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Natura e teoria delle emozioni

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Le emozioni

Natura e teoria delle emozioni

di Daniele Monzani

Che cosa sono le emozioni?
Fornire una definizione di emozione che sia condivisa da tutti gli psicologi è un problema di non facile soluzione. L’origine di questa difficoltà risiede principalmente nell’estrema complessità del fenomeno emotivo. L’unico aspetto su cui sembra emergere un crescente consenso consiste nel fatto che le emozioni debbano essere considerate un’esperienza multicomponenziale, vale a dire un fenomeno psicologico costituito da diverse componenti…

In primo luogo, va considerata la componente cognitiva. L’esperienza comune ci insegna che l’emozione è spesso attivata da uno stimolo ambientale. Le componenti di percezione, attenzione e comprensione dello stimolo costituiscono spesso le condizioni scatenanti l’esperienza emozionale. Le risposte emotive implicano una componente fisiologica. Lo stimolo di cui si è detto ha il potere di attivare a diverso titolo il sistema nervoso centrale, il sistema nervoso autonomo e il sistema endocrino. L’attivazione di questi tre sistemi si traduce in tensioni muscolari, modificazioni del battito cardiaco, della salivazione, della sudorazione…  

Le emozioni si manifestano anche attraverso risposte espressivo - motorie, quali la modificazione del tono di voce, dell’eloquio, dell’espressione del volto e del corpo. Gli psicologi sono sostanzialmente d’accordo nell’attribuire alle emozioni anche una componente motivazionale. Esse sono in altre parole in grado di predisporre l’organismo ad agire, ad elaborare piani e a formulare intenzioni per soddisfare specifici bisogni. La componente soggettiva, infine, consente una riflessione sull’esperienza e il vissuto personale, con un’attribuzione di nomi ed etichette agli specifici stati emotivi.

Bisogna tenere presente che queste diverse componenti non devono essere necessariamente coerenti tra loro. Per esempio la risposta fisiologica può non essere giustificata dalla natura dello stimolo ambientale che l’ha attivata, l’espressione facciale può non corrispondere al vissuto emotivo razionale, o ancora, l’espressione facciale può essere mascherata e non essere in linea con lo stato fisiologico (il battito cardiaco….).

Sembra esserci un discreto accordo sul fatto che il concetto di emozione debba contemplare la presenza di tutte queste componenti. Gli studiosi sono invece fortemente in disaccordo su quale componente sia la più importante e, soprattutto, nel definire un modello che sappia spiegare il funzionamento delle risposte emotive e che sappia fornire una risposta efficace all’eterna domanda su cosa succede in noi quando proviamo delle emozioni.
Esistono quattro teorie che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito ad arricchire il dibattito sulla natura delle emozioni.

La teoria di James-Lange, dal nome degli studiosi che ne formularono gli assunti fondamentali, afferma che, contrariamente al senso comune, gli aspetti cognitivi di valutazione degli stimoli non precedono la risposta espressivo-motoria ma la seguono. In altre parole la teoria afferma che non si trema perché si ha paura, ma l’esperienza del tremare determina l’esperienza e la valutazione del fenomeno come paura. Questa teoria ha trovato delle importanti conferme in campo clinico, dove si è accertato che i pazienti che presentano paralisi estese su ampie zone del corpo hanno una diminuita capacità di provare emozioni.

La teoria di Cannon-Bard afferma, invece, che le due componenti cognitiva ed espressiva-motoria si presentano contemporaneamente poiché entrambe dipendono dall’attivazione di specifiche aree cerebrali e del talamo in particolare.

Un terzo gruppo di studiosi sostiene invece il primato degli aspetti cognitivi. Questa teoria afferma che tutte le componenti delle emozioni sono successive alla percezione e valutazione dello stimolo. Per esempio, è la visione di un serpente che induce in noi la paura mentre per James e Lange era la paura che ci faceva vedere e vivere il pericolo di trovarci vicini ad un animale pericoloso.

L’ultima teoria, elaborata da Schachter, è la teoria del juke-box secondo la quale uno stimolo ambientale ha il potere di attivare contemporaneamente la risposta cognitiva e la risposta fisiologica. La presenza di queste due componenti è quello che noi definiamo emozioni. Il funzionamento del juke-box risiede proprio in questo: l’attivazione fisiologica è la monetina da inserire e la risposta cognitiva è la scelta del brano da ascoltare. Senza queste due operazioni è impossibile ascoltare il nostro brano emotivo.

Le contrapposizioni tra queste diverse teorie si sono andate attenuando col tempo. E’ di scarsa utilità continuare a dibattere su quale componente abbia maggiore importanza e quale sia in grado di attivare da sola l’esperienza emozionale. Esistono tanti tipi di emozioni, alcune particolarmente forti altre più deboli. In ciascuna di esse le singole componenti rivestono un ruolo diverso. Per esempio, nell’esperienza della paura sono la percezione dello stimolo e la reazione fisiologica le componenti più importanti, mentre nella tristezza le componenti probabilmente più importanti sono l’esperienza soggettiva di riflessione sul proprio vissuto e la componente motivazionale di progettazione e programmazione del proprio agire futuro.

Le emozioni rivestono un ruolo determinante in ogni momento della nostra vita, sia essa affettiva, famigliare che professionale. Esse devono essere quindi analizzate in relazione alla storia di ogni individuo e devono essere interpretate alla luce della sua esperienza personale. Ogni teoria delle emozioni deve necessariamente tenere conto che l’esperienza emotiva è un fenomeno di interazione sociale, che gli stimoli di cui abbiamo spesso parlato sono costituiti da persone o da gruppi sociali e che la natura stessa delle emozioni non può che essere di origine, regolazione e scopo sociale. Anziché discutere su quale componente del fenomeno emotiva abbia il primato è forse più interessante considerare le emozioni come sindromi politetiche, dove ogni elemento che compone la sindrome è sufficiente ma non necessario per la sua determinazione, e dove ogni aspetto dell’esperienza emozionale agisce con dinamiche particolari su ciascuno degli aspetti.

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Pagina aggiornata al 11/05/2007

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