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Quello
che facciamo quando ‘cambiamo’ è sostituire
un comportamento che abbiamo identificato come
errato (disadattivo) con
uno più adeguato. Eppure, anche imparando le
migliori ‘tecniche’ di cambiamento, nessun
risultato ci sarà accessibile se non abbiamo una motivazione
sufficientemente forte da sostenerci soprattutto
nella fase iniziale del processo, quando ci sembra
che i costi
dei nostri sforzi superino largamente i benefici
che
ne traiamo. Le nostre motivazioni possono essere le
più varie – bisogni psicologici, fisiologici, di
sopravvivenza, sofferenza, paure, ricompense,
valori, interessi, e così via – quello che conta
ai nostri fini è che la motivazione, qualunque essa
sia, sia forte.
Che
cosa ci motiva davvero?
-
i nostri bisogni
interiori (uscire da un legame che sentiamo
‘sbagliato’, modificare un’abitudine che
consideriamo dannosa, imparare a controllare la
timidezza, e così via…)
-
le
nostre aspettative
circa i risultati che certe nostre azioni
produrranno, aspettative che sono ovviamente
gioiose e cariche di promesse (la felicità
anticipata per un dimagrimento raggiungibile,
una vita sociale ipotizzata più facile e più
piena di amici, ecc.)
-
l’intensità
con cui desideriamo un determinato risultato
rispetto ad altri possibili.
Il cambiamento implica,
quindi, due elementi distinti e ugualmente
indispensabili: saper
imparare nuovi comportamenti (apprendimento), e voler
apprendere questi comportamenti (motivazione).
L’apprendimento è quindi diverso dalla
motivazione. La
motivazione è il tentativo di raggiungere i nostri
obiettivi, e per quanto è possibile, è bene
stabilire obiettivi
specifici, di media
difficoltà, e raggiungibili
in passi successivi.
Non
dobbiamo dimenticare anche che quelli che la
psicologia definisce ‘oggetti
positivi’ (per esempio, desidero nuotare
meglio e più velocemente) hanno
un potere motivante più alto di quelli negativi
(per esempio, desidero avere meno paura di nuotare),
e che
gli obiettivi che stabiliamo noi sono molto più
motivanti di quelli stabiliti dagli altri (per
esempio, desidero dimagrire per avere un miglior
rapporto con me stessa, piuttosto che perché me lo
ha imposto il mio fidanzato)
Distinguere tra ‘urgente’ e
‘importante’
Secondo
Covey la nostra motivazione è spesso sviata perché
molti di noi trascorrono molto tempo a fare cose
che sembrano
urgenti al momento, ma non sono realmente
importanti, e sprecano
una parte della loro vita compiendo cose che non
sono né importanti,
né urgenti.
Potremmo essere molto più efficaci, e in
definitiva
molto più felici, se trascorressimo più
tempo a fare cose che spesso non sembrano urgenti,
ma sono invece veramente importanti, come per
esempio chiarirci gli obiettivi della nostra vita,
instaurare relazioni che favoriscono la nostra
crescita personale, e così via.
Il cambiamento subìto
A volte capita di imbattersi in situazioni
problematiche, inattese.
Esse possono provocare delle reazioni negative in
noi, ma se siamo in grado di viverle come uno
stimolo verso il cambiamento, per esplorare nuove
realtà, potremo considerarle una risorsa
estremamente positiva. Ad esempio, la perdita del
lavoro, per quanto drammatica sia sul piano
concreto, economico, sia psicologico, come messa
in crisi, svalutazione di sé e delle proprie
capacità, può costituire lo stimolo
per cercare di ‘inventarsi’ una nuova
occupazione, magari più consona ai propri
interessi e alle proprie abilità
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