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Vivere meglio: il denaro

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Narcisistico, terapeutico, pragmatico … Che tipo di compratore sei?

Il rapporto con il denaro
Uno dei profili meglio conosciuti è quello dell’acquirente compulsivo, una persona che ha bisogno di comprare per compensare una depressione o una mancanza, prova piacere nel semplice fatto di comprare e di pagare (anche se non ne ha i mezzi) ma non nell’oggetto acquistato, che finirà in genere nel fondo di un armadio. Della seconda categoria fanno parte i debitori cronici, come i giocatori incalliti, che adorano il rischio finanziario e chiedono continuamente prestiti. Secondo la psicologia questi soggetti provano una gioia inconsapevole legata al rischio del fallimento e del disastro. Del terzo profilo fanno parte i prodighi, che amano spendere soprattutto per gli altri. È un modo di amare ed essere amati in cui non si distingue più tra il proprio Io e l’oggetto da acquistare. L’avaro invece è preda di un’unica ossessione, accumulare e far fruttare il proprio patrimonio. Nascosta agli altri, la sua fortuna simbolizza la sua potenza, il suo essere: più i suoi beni si accrescono, più il suo Io diventa forte.

Il pragmatico
Per questo soggetto la praticità è più importante dell’immaginario: tutto deve servire a qualcosa. Indifferente ai richiami della società dei consumi, agli acquisti ostentatori che trova volgari, allo spreco del denaro, vuole far piacere ma non a prezzo di uno scoperto in banca. I suoi acquisti non sono condizionati dalle emozioni, o lo sono in misura ridotta

Il cacciatore
Gli piace sognare e confrontare, passa ore ad accarezzare gli oggetti, ad annusare i profumi, a scoprire un nuovo dettaglio. È divertito dalle tentazioni e dalla ricerca dell’inedito, ma con grande senso critico, è un individuo capace di scoprire i difetti degli oggetti anche se per lui comprare è un momento magico in cui è in pace con se stesso, con i suoi gusti e con le sue finanze. Ama unire l’utile al dilettevole, è un soggetto che ama far piacere a se stesso e anche agli altri, facendo un buon affare

L’autogratificatore
La crisi gli ha insegnato a stringere i cordoni della borsa e a resistere ai richiami da sirena di lusso o paccottiglia, ma di tanto in tanto sa lasciarsi andare. Un acquisto impulsivo e imprevedibile segnato dall’urgenza e dall’obbligo si accompagnano per lui a una sensazione fisica di eccitazione, instabilità o forte ansia, sostituite di colpo, al momento del vero e proprio acquisto, dal benessere, dalla felicità e dalla soddisfazione di fare qualcosa di buono per se stesso. L’autoregalo è un rimedio infallibile, un messaggio di autoincoraggiamento, di consolazione, di valorizzazione narcisistica o di protezione, come se l’oggetto scelto possedesse una dimensione sacra, quella di rendere più seducenti, più potenti o più desiderabili. Spesso però il ritorno alla realtà è dei peggiori: la felicità dello shopping lascia il posto alla depressione, alla disapprovazione e alla vergogna

Il compratore terapeutico
Il compratore narcisistico deve compensare un trauma, a volte molto precoce. È il tipico caso di compratore multiplo (stesso maglione in 10 colori). La scelta di acquisto cade sempre su oggetti a forte valore simbolico, perché gli acquisti terapeutici aiutano queste persone a tollerare meglio le difficoltà personali come un’identità traballante, la scarsa fiducia in se stessi, un vuoto interiore, una parte dell’infanzia vissuta male, un legame incerto, e così via. La regola di questi soggetti è però inflessibile: mai mettere in pericolo le finanze. Al contrario del compratore patologico

Il compulsivo indebitato
È incapace di controllare le sue spese, si indebita così si sente in colpa e si deprime. E per sentirsi meglio, compra di nuovo. Questo è un circolo vizioso di dipendenza, simile a quello della tossicomania. Sensazioni di mancanza se non si compra, difficoltà di ogni genere con la famiglia, gli amici e il lavoro a causa del continuo bisogno di denaro, interesse per se stesso e per gli altri secondario all’ossessione dell’acquisto. Il compulsivo è insensibile ai saldi, perché il suo obiettivo non è il buon affare, ma dilapidare il denaro, molto al di là di quello che si può permettere. Gli oggetti acquistati perdono istantaneamente ogni valore e finiscono nel fondo di un armadio o vengono regalati o riportati indietro e sostituiti con altri. Secondo le indagini americane di Mc Elroy e di Faber, a questo profilo aderiscono soprattutto le donne: il 92% dei compratori compulsivi è di sesso femminile, di età compresa tra 30 e 40 anni, con un buon impiego e una formazione scolastica superiore o universitaria. La principale causa di questo disturbo consiste nell’avere una cattiva immagine di sé, e in più del 60% dei casi la patologia è associata ad altri problemi psicologici come l’ansia, l’alcolismo, la bulimia. Le spese esagerate, gli acquisti compulsivi che lasciano sempre lo stesso retrogusto di colpa non rispondono a un bisogno reale, ma a una necessità inconscia. Spendere in maniera compulsiva rientra nei comportamenti di dipendenza alla stessa stregua della dipendenza al gioco, dell’alcoolismo o della tossicomania. Gli psicologi che hanno studiato questo fenomeno hanno scoperto che nella maggioranza dei casi i compratori compulsivi presentano dei tratti depressivi. Nel soggetto depresso il ricorso agli acquisti ha infatti un effetto consolatorio ed euforizzante.

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