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Teorie, studi e curiosità

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Il peso delle apparenze

Teorie, studi e curiosità

L'Università di Vienna si è occupata a lungo e approfonditamente dell'aspetto umano e dell'attrattività. Le ricerche condotte hanno cercato di rispondere alla domanda: che cosa ci rende attraenti? confrontando tra di loro diverse teorie.

Il futuro della bellezza: l’umanità artificiale
“Tutta la letteratura esistente dimostra che la bellezza conferisce status e successo, non ultimo il successo riproduttivo. Eppure, la bellezza è limitata dall’evoluzione, e noi non possiamo diventare più belli perché il successo biologico richiede un alto grado di variazione. Se un certo miglioramento della bellezza genera status, questo miglioramento perderà il suo vantaggio quando diventa appannaggio di troppi, e perciò si dovrà produrre un nuovo miglioramento: questo è il ciclo eterno delle nuove mode, e dell’invenzione incessante di prodotti cosmetici.

Se i canoni di bellezza sono il risultato di quanto la gente peercepisce nei media più diffusi, l’esposizione ai media modificherà i prototipi della bellezza. Quando i media stessi usano la bellezza per significare l’ottenimento di uno status migliore, i canoni di bellezza esistenti si spostano automaticamente verso l’alto, richiedendo che più bellezza venga prodotta per ottenere lo stesso risultato. Poiché la bellezza umana è limitata, la chirurgia plastica e i trattamenti ormonali possono offrire valide compensazioni.

La chirurgia della bellezza, e in particolare l’aumento del seno, gioca un ruolo crescente in questa lotta. Le indagini suggeriscono che più di 800.000 donne americane che hanno aumentato i seni non hanno fatto questa scelta per ragioni mediche, ma perché desideravano aumentarne la dimensione. E queste donne, confermano gli studi, non sono psicologicamente più instabili delle altre donne, ma sono diverse in alcune aree limitate – soprattutto nella valutazione negativa dei loro seni prima dell’operazione, e nella più grande attenzione al loro aspetto generale e alla loro attrattività. Il 60% delle adolescenti si fa invece ritoccare il seno per correggere un’asimmetria. Alcune ricerche condotte negli Stati Uniti hanno dimostrato che le donne operate bevevano più alcoolici, erano più giovani alla prima gravidanza, si tingevano i capelli, e avevano più possibilità sessuali delle altre donne.

Plastic people: più un vantaggio si diffonde, meno è vantaggioso
Le differenze tra le donne operate e quelle non operate suggeriscono che l’aumento artificiale del seno può rendere la donna più attraente per gli uomini, consente di scegliere tra più uomini di condizioni socioeconomiche più elevate, e infine aumenta le probabilità di successo riproduttivo. Ma non appena questo ciclo inizia - e il successo viene dalla chirurgia - il suo uso si diffonderà e aumenterà domanda e offerta di chirurgia fino a quando emergerà paradossalmente la nuova classe dei plastic people. Ogni volta che i media aumentano gli standard di bellezza dei prototipi estetici, si creano aspettative irrealistiche per aderire ai nuovi criteri, ma se il nuovo prototipo veicolato media è troppo più bello della realtà, non vi potrà più essere selezione sessuale, e aumenterà il numero di singles. Il secondo effetto è molto più negativo, e lo riscontriamo per esempio nell’aumento vertiginoso di malattie come l’anoressia e la bulimia.

L’approccio femminista alla comprensione dell’insoddisfazione femminile rispetto al corpo pretende che la pressione sociale costringe le donne a non nutrirsi per assomigliare a un modello magro, tonico, giovane, e che proprio questo induce la malattia. Eppure, la pressione sociale è causata proprio dalla lotta tra donne che competono per le risorse, e non dall’industria della bellezza. Questo fenomeno ha radici biologiche molto importanti, che accoppiate alla potenza e alla velocità dell’informazione nel veicolare standard sempre più irraggiungibili e nel fomentare la corsa alla bellezza, ha forse la sua conclusione o i suoi obiettivi una sola meta: l’umanità artificiale”. (Karl Grammer).

La bellezza non ha razza
Gli studi più recenti sembrano indicare che gli standard di bellezza si possono spiegare attraverso l’attrattività esercitata da un’apparenza che sarebbe la media di tutte le apparenze osservabili nella realtà. Questa media corrisponderebbe agli standard di bellezza, e qualunque apparenza si scosti da questa media sarebbe considerata anormale e priva di grazia. Quindi, secondo questa teoria, un individuo ‘perfettamente medio’ non sarebbe del tutto privo di fascino… e una donna che Amadieu descrive come “non disperatamente media, ma rimarcabilmente media” sarebbe paradossalmente “quella bella tra tutte”. La teoria della media sarebbe universalmente valida, e per dimostrarla il prof. Langlois dell’università del Texas ha potuto stabilire che aumentando il numero di visi a partire dai quali si ‘fabbricava’ il viso medio, si aumentava anche il grado di bellezza attribuito a quel viso. Karl Grammer ha dimostrato che quando si costruisce un’immagine di sintesi a partire da fotografie di visi o di corpi di donne americane nere e bianche, e di donne giapponesi, si otteneva un’immagine che veniva immancabilmente giudicata bella. La sua conclusione è stata che “la bellezza è universale, e può essere il perfetto risultato della multietnicità, al contrario di quanto stabilito da tutte le teorie evoluzioniste”. Quella che segue è un’immagine che Grammer ha realizzato per una mostra antirazzista tenutasi a Vienna:

Secondo una ricerca dell’università inglese di St. Andrews, invece, il viso più bello non è il risultato della media di tutti i visi, ma la media dei visi considerati i più belli. Se un viso medio è globalmente attraente, non è certo però che sarà considerato ‘il più attraente’. Anzi, le nostre preferenze andrebbero a visi che si allontanano dalla media, e questo spiegherebbe come e perché i tratti fisici valorizzati dalla società finiscono alla lunga per imporsi. Insomma, un bel viso sarebbe riconosciuto da tutti, pur non essendo il viso di tutti. Certo noi troviamo bello un fisico medio, ma troviamo ancora più belli gli uomini e le donne che si distinguono grazie a caratteristiche poco comuni, e che quindi si allontanano dalla media.

E infine, studi e ricerche effettuati da molte università sembrano confermare un dato di fatto importante: alcuni standard di bellezza trascendono ormai le frontiere geografiche, le culture, gli ambienti sociali e i sessi. Il modello occidentale si è ormai imposto in Africa, in Asia e in America latina, anche se all’interno di una stessa cultura l’accordo sui canoni estetici sembra essere consistente, e questi canoni variano molto lentamente.

La percezione dell’attrattività
La percezione dell’attrattività è basata sulle nostre abilità cognitive: l’essere umano è in grado di decodificare sesso e attrattività in un tempo brevissimo, 100 msec di esposizione allo stimolo sono sufficienti per una decodificazione affidabile. In un tempo così breve è ovviamente impossibile analizzare tutti i dettagli di un viso o di un corpo, e quindi deve esistere, secondo Grammer, la percezione di un ‘prototipo’ o di una ‘Gestalt’ (forma) a un livello molto basso di integrazione e di calcolo. Tutte le caratteristiche che abbiamo descritto (forme, dimensioni, proporzioni, colori…) sono specifiche di ciascun sesso, e sono anche responsabili del riconoscimento di un sesso rispetto all’altro. Quante misure sono necessarie al nostro cervello per distinguere il viso di un uomo da quello di una donna? Secondo gli studi dell’università di Vienna, 16 diverse misure sono più che sufficienti per un riconoscimento attendibile. Le conclusioni di Grammer sono che “il riconoscimento del genere sembra essere molto di più di una semplice analisi delle caratteristiche fisiche. Deve esserci qualche altro tipo di percezione e di calcolo dello stimolo. Idee simili devono valere anche per la percezione dei corpi: nella maggior parte degli studi abbiamo rilevato che le caratteristiche più attraenti non sono né troppo grosse, né troppo piccole. Le gambe non devono essere corte, né grosse, o sottili o lunghe, e lo stesso discorso vale per i seni. Inoltre, è attraente ciò che appartiene al prototipo del genere, che cioè distingue i maschi dalle femmine. E’ questa differenza in primo luogo a rendere attraente una caratteristica fisica”.

Curiosità: come giudicano gli uomini? Una rivista maschile americana ha invitato i suoi lettori a votare ogni settimana un personaggio femminile in base a certe caratteristiche estetiche e di sex-appeal. La vincitrice assoluta del 2001 è stata Laetitia Casta, che votata da ben 4.000.000 di lettori ha raggiunto il punteggio più alto con queste motivazioni:

“perché ci piace
Laetititia Casta è così bella e così amata che i nostri lettori ci hanno chiesto di ripresentarla ogni settimana. Se dovete scegliere una modella sexy, non vi costerà troppa fatica pensare al suo nome

punteggio totale: 89
Laetitia Casta è una delle donne più sexy del mondo, con le curve più belle di questo lato della California. E’ quasi impossibile ignorare il campione di bellezza che Laetitia rappresenta, e non possiamo pensare che ognuno dei nostri lettori non si sia soffermato almeno una volta sui suoi considerevoli tesori

sex appeal: 98
siamo sinceri: Laetitia ci toglie il fiato. Tutto in lei, occhi e labbra, gambe e dita dei piedi ci fa saltare di gioia. E’ tanto vicina alla perfezione quanto Madre Natura ha voluto che una donna lo potesse essere. E’ al suo top quando si mette in posa e ci manda uno dei suoi lunghi,  penetranti sguardi. Laetitia è indiscutibilmente la donna più sexy del mondo”.

Lo stesso giornale ha poi chiesto ai suoi lettori di esprimere un giudizio, naturalmente molto più semplificato, sugli uomini. Il più votato? Pierce Brosnan

“perché ci piace
Pierce Brosnan è la personificazione del tipo di uomo che tutti noi vorremmo essere quando avremo quarant’anni

punteggio totale: 88
Pierce Brosnan è un vero uomo. Negli ultimi film di James Bond, Brosnan combina la grazia e l’eleganza di un uomo che ha visto tutto, e ne ha goduto ogni singolo minuto. Tutti vorremmo essere nei suoi panni…”

Notate che Laetitia Casta ha proprio quei tratti di babyness che agli uomini non piacciono quando devono ‘scegliere’ una moglie, mentre Pierce Brosnan ha tutto quello che serve all’immagine di un vero uomo: capelli folti, mascella marcata, occhi ben distanziati. Tutti segni che gli ormoni sono al lavoro, e che sulla sua virilità non si discute

Il corpo
La teoria che ipotizza l’esistenza di un prototipo di bellezza che tutti noi abbiamo interiorizzato non si applica solo ai visi, ma anche ai corpi. Devendra Singh descrive una singola misura che può sempre essere applicata all’attrattività corporea, e si tratta del rapporto tra circonferenza della vita e dei fianchi nelle donne, e di quello tra vita e torace negli uomini. Per le donne, il punto massimo di attrattività si ha quando il rapporto vita-fianchi è 0.72, e sorprendentemente, rileva Singh, “questo massimo è collegato a molti parametri rivelatori della salute femminile”. Studi e ricerche hanno dimostrato che le donne che hanno questo rapporto ottimale restano più spesso e più facilmente incinte quando vengono sottoposte all’inseminazione artificiale, cioè questo rapporto non sarebbe solo un segnale di bellezza e di salute fisica, ma di fertilità. La preferenza per una certa forma corporea sarebbe stabile e costante in pressocché tutte le culture, e ricerche condotte in parallelo in Gran Bretagna e in Uganda hanno prodotto risultati identici. Nella vita quotidiana le misure reali sono ben lontane dai canoni estetici, per esempio uno studio condotto in Germania su un campione di 10.000 donne ha dimostrato che la donna media è ben lontana dal fatidico rapporto ottimale 0.72

Curiosità: due psicologi, Garner e Garfinkel, hanno studiato l’evoluzione delle misure delle playmates tra il 1969 e il 1978, perché le consideravano delle buone rappresentanti della bellezza ideale, almeno dal punto di vista maschile. La silhouette delle playmates si è progressivamente trasformata, con un girovita e un girofianchi in costante diminuzione, così come il loro peso, mentre negli ultimi trent’anni la giovane donna americana tra 17 e 24 anni aumentava di peso in media di 2.5-3 chili. Secondo questo studio, solo il 5% della popolazione americana femminile corrisponderebbe alle norme corporee di Playboy. E queste ultime sono in fondo ancora tolleranti, se si considerano le misure comunemente richieste alle modelle. Roberta Pollack Seid ha studiato le caratteristiche fisiche delle ragazze che ogni anno vengono elette Miss America: tra il 1950 e il 1980 l’indice di massa corporea delle vincitrici è passato da 19.5 a 17.6, che corrispondono a una perdita compresa tra 5 e 7 chili, in funzione dell’altezza. A partire dal 1970 la vincitrice è sempre più magra delle altre concorrenti, e questa progressione è continuata ancora, se si pensa che l’indice di massa corporea attuale delle modelle si situa mediamente intorno a 15.5, quando quello della donna media europea è intorno a 22. Più le norme estetiche diventano restrittive e severe, più la bellezza diventa irraggiungibile, e quando invece viene finalmente raggiunta, come vedremo in seguito, il vantaggio è spesso troppo breve per essere significativo…

La simmetria
Le asimmetrie del viso e del corpo si manifestano molto presto nello sviluppo umano e restano stabili per tutta la vita. Definite ‘MPA’ cioè Minor Physical Anomalies, le asimmetrie sarebbero il risultato di instabilità nello sviluppo durante fase embrionale, e si manifesterebbero nel primo trimestre di gestionazione - anche se asimmetrie estreme possono comparire anche dopo la pubertà. Bisogna però distinguere tra MPA’s e lateralità del corpo: solitamente le due metà del corpo non sono perfettamente uguali, ma se si tracciasse una linea verticale di simmetria lungo il corpo, la linea sarebbe ancora retta, nonostante la lateralità. Le MPS’s distorcono invece la linea tracciata su un viso rendendola non più retta, ma a zig-zag. Karl Grammer e Randy Thornhill hanno dimostrato nei loro studi che la simmetria facciale è in fattore più importante per stabilire l’attrattività di un viso maschile o femminile. Nel giudizio degli osservatori, inoltre, la simmetria corporea ha un legame con quella del viso anche quando il corpo non è visibile. Le ricerche empiriche hanno dimostrato che l’asimmetria facciale è un elemento di predizione negativa molto forte rispetto all’attrattività, e viene impiegato come valore negativo nel valutare la prototipicità della bellezza.

La simmetria come prova di fitness genetica
La selezione sessuale nasce dai vantaggi che gli individui hanno sugli altri dello stesso sesso e della stessa specie nella competizione per riprodursi, e questo processo può dar luogo a caratteri sessuali stravaganti che sono nocivi alla sopravvivenza, ma vantaggiosi per l’accoppiamento. Secondo Grammer, “le più recenti scoperte teoriche ed empiriche suggeriscono le preferenze sessuali sono basate soprattutto sulla salute. Caratteristiche belle e irresistibili si sono evolute numerose volte nelle piante e negli animali grazie all’immensa pressione selettiva causata dalle femmine. Preferenze e standard di bellezza ci forniscono la prova che l’ossessione umana per la bellezza è identica a quella del regno vegetale e di quello aniamale. L’industria della bellezza, della chirurgia plastica e della cosmesi sono perciò fenomeni di superficie che supportano un’interpretazione evoluzionistica”. Insomma, gli standard di bellezza umani riflettono il nostro passato evoluzionistico distante e recente, ed evidenziano il ruolo della salute nella scelta del partner. Grammer conclude così: “la selezione sessuale è lo studio di quello che si potrebbe definire ‘percezione delle bellezza’, e del suo ruolo nella competizione per l’accoppiamento nelle piante e negli animali. L’ossessione umana per la bellezza non è per niente diversa dalla stessa ossessione presente negli altri organismi”. Quando è simmetrico, un individuo viene giudicato più attraente degli altri. Se il corop è asimmetrico, anche il viso viene giudicato brutto, anche se il valutatore non lo ha mai visto. Diciamo semplicemente, suggerisce Grammer, “che la simmetria domina sulla medietà, perché la simmetria possiede dei correlati comportamentali.”

Anders e i suoi colleghi hanno dimostrato per esempio che i polli simmetrici camminano meglio e in modo più efficace. Quindi la simmetria non è solo un indice di stabilità di sviluppo, ma anche di efficacia nel movimento e dell’efficienza generale di un individuo. E lo stesso vale per i visi: sui visi più simmetrici è più facile ‘leggere’ le emozioni, rispetto ai visi meno simmetrici. Quindi, “la simmetria del viso e del corpo garantisce l’onestà”, anche perché, al contrario di molti altri parametri che possono essere mascherati, le MPA’s “sono segnali non falsificabili”.

Il gioco dei sensi: le copuline
Un ferormone è un segnale chimico in grado di alterare il comportamento e perfino la fisiologia di un altro individuo. Secondo Karl Grammer, in particolare, “una possibile importante funzione dei ferormoni sarebbe l’induzione di affetti, perché le emozioni possono modificare l’elaborazione delle informazioni in chi riceve il segnale”. Tra le secrezioni vaginali, le donne producono alcuni acidi chiamati copuline. Le copuline furono scoperte da Richard Michael nelle scimmie rhesus, sulle quali sono stati condotti interessanti esperimenti. Resi incapaci di percepire gli odori, i maschi rhesus più giovani non avevano più interesse ad accoppiarsi alle femmine, nonostante potenti stimoli visivi. Inoltre, i maschi erano disinteressati alle femmine cui era stata praticata l’ovariectomia, che causa la perdita degli odori caratteristici dell’ovulazione. I maschi erano di nuovo attratti dalle femmine ovariectomizzate solo quando a queste veniva aggiunto artificialmente l’odore delle femmine non operate, e molti studi sulle fluttuazioni nella produzione di copuline prima e dopo il periodo mestruale delle femmine umane hanno indicato che anche nella nostra specie esistono segnali olfattivi di questo genere. Ma non solo: la composizione chimica delle copuline delle donne e delle femmine rhesus è molto simile, tanto che i maschi rhesus erano indifferentemente attratti da femmine ovariectomizzate cui erano state aggiunte secrezioni vaginali umane o rhesus.

La decorazione
Secondo gli studi di Grammer, la decorazione consentirebbe in primo luogo due cose: l’alterazione nella percezione dell’attrattività, e l’identificazione di appartenenza a un gruppo. L’analisi statistica di una serie di pubblicità ha consentito di dimostrare che “le pubblicità indirizzate alle donne si occupano soprattutto di miglioramento del corpo, e di decorazione”. Ciononostante, Grammer conclude sostenendo che “anche se la decorazione del viso o del corpo può cambiare i punteggi di attrattività in modo significativo, essa non può modificare la percezione globale della persona. Se una donna viene classifica come dominatrice e non romantica, la decorazione potrà infuenzare il voto dato, ma la donna non verrà mai giudicata subordinata o romantica”.

Curiosità: in Le poids des apparences, Amadieu riassume più di duecento studi compiuti in tutto il mondo sul rapporto tra bellezza e percezione del carattere e del valore di un individuo. Queste sono le caratteristiche attribuite alle persone belle, senza che alcun approfondimento sia stato possibile al di là della semplice osservazione di una fotografia:

  •  i belli sono più socievoli e hanno più amici

  • se sono uomini, sono più virili; se sono donne, sono più femminili

  • hanno una sessualità più libera, e più esperienza

  • faranno o hanno fatto un matrimonio riuscito

  • non sono litigiose e sono molto equilibrate

  • godono di una salute mentale eccellente

  • sanno comandare per natura, sanno dominare

  • sono più sensibili e più attente agli altri

  • sono più intelligenti, le loro opinioni contano di più

  • sono molto ambiziose, e faranno strada

  • sono più felici

Attrattività e caratteristiche fisiche
Quanto c’è di fisico nell’attrattività? Molto, secondo l’università di Vienna. Anche se i parametri con cui si può misurare universalmente questo valore non sono poi tanti: simmetria, valore medio dei tratti, rapporto vita-fianchi per le donne e vita-torace per gli uomini. E i visi? La teoria della babyness come valore aggiunto per le donne sembra tramontata, e le ultime ricerche confermano che alcuni tratti adulti come gli zigomi marcati e le guance non troppo piene conferiscono bellezza a una donna proprio perché sono segni di maturità – i soli che possono ‘garantire’ che una donna attraente sarà anche affidabile, cioè sarà una buona madre. Gli uomini: quanto al corpo, conta il rapporto vita-torace - un torso ampio dalle spalle larghe è una buona garanzia di virilità, così come la parte bassa del viso cherdovrebbe essere idealmente ampia, molto simile a certi volti americani dalla mascella pronunciata. Ma non troppo, suggeriscono gli studi: certe caratteristiche somatiche, come per l’appunto la dimensione della mascella maschile o la distribuzione del grasso sul corpo femminile, sono testimonianze di una copiosa produzione di ormoni. Nel caso degli uomini, la mascella pronunciata sarebbe la prova di un’efficiente produzione di testosterone, l’ormone maschile responsabile, tra l’altro, anche dell’aggressività: visi virili, dunque, ma senza esagerare, perché nessuna progenie potrebbe sopravvivere alla violenza.

Quello che più conta, al di là delle misure, è il valore attribuito a una caratteristica fisica, cioè il modo in cui la percepiamo: Allan Mazurand e la sua équipe hanno dimostrato che la mascella maschile prominente è percepita come segno di indiscusso dominio sugli altri in ben 8 culture nel mondo, mentre Perret suggerisce che l’aggiunta di un tocco femminile a un viso maschile lo rende più attraente per le donne. Insomma, che cosa ci piace nell’altro sesso, che cosa ce lo rende attraente? La differenza con il nostro, in primo luogo. Per esempio nella distribuzione del grasso corporeo e della massa muscolare, che costituiscono la prima grande disparità tra maschi e femmine. I maschi sono più muscolosi e hanno uno scheletro più grosso e pesante perché per milioni di anni hanno dovuto lottare tra di loro per la conquista delle femmine; il grasso corporeo femminile è invece non solo più consistente di quello maschile, ma è distribuito in zone diverse – attorno ai fianchi e ai glutei, e nel seno, la cui dimensione è in genere correlata alla quantità totale del grasso corporeo della donna. La natura lo ha distribuito in aree prominenti che sono attraenti proprio perché inviano segnali di potenziale fertilità.

Alcuni studi suggeriscono che vi sia una relazione tra l’apprezzamento fisico e la stabilità o instabilità dell’ambiente: così per esempio le donne più carnose sarebbero apprezzate in territori, come il Nordafrica in questo studio, in cui l’instabilità è all’ordine del giorno (risorse fluttuanti, raccolti a rischio, ecc.) mentre non sarebbe gradita nei paesi più evoluti, dove il tenore di vita è tendenzialmente consolidato. Quanto ai colori, si preferirebbe la rarità, e Thelen ha dimostrato che la preferenza per un certo coore di capelli dipende dalla distribuzione dei colori dei capelli all’interno di una popolazione. In genere i maschi preferiscono i colori rari, cioè il biondo, e i capelli lunghi, più probabili nelle donne che soffrono meno delle interferenze del testosterone. Ma non solo. I capelli femminili agirebbero come organo distributivo dei ferormoni, e quindi piacerebbero molto agli uomini, che invece non apprezzano i peli, anche se assolvono alla stessa funzione. Insomma,
è attraente tutto ciò che ha valore di segnale: di differenza sessuale, di buona salute, di giovinezza, di capacità riproduttiva – e le aree in cui il contrasto è più elevato (per esempio una vita stretta sopra i fianchi larghi) sono quelle in cui la densità di informazione è maggiore, e perciò sono le più attraenti.

Curiosità: il viso ha un’importanza strategica inferiore per le donne che per gli uomini. Da uno studio condotto in Francia è emerso che la pubblicità mostrava la testa di un uomo nel 65% dei casi, e quella delle donne solo nel 45% dei casi. Quanto al corpo, invece, quello femminile, e specialmente il seno, veniva mostrato nel 49% dei casi, contro il 24% di quello maschile. Amadieu commenta: “se si ritiene che il viso riveli la dimensione spirituale dell’individuo, in opposzione al corpo che è sede dell’animalità, il messaggio non è difficile da capire. Visibilmente, la pubblicità preferisce valorizzare l’attrattività fisica delle donne, che costituisce un valido argomento di vendita, o almeno, un motivo di interesse”.

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