addirittura disapprovazioni.  Alcune, soprattutto le più amiche, hanno espresso apprensione, mentre lavoravo all'inchiesta, trovando pericoloso, alla lettera, quello che facevo. Per molte, credo, l'incontro con lo sconosciuto equivale alla paura della violenza. Alcune  si sono dichiarate persino offese dalla mia indagine, come se essa rompesse il quadretto idilliaco della donna emancipata in tutti i campi, tranne che in quello del sesso commerciale.

Altre hanno temuto o considerato strumentalizzabile la mia  inchiesta: adesso ci diranno che siamo tutte allupate ricercatrici di uomini a pagamento. E ancora, durante una trasmissione radiofonica, sono stata attaccata da una ascoltatrice perché avevo fatto propaganda a quelle donne che imitano gli uomini al peggio. Il “peggio” sarebbe pagare per avere piacere. E così, non è così? Lascio a voi il giudizio.

Roberta TATAFIORE, Uomini di piacere – Frontiera, 1998

Sempre più donne comprano sesso, sempre più donne ne parlano e non se ne vergognano. Quanto è ampio il fenomeno? Con questa inchiesta a tutto campo, l'autrice veste i panni della cliente e interroga prostituti, spogliarellisti, ragazzi immagine, donne che si offrono alle donne; indaga tra annunci erotici e le reti telematiche ; sfoglia le pagine delle nuove riviste porno e si addentra nei privé. Passando poi dalla cronaca alla riflessione, l'autrice approfondisce questa nuova realtà sessuale; analizza la prospettiva storica e le teorie di avanguardia. E arriva a concludere che il fenomeno della donna cliente, solo in apparenza marginale, rappresenta già la punta di un iceberg che potrebbe emergere rapidamente con tutta la sua carica esplosiva.

pubblicità

torna indietro

segnala a un amico

inzio pagina

Pagina aggiornata al 19/04/2007

copyright © duepiu.net 2000-2017, tutti i diritti riservati