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Cambiare è imparare

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Guida al cambiamento

Cambiare è imparare

con la collaborazione di Anna Fata

Quello che facciamo quando ‘cambiamo’ è sostituire un comportamento che abbiamo identificato come errato (disadattivo) con uno più adeguato. Eppure, anche imparando le migliori ‘tecniche’ di cambiamento, nessun risultato ci sarà accessibile se non abbiamo una motivazione sufficientemente forte da sostenerci soprattutto nella fase iniziale del processo, quando ci sembra che i costi dei nostri sforzi superino largamente i benefici che ne traiamo. Le nostre motivazioni possono essere le più varie – bisogni psicologici, fisiologici, di sopravvivenza, sofferenza, paure, ricompense, valori, interessi, e così via – quello che conta ai nostri fini è che la motivazione, qualunque essa sia, sia forte.

      Che cosa ci motiva davvero?

  • i nostri bisogni interiori (uscire da un legame che sentiamo ‘sbagliato’, modificare un’abitudine che consideriamo dannosa, imparare a controllare la timidezza, e così via…)

  • le nostre aspettative circa i risultati che certe nostre azioni produrranno, aspettative che sono ovviamente gioiose e cariche di promesse (la felicità anticipata per un dimagrimento raggiungibile, una vita sociale ipotizzata più facile e più piena di amici, ecc.)

  • l’intensità con cui desideriamo un determinato risultato rispetto ad altri possibili.

Il cambiamento implica, quindi, due elementi distinti e ugualmente indispensabili: saper imparare nuovi comportamenti (apprendimento), e voler apprendere questi comportamenti (motivazione). L’apprendimento è quindi diverso dalla motivazione. La motivazione è il tentativo di raggiungere i nostri obiettivi, e per quanto è possibile, è bene stabilire obiettivi specifici, di media difficoltà, e raggiungibili in passi successivi.

Non dobbiamo dimenticare anche che quelli che la psicologia definisce ‘oggetti positivi’ (per esempio, desidero nuotare meglio e più velocemente) hanno un potere motivante più alto di quelli negativi (per esempio, desidero avere meno paura di nuotare), e che gli obiettivi che stabiliamo noi sono molto più motivanti di quelli stabiliti dagli altri (per esempio, desidero dimagrire per avere un miglior rapporto con me stessa, piuttosto che perché me lo ha imposto il mio fidanzato)

Distinguere tra ‘urgente’ e ‘importante’
Secondo Covey la nostra motivazione è spesso sviata perché molti di noi trascorrono molto tempo a fare cose che sembrano urgenti al momento, ma non sono realmente importanti, e sprecano una parte della loro vita compiendo cose che non sono né importanti, né urgenti. Potremmo essere molto più efficaci, e in definitiva molto più felici, se trascorressimo più tempo a fare cose che spesso non sembrano urgenti, ma sono invece veramente importanti, come per esempio chiarirci gli obiettivi della nostra vita, instaurare relazioni che favoriscono la nostra crescita personale, e così via.

Il cambiamento subìto
A volte capita di imbattersi in situazioni problematiche, inattese. Esse possono provocare delle reazioni negative in noi, ma se siamo in grado di viverle come uno stimolo verso il cambiamento, per esplorare nuove realtà, potremo considerarle una risorsa estremamente positiva. Ad esempio, la perdita del lavoro, per quanto drammatica sia sul piano concreto, economico, sia psicologico, come messa in crisi, svalutazione di sé e delle proprie capacità, può costituire lo stimolo per cercare di ‘inventarsi’ una nuova occupazione, magari più consona ai propri interessi e alle proprie abilità

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