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Perché alcune donne temono di non essere desiderabili?

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Guida alla seduzione per lei

Perché alcune donne temono di non essere desiderabili?
Quante donne pensano che nessun uomo le potrà mai desiderare a causa del loro aspetto fisico? Come uscire da questa trappola e capire che lo sguardo degli altri non coincide per forza con il nostro.

Uno degli errori più comuni che le donne fanno in questo campo è quello di credere che il desiderio maschile risponda solo alla gradevolezza fisica femminile. Questa è una visione limitata e limitante dell’erotismo, che se è condizionato da criteri estetici soggettivi, risponde soprattutto a proiezioni, fantasmi personali e sollecitazioni che hanno ben poco da spartire con la perfezione fisica.

Se la bellezza è indubitabilmente una forza e uno strumento che rende la vita più semplice, essa non è una garanzia di felicità o di riuscita sentimentale: non preserva dagli errori, non protegge dalle fregature e oltrettutto dura poco. Al contrario delle qualità che invece l’acchiappanza premia, e che quindi vale davvero la pena di coltivare: il fascino personale, la simpatia, la classe, la capacità di far sentire gli altri a proprio agio.

Molte donne confondono i loro criteri di valutazione estetica delle altre donne con i criteri erotici degli uomini: pensano per esempio che una donna che loro trovano bella sarà giudicata così anche dagli uomini, e che al contrario una donna che loro giudicano poco attraente risulterà insignificante anche gli occhi maschili. E ancora una volta, queste donne sbagliano.

Così come sbagliano in maniera particolarmente dolorosa e limitante quelle che credono che gli uomini le vedano come loro si vedono. Gli uomini non guardano le donne con occhi femminili, e in genere sono attratti da dettagli fisici o da ciò che una donna “emana”,  da particolari che rispondono a criteri consci e inconsci che fanno parte della storia soggettiva di quell’uomo in particolare e dei suoi personali fantasmi erotici. In altre parole, gli uomini vedono delle donne soprattutto il desiderio che ne hanno.

Che cosa conta per gli uomini?
L’ovulazione nascosta ha fortemente modificato le regole del gioco amoroso. Le donne sono diventate attraenti non solo durante l’ovulazione, ma durante tutto il loro ciclo. Ciò ha creato un problema particolare di adattamento per gli uomini, riducendo la certezza della loro paternità. Quando un primate maschio monopolizza la femmina durante tutta la durata del suo estro, esso è pressocché certo della sua paternità. Il periodo durante il quale deve sorvegliare la femmina e accoppiarsi con lei è molto limitato. Prima e dopo l’estro, esso potrà occuparsi di altri affari senza rischiare di essere tradito. Ma le cose non stavano così per i nostri avi, che non conoscevano mai il momento dell’ovulazione. Poiché l’accoppiamento non è la sola attività necessaria alla sopravvivenza e alla riproduzione umana, agli uomini era impossibile sorvegliare le donne tutto il tempo. I primi uomini si trovavano dunque di fronte a un problema sconosciuto agli altri primati: come essere certi della loro paternità dato che l’ovulazione era nascosta? Il matrimonio ha risolto questo problema.

Se è vero che in fondo in fondo noi abbiamo gli incontri che ci meritiamo, le donne che temono di non suscitare desiderio capitalizzano solo l’indifferenza e il rigetto che hanno sperimentato e fanno coincidere gli scacchi subiti con la loro mancanza di attrattività fisica piuttosto che con errori nel loro atteggiamento. Senza nemmeno più rendersene conto, molte donne provocano il disinteresse che temono con il loro comportamento sfiduciato, rinunciatario, da perdenti. Oppure con l’attitudine opposta, dagli esiti altrettanto fatali: seduttività a tutto campo, irrequietezza, sfacciataggine, esibizionismo. Non è quindi il loro aspetto a determinare la risposta degli altri, ma la cattiva immagine che hanno di se stesse, e che invariabilmente si ripercuote in tutti i loro incontri.

Le complessate
La nostra vita e la nostra felicità sentimentale non ruotano intorno alla forma di un naso o di un seno: 90-60-90 resterà forse per secoli il canone del giudizio estetico maschile (e femminile…), ma la sua distribuzione percentuale fa sì che per ogni Jessica Rabbit nascano milioni di donne “normali” cui la vita schiude una certa serie di possibilità, a patto però di essere per lo meno capaci di coglierle.

Quando pensiamo ai complessi, dobbiamo prima di tutto distinguere la realtà dall’apparenza: non è vero che una persona non si ama a causa del suo naso (o di qualche altro particolare del suo aspetto) ma è vero invece il contrario: è proprio lo scarso amore di sé a determinare la fissazione su una peculiarità fisica, perché è più semplice prendere a bersaglio una parte identificabile e limitata di se stessi piuttosto che mettersi radicalmente in discussione.

I complessi nascono dalla nostra storia personale: un bambino che è stato amato ed è stato bello per qualcuno difficilmente diventerà un adulto che si crede indegno o brutto senza rimedio. Il rapporto che abbiamo con il nostro aspetto e con la nostra immagine parla di noi per tutta la vita e condiziona moltissime nostre scelte. Per questo è così importante riflettere sui propri disagi e cercare di inquadrarli nella prospettiva giusta - cercando al tempo stesso di coltivare aspetti positivi di sé di cui poter essere decisamente fieri.

Le timide
Aprirsi agli altri, andar loro incontro significa mettersi in gioco e prendere il rischio di essere respinti o rifiutati – un’esperienza che quando coinvolge sentimenti di qualche spessore non è facile per nessuno. Quando però il timore di un possibile fallimento diventa così importante da ridurre alla paralisi, i casi sono di solito due: una cattiva immagine di sé, oppure un’immagine terrificante dell’altro.

Ancora una volta questi timori risalgono alla nostra storia infantile: esperienze frustranti o traumatizzanti precoci o ripetute oppure un’infanzia cui è stata negata la possibilità di costruire una solida fiducia di base. Qualunque sia la ragione per la quale la storia che stiamo raccontando è la vostra, sarà utile ricordare che quel timore che provate voi, lo provano probabilmente anche gli altri, con meno angoscia. Il rimedio alla timidezza non è la sfrontatezza: è la timidezza, ormai rara più dell’oro, e che quando non assume dimensioni patologiche è così intrigante e irresistibile…

Un sondaggio su vasta scala è stato effettuato tra gli studenti maschi in tutti gli Stati degli Stati Uniti tra il 1939 e il 1988. Questo studio, a oggi il più vasto mai compiuto, ha apportato una mole considerevole di dati e ha consentito di valutare il cambiamento di aspettative, di gusti e di orientamenti dei maschi americani in un periodo considerevole di tempo. Quelli che riportiamo qui sono i dati più significativi estrapolati dall’indagine.

L’ideale maschile:
La differenza di età tra maschio e femmina media nel periodo considerato: la differenza di età ideale è di 2,5 anni. Si noti che gli intervistati erano tutti studenti, e perciò giovani. Le ricerche hanno dimostrato che man mano che invecchiano, gli uomini preferiscono donne sempre più giovani. Se idealmente un uomo di 30 anni preferisce una donna di circa 25, i cinquantenni preferiranno idealmente donne di 10 o 20 anni più giovani. Le statistiche matrimoniali americane confermano questo dato: gli americani hanno in media tre anni in più della prima moglie, cinque in più della seconda e otto in più della terza. Confrontando i dati con quelli di altri paesi si è osservato che questa tendenza è identica in tutto il mondo cosiddetto occidentale.

L’importanza dell’aspetto fisico
in una scala da 0 a 3, l’importanza di questo fattore è passata dal 1939 al 1988 da 1,50 a 2,11. Lo studio ha dimostrato che gli uomini accordano più importanza delle donne all’aspetto fisico. In media i maschi giudicano la bellezza una caratteristica molto importante, mentre per le donne essa è desiderabile, ma non molto importante. Questo scarto si è mantenuto inalterato attraverso le generazioni poiché lo studio è stato ripetuto puntualmente ogni 10 anni, e nell’arco di 50 anni il rapporto è rimasto invariato. E’ interessante notare che altri studi hanno dimostrato che per entrambi i sessi l’importanza accordata all’aspetto fisico è costantemente in crescita, e ciò grazie agli stimoli indotti dalla televisione, dalle riviste, dalla pubblicità e da altre rappresentazioni di uomini e donne seducenti nei diversi media. Ciononostante, l’importanza della prestanza maschile agli occhi delle donne è passata nell’arco di cinquant’anni da 0,94 a 1,67 su una scala da 0 a 3.

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