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Buona sera, oggi è venerdì 23 giugno 2017

Le transessuali

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Le transessuali

Vado a casa sua, che è anche il suo luogo di lavoro, per intervistarla. Il letto ricoperto da un telo di canapa naturale, luminosa, troneggia nella monocamera tra pareti tappezzate da fotografie, le sue, vasi di fiori stracolmi di rose, pochi mobili di gusto cinese. Nel cucinino allegro che da  sul ballatoio prendiamo un te, poi due, poi un'insalata prelibata, poi un budino di mele. Quindi passiamo al vino rosso. E si fa tardi. O chiamo un taxi di corsa per l'ultimo treno, o cerco un albergo o accetto la sua proposta: “Dormi qui, domattina ti fai una doccia e te ne vai quando vuoi”.

Mi gira la testa per il fumo, il vino, le chiacchiere. Mi infilo a letto, in sottoveste, tra lenzuola appena cambiate di un raro color prugna. Mezza addormentata sento lei che dice: “tengo le mutandine perché non vorrei farti impressione”. Mi ricordo con un sobbalzo: Angelica ha un sesso da uomo!  Quella notte il mio inconscio produce sogni erotici e confusi. Il giorno dopo, ogni uomo che vedo, penso: “potrebbe essere un cliente di Angelica”, e provo un vergognoso senso di rivalità e inferiorità.

Angelica, come tutte le prostitute transessuali  che conosco, parla con fierezza della sua clientela: dal direttore di banca allo studente, dal politico più o meno noto all'impiegato. Inoltre, e in questo è particolare, non ha remore a raccontare della sua sessualità e del suo intreccio con il lavoro.

Nei primi tempi della “trans-mutazione”, quando ancora era a metà tra il maschietto efebico e la neodonna ha avuto una storia con una donna-donna, una collega di ufficio. Si sono amate e massacrate, psicologicamente parlando. Ma il sesso era perfetto, con lei che faceva la parte dell'uomo un po' masochista, l'altra quella della donna un po' sadica.

A trasformazione avvenuta, ormoni e operazioni di chirurgia estetica connesse, non ha mai pensato - neanche lontanamente -  di privarsi del proprio organo sessuale. Il complicato dosaggio  ormonale, cui è destinata a sottoporsi per tutta la vita, lo ha reso assai meno potente, ma non inerte. Proprio la possibilità di erezione ha un ruolo fondamentale sia nei rapporti privati sia nei rapporti di lavoro. Laddove, per Angelica, come per molte transessuali, i due tipi di scambio si mischiano assai facilmente: c'è sempre la possibilità che un cliente diventi un amante. Anche se poi spesso succedono guai. Ad Angelica ne sono capitati, ma non si è mai pentita della possibilità mantenuta di poter giocare il ruolo del maschio attivo. Nel lavoro è fondamentale: la maggior parte dei clienti sceglie una prostituta trans per il gusto della penetrazione anale.

Mi fermo qui e provo a dipanare una risposta a quei pensieri di donna-donna che ho provato: essere stata attratta da una neodonna con il pene da uomo, e però anche invidiosa della sua prerogativa che la rende così attraente agli occhi degli uomini. Una domanda esistenzialmente complessa, ma semplice da formulare: perché i clienti di prostitute sono attratti dalla prostituta trans?

Gli uomini che preferiscono la prostituta neo-donna alla solo-donna sono degli omosessuali mancati. E' la risposta semplice, suffragata dalle deduzioni dei sessuologi che si sono confrontati con la questione:

L'aspetto femminile (del transessuale) taciterebbe nel cliente le inconsce angosce omosessuali stigmatizzate e consentirebbe un'illusione di richiamo sessuale secondo gli stereotipi della seduzione femminile. La parte maschile (la presenza del fallo), invece, appagherebbe gli stessi profondi bisogni omosessuali non accettati e nello stesso tempo darebbe al cliente la sicurezza di essere sessualmente gratificato in quanto il transessuale può accontentarlo e comprenderlo “come solo un altro uomo può fare”

Le fantasie inconsce
Così Jole Baldaro Verde, Alessandra Graziottin, in L'enigma dell'identità, il transessualismo, (Torino 1991). Dunque: ogni uomo, che pure ha una donna vicino, una moglie, un'amante, una fidanzata, può nascondere pulsioni omosessuali. E' plausibile, e vale viceversa: anche una donna che pratica l'eterosessualità può provare pulsioni per le sue simili, può desiderarle e mettere in pratica i suoi desideri, senza per questo autoanalizzarsi, dichiararsi lesbica. Le fantasie inconsce che affiorano nel rapporto sessuale, lo confermano. E sappiamo che ogni fantasia è innocente, ed è innocente anche il suo farsi realtà nei momenti più caldi, più aperti della nostra vita sessuale: basta che si tratti di una fantasia reciprocamente accettata, ovvero non imposta da uno dei due partner e dall'altro subita.

Ma la cultura in cui viviamo, il sistema socio-simbolico in cui abitiamo, riserva agli uomini, molto più che alle donne, la possibilità di utilizzare il rapporto mercenario per realizzare le proprie fantasie. Questa è la differenza che persiste tra i sessi. Nello spazio di questa differenza si inserisce  il travestimento, l'artificio chimico e chirurgico del corpo transessuale. E la sua mente: altrettanto spiazzante e ambigua. Entrambi, corpo e mente, hanno un prezzo se messi al lavoro nel mercato del sesso.

Le transessuali non sono tutte prostitute, ma tutte possiedono un'ambiguità mentale molto affascinante. Sono fragili creature innamorate dell'uomo come la più ingenua romantica appassionata (e disarmata) femmina, ma sono anche figure forti, determinate, armate di indipendenza, come l'uomo più risoluto.

Molte di loro, ed è un fenomeno che sta prendendo piede recentemente, alla fine dell'accidentato percorso per essere donne desiderabili, costruiscono relazioni, anche sessuali, con le donne-donne. Emblematica, in questo senso, la vicenda di Martine Rothblatt, ingegnere genetico, padre di quattro figli, divorziato per intraprendere il suo percorso identitario, al termine è tornata a vivere con la ex moglie. Martine è anche l'autrice, negli Usa, del Manifesto contro l'apartheid dei sessi. Ma senza chiamare in campo casi estremi, sta diventando evidente una sorta di riavvicinamento simbolico tra neodonne e donne-donne. 

Le trans rappresentano, all'ennesima potenza, la sfaccettatura contraddittoria che anche noi, donne moderne, rappresentiamo: non più angeli del focolare, ma non ancora demoni della vita pubblica; non più vittime dei sentimenti, non ancora padrone dei medesimi. E anche sul piano estetico, tendiamo a rassomigliare all'ambivalente immagine transessuale.

L'esplosione della chirurgia estetica è stata certamente veicolata dalle domande di intervento chirurgico delle trans. Per dirla brutalmente: è sul loro corpo che la chirurgia estetica “si è fatta la mano” progredendo fino ad arrivare alla duttilità delle prestazioni odierne. Tutto, di un corpo, può essere cambiato. E le donne, quando si rivolgono al chirurgo dell'aspetto, vogliono i seni abbombati, il sedere alto, il ventre muscoloso delle trans. E alla palestra chiedono il rafforzamento dei bicipiti, il polpaccio slanciato e muscoloso, la mano forte che possiede.

E' strano, e affascinate, scoprire come la nostra società, fatta di uomini e donne, si stia incamminando verso la neutralizzazione della differenza sessuale, una neutralizzazione che nella transessuale è già incarnata nella compresenza delle due identità sessuali, quella genetica e quella mentalmente desiderata e quindi artificialmente costruita.

Ma, voi direte, questo non spiega perché è la prostituzione e non il luogo degli scambi sessuali gratuiti il territorio più diffuso dell'incontro sessuale tra l'uomo dai gusti ambigui e la neodonna dalle sembianze ambigue. Mentre non si dà il viceversa: non c'è la donna dai gusti ambigui che cerca nel transessuale da donna a uomo, quello che si è fatto tagliare le tette, crescere la barba e magari montare una protesi sulla vagina, a soddisfazione a pagamento. Ma ci sono diverse donne, donne delle quali si può azzardare vivano con angoscia la propria omosessualità, che si innamorano e scelgono di essere le compagne di vita del transessuale neo uomo.

Al contrario, la trans è scelta dall'uomo per lo più come prostituta, magari inseguita come amante, ma raramente innalzata a fidanzata, men che meno consacrata a  convivente. Eppure oggi le coppie dei “diversi”  sono largamente accettate, visibili e persino - in alcuni paesi - legalmente codificate.

Credo tutto questo dipenda dal fatto che la prostituzione è il luogo in cui una sessualità dominante, storicamente quella maschile, crea l'altro da sé a propria immagine e somiglianza.

Evidentemente la trans corrisponde al desiderio maschile a un livello molto profondo.
Gli uomini, che siano o no clienti di prostitute, e segnatamente, di prostitute transessuali, sono attratti dai i propri simili non solo per complicità erotica, quando sono, più o meno apertamente, omosessuali, bensì per complicità sublimata sul piano dell'amicizia virile, della solidarietà sul campo di battaglia (che sia il teatro della guerra o quello della partita di calcio) della connivenza conflittuale nella gestione del potere. Il mondo femminile, le relazioni tra donne, non sono segnati da altrettanta alleanza, il che però ha garantito l'alleanza con gli uomini.

Ma l'emancipazione delle donne, di tutte le donne, anche delle prostitute, che ha segnato una straordinaria accelerata negli ultimi trent'anni, ha minato l'alleanza tradizionale tra i sessi, ha prodotto qualcosa di confuso che non sappiamo ancora ben decifrare. Taluni la chiamano libertà femminile, taluni la chiamano rivalsa femminile o, persino "guerra tra i sessi", ideologizzando al massimo la complessità attuale del rapporto tra le due differenze, maschile e femminile.

Per capire, la prostituzione ci offre un territorio di osservazione al riparo dall'ideologia, perché lì la differenza tra uomini e donne (o per meglio dire tra ruolo maschile e ruolo femminile) tende, oltre i conflitti, a ricomporsi nella reciprocità  grazie al contratto sessuale, alla prestazione in cambio di denaro. E così la monosessualità maschile viene, direi “naturalmente”, pacificamente, allo scoperto, e l'esistenza della figura della transessuale prostituta la conferma alla lettera.   

Dopo quella notte passata accanto a lei nel letto color prugna, raccontai ad Angelica del mio doppio turbamento connesso all'idea erotica derivata dal dormire accanto a una donna con un pene e all'idea esistenziale della rivalità di fonte all'evidenza che quel tipo di donna fosse la preferita da altri uomini, infine, proprio per via del suo pene. Angelica rispose ridendo: “se tu fossi un uomo, mi pagheresti per fare l'amore e i turbamenti ti passerebbero”. Non l'ho mai fatto. E i turbamenti sono rimasti.

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Pagina aggiornata al 19/04/2007

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