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Le forme di controllo delle emozioni

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Le emozioni

Le forme di controllo delle emozioni

di Daniele Monzani

Sin dai tempi più antichi l’uomo si è chiesto come gestire le proprie emozioni. Dovremmo occuparcene oppure ignorarle? Incoraggiarle o sopprimerle? Ogni cultura ha risposto a queste domande in modo diverso, ma tutte concordano nella necessità di esercitare misure di controllo sulle nostre emozioni…

Per regolazione si intende sia il controllo inibitorio sull’emozione, sia la sua enfatizzazione o intensificazione volontaria. Alcuni aspetti del processo emotivo possono essere canalizzati, soppressi, o intensificati: l’evitamento di certe situazioni o pensieri, la negazione, la rimozione dei sentimenti, e il controllo e l’inibizione dell’espressione ne rappresentano le manifestazioni più evidenti. La regolazione presumibilmente opera nel senso di evitare stati emotivi negativi e ricercare invece stati emotivi positivi. I processi di regolazione delle emozioni possono essere automatici o controllati, consci o inconsci.

Tutte la fasi del processo emotivo, dalla percezione dell’evento alla sua valutazione in termini di significato e all’espressione emotiva sono sotto il controllo regolatorio: gli eventi si possono evitare, le valutazioni si possono modificare, la tendenza d’azione può essere soppressa oppure ingigantita, e le azioni, i comportamenti possono essere controllati o intensificati. La regolazione delle emozioni può intervenire in qualunque punto del processo emotivo.

A secondo di quando si innesca il processo di regolazione, esso tenderà a indurre modificazioni sull’intero processo emozionale o solo su parte di esso. Esistono cinque momenti in cui è possibile intervenire per modificare il processo emotivo:

1.   Selezione della situazione. Il processo di selezione della situazione riguarda l’avvicinarsi o l’evitare certe persone, luoghi, ed oggetti al fine di regolare le proprie emozioni.

2.   Modificazione della situazione. E’ possibile compiere sforzi concreti per modificare una situazione in modo da alterare il suo impatto emotivo. I confini con la selezione della situazione non sono sempre chiari, poiché forti sforzi da parte dell’individuo per modificare una situazione possono anche portare alla creazione di una situazione completamente nuova.

3.   Lo spiegamento dell’attenzione. E’ uno dei processi regolatori più studiati. Le strategie più comuni per modificare l’oggetto dell’attenzione sono la distrazione, la concentrazione e la meditazione.

4.   Cambiamento della conoscenza. L’emozione a questo punto richiede che agli oggetti di percezione sia attribuito un proprio significato e che gli individui valutino la loro capacità nel gestire la situazione.  

5.   Modulazione reattiva. Si riferisce all’influenza diretta su reazioni emotive e comportamentali. Tentativi di regolare gli aspetti psicologici legati all’esperienza dell’emozione sono frequenti (droghe, tecniche di rilassamento o di biofeedback, alcol). La forma più comune di regolazione delle emozioni, comunque, è il comportamento regolativo espressivo-emotivo, attraverso il quale si modifica il comportamento e la reazione corporea del processo emotivo.

Il processo regolatorio è attivato dall’anticipazione delle possibili conseguenze negative della risposta emotiva. Tali conseguenze possono essere interne (come il dolore e la sofferenza), portando allora a tentativi di regolazione di natura difensiva, oppure a disturbi nell’efficienza e nella precisione della risposta (come quando si osservano delle alterazioni nell’eloquio o nel tono di voce, o un tremore delle mani o del  corpo), o possono essere esterne, come quando ci si aspetta disapprovazione sociale, vendetta, ecc. Anche la regolazione è determinata dalle esperienze individuali e dalle norme che, in una data cultura, definiscono quali emozioni provare e quali esprimere.

L’analisi dell’espressione e della comunicazione delle emozioni nell’uomo comporta alcune considerazioni sul problema della regolazione sociale e del controllo delle emozioni stesse. Alcuni psicologi hanno messo in evidenza il nesso esistente tra i processi di civilizzazione e di organizzazione sociale da una parte e la storia del controllo delle emozioni dall’altro. Il controllo e la regolazione dell’emozione è l’insieme delle strategie adottate dall’individuo per far corrispondere l’esperienza interna e la manifestazione esterna di essa alle situazioni sociali ed alle norme socio-culturali che vi sono implicate: è ovvio pertanto che in tale processo regolatorio intervengono in modo interdipendente fattori interni, interpersonali e sociali. E’ abbastanza facile riconoscere il ruolo dei fattori socioculturali; essi intervengono, infatti, su diversi momenti dell’esperienza emozionale: sugli stimoli che, mediante apprendimento, sono in grado si suscitare specifiche emozioni, sulle regole che ne governano la manifestazione, su molte delle conseguenze dell’attivazione emozionale.

Le emozioni sono esse stesse costruite socioculturalmente poiché si strutturano sulla base di sistemi di credenze, ordini morali, norme sociali propri di determinate comunità. Le emozioni possono essere quindi concepite come “risposte acquisite”, determinate da prescrizioni e apprendimenti socioculturali. Nelle diverse situazioni sociali intervengono norme che hanno la funzione di regolare e controllare le emozioni e le loro espressioni; tali norme sono in rapporto con le rappresentazioni sociali proprie di ogni cultura, e intervengono tanto nel definire il tipo di emozione considerato “appropriato” per ogni specifica situazione sociale (il dolore nel caso della morte di un parente, il disappunto provato nel ricevere un insulto, la gioia provata per l’esito positivo di un esame…) quanto nel regolare l’espressione verbale e non verbale dell’emozione provata.

Le rappresentazioni sociali inerenti le modalità appropriate di sperimentare le emozioni in situazioni sociali date e le regole che ne governano le manifestazioni fanno parte di un sistema generale di regolazione dell’emozione. Il controllo sociale dell’attivazione emozionale si realizza nell’interazione con un’altra persona attraverso un meccanismo “autoregolativo” (o di regolazione interna) attraverso il quale il soggetto cerca di modulare il proprio stato emozionale e la relativa espressione ed attraverso un meccanismo “eteroregolativo” (o di regolazione esterna) attraverso il quale i due interlocutori adottano strategie interattive appropriate, modulano reciprocamente l’attivazione e l’espressione emozionale. La mancanza di questa capacità di mantenere sotto controllo la propria emotività può mettere a nudo nell’individuo comportamenti che la società può non accettare.

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