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La memoria: che cos'è e come funziona

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L'apprendimento

La memoria: che cos'è e come funziona

di Daniele Monzani

Più che di memoria, dovremmo parlare di memorie al plurale. Ma che cos’è quella che Baudelaire definì la “madre dei ricordi, padrona delle padrone”, sulla quale gli uomini si interrogano sin dagli albori della storia? Teorie, ipotesi, sguardi.

Le tre fasi della memorizzazione
Ogni teoria sulla memoria prende in considerazione tre diversi momenti del processo di memorizzazione: la codifica, la ritenzione e il recupero. Per codifica si intende il modo in cui l’informazione in arrivo è immagazzinata nel sistema; la ritenzione è il modo in cui questa informazione viene conservata nel corso del tempo; il recupero si riferisce al modo in cui l’informazione viene estratta da un sistema.

Le prime teorie sulla memoria sono attribuibili a Platone che paragonava la memoria umana a morbida cera sulla quale le esperienze imprimevano dei segni. Aristotele parlava invece di “associazioni” per esprimere il concetto per il quale due idee sono associate se il ricordo dell’una è un buon indice di richiamo dell’altra. Agli inizi del secolo vennero formulate le prime teorie davvero psicologiche sulla memoria. Alcuni studiosi consideravano il sistema di memorizzazione costituito da “vie neurali”, una sorta di sentieri mentali che diventavano più chiari e distinti a forza di essere usati.

I tempi della memoria
La prima importante teoria della memoria venne proposta nel 1971 da Atkinson e Shiffrin. La loro teoria multiprocesso o multimodalità considerava il funzionamento del sistema mnestico frutto dell’interazione tra sistemi diversi interconnessi e non, come sottintendevano le teorie precedenti, riconducibili ad un sistema unico. Secondo questi autori l’informazione in entrata viene conservata per pochissimo tempo in un sistema di memoria sensoriale, poi viene parzialmente codificata e conservata nella memoria a breve termine e infine, ma solo in certi casi, viene trasferita nella memoria a lungo termine. Vediamo più nel dettaglio ognuno di questi sistemi.

La memoria sensoriale implica la conservazione dell’informazione visiva o uditiva (ecoica) per qualche secondo. Facciamo un esempio. Chi ha provato a muovere velocemente una sigaretta nel buio sa che viene percepita una striscia rossa nell’aria. Ebbene, in realtà la luce della brace continua a essere vista qualche tempo dopo che ha cessato di essere presente in quel punto dell’aria e quindi dopo che ha cessato di cadere su porzioni particolari nella retina oculare. Questo semplice esempio mostra come l’informazione visiva viene conservata in memoria per qualche secondo, generalmente uno o due. Alcune osservazioni sperimentali hanno messo in evidenza come queste informazioni vengono conservate in un codice molto simile all’informazione originale e che possono essere disturbate da informazioni percepite successivamente.

La memoria a breve termine è quello spazio mentale in cui le informazioni vengono conservate per periodi più lunghi. Secondo alcuni autori questo tipo di memoria può anche essere considerata una memoria di lavoro (working memory) perché deputata alla manipolazione non meno che alla conservazione dell’informazione. Questo magazzino di informazioni ha una capacità limitata. Sottoponendo alcuni soggetti a una prova di ricordo di sequenze di numeri e lettere, Miller (1956) giunse alla conclusione che si possono ricordare al massimo sette (più o meno due a seconda della difficoltà del compito) elementi nella memoria a breve.

Nei compiti di rievocazione è possibile osservare un curioso fenomeno. Si ha la sensazione, tra l’altro confermata dagli esperimenti di laboratorio, che le informazioni ricordate più facilmente all’interno di una qualsiasi sequenza siano le prime o le ultime. Le prime perché sono quelle memorizzate quando “la mente era più fresca” (effetto primacy), le ultime perché sono le informazioni assimilate più di recente (effetto regency). Quale di questi due fenomeni sia prevalente sull’altro non è stato mai stabilito.

La memoria a lungo termine è quella che conserva tutte le informazioni sul nostro passato. Se ricordiamo episodi della nostra infanzia è grazie a questa componente del sistema di memoria. I meccanismi che trasferiscono un’informazione dalla memoria a breve alla memoria a lungo termine sono oggetto di un infinito dibattito.
E’ possibile fare una distinzione tra diversi tipi di memoria a lungo termine. La prima distinzione che può essere fatta è tra conoscenza procedurale e dichiarativa. Quest’ultima corrisponde alla conoscenza fattuale, ad esempio “Roma è la capitale dell’Italia”. Spesso questa conoscenza può essere appresa attraverso lo studio o anche mediante una sola osservazione.

La conoscenza procedurale ci dice invece come fare qualcosa. Se sappiamo allacciarci le scarpe o tagliare una torta è perché abbiamo acquisito questo tipo di conoscenza attraverso l’esercizio e la ripetizione.
Vi sono due tipi di conoscenza dichiarativa: quella episodica e quella semantica. La prima riguarda proposizioni circa esperienze o episodi del passato come “L’anno scorso sono andato a Parigi”. La conoscenza semantica  rappresenta invece fatti indipendenti dal momento in cui sono stati appresi, ad esempio “2 x 2 = 4”.

Alcune recenti teorie sulla struttura della memoria parlano invece di reti neurali, considerando la memoria nient’altro che una rete di associazioni tra contenuti, fatti e procedure. Tale teoria avrebbe anche un corrispettivo fisiologico nella struttura del sistema nervoso centrale costituito da collegamenti (sinapsi) tra neuroni. Una conferma di questa teoria viene da una specifica mnemotecnica che suggerisce, quando non si ricorda qualcosa, di cercare di ricordare qualcosa di “prossimo” a quel ricordo, magari legato al momento in cui si è memorizzata l’informazione o a contenuti o emozioni ad esso vicini.

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Pagina aggiornata al 11/05/2007

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