Capita
a tutti: dalla rabbia temibile dei calmi alle
incessanti esplosioni dei più nervosi, dall’ira
gelida
dei controllati agli urli assordanti degli iracondi.
C’è chi si arrabbia in continuazione e chi invece
molto raramente, chi se la prende per tutto e chi sa
lasciar perdere, ma per tutti vale una regola: se
proprio
non riusciamo a fare a meno di arrabbiarci,
impariamo a usare al meglio le energie della rabbia e
a farle lavorare per noi invece che contro di noi…
Aggressività, ira,
rabbia sono termini che erroneamente, a
volte, vengono utilizzati come sinonimi. Il
temine aggressività deriva dal verbo aggredire,
che indica il mettere in atto delle azioni
intenzionali di violenza finalizzate a danneggiare
fisicamente o psicologicamente il prossimo. Un modo
di essere aggressivi è arrabbiarsi, ma non sempre
rabbia ed aggressività vanno di pari passo.
Esistono, infatti, azioni aggressive senza rabbia,
così come azioni dettate dalla rabbia, ma non
aggressive.
Un
esempio delle prime può essere rappresentato dal
tentativo freddo e progettato attentamente di sabotare
il lavoro di uncollega, al fine di
metterlo in cattiva luce di fronte al suo superiore.
Un esempio delle seconde è dato da un pugno
assestato vigorosamente sulla scrivania quando
perdiamo tutto il lavoro svolto al computer
nell’ora precedente, a causa di una improvvisa
interruzione dell’erogazione della corrente.
Ira
è un termine che viene utilizzato molto
frequentemente nella letteratura, ma non solo, ed è
un sinonimo di rabbia. La rabbia è invece
un’emozione causata dalla frustrazione dei
tentativi di raggiungere un obiettivo, da azioni
ostili o da situazioni disturbanti. L’espressione
della rabbia, in particolare negli adulti, tende ad
essere mediata a livello socio-culturale e a non
esprimersi in forma fisica, se non in casi estremi.
Le situazioni che provocano rabbia sono diverse a
seconda delle persone e dei loro periodi di vita.
Nello specifico, negli adulti la rabbia è causata
principalmente da:
situazioni
fisiche sgradevoli che possono minacciare
l’incolumità di se stessi e dei propri beni,
come accade per esempio quando il nostro vicino
di parcheggio, scendendo dall’auto, apre con
noncuranza lo sportello della sua auto urtando
il nostro
disturbi
o ostacoli alle proprie attività, come, ad
esempio, il rumore del tagliaerba del nostro
vicino mentre cerchiamo di concentrarci nello
svolgimento di un lavoro urgente e impegnativo
frustrazioni
psicologiche, quali lesioni alla propria
immagine, come nel caso di una battuta di
spirito nei nostri confronti di fronte ad
estranei; interferenza nello svolgimento di
attività piacevoli, come una pallonata che ci
fa cadere il gelato che stavamo gustando;
imposizione di esperienze spiacevoli, come lo
stillare continuo di un rubinetto
ingiustizie
nei confronti nostri o altrui, come
l’attribuzione errata di responsabilità nei
nostri confronti di un’azione disonorevole,
scorretta, o di un errore che in realtà non
abbiamo commesso
La capacità di ogni situazione
di farci arrabbiare dipende sia dal nostro statod’animo precedente al singolo episodio, sia
dalla nostra inclinazione personale ad
arrabbiarci con maggiore o minore frequenza.
Esistono infatti eventi di modesta portata che se si
susseguono a breve distanza tra loro possono farci
arrabbiare anche molto seriamente. Allo stesso modo,
esistono persone che tendono ad arrabbiarsi più
spesso rispetto ad altre, e questo è dovuto a cause
genetiche, come si rileva dalla presenza di
bambini più irritabili rispetto ad altri, e a cause
socioculturali e familiari, in base alle quali
queste modalità di comportamento sono messe in atto
frequentemente e sono tacitamente approvate
dall’ambiente.