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Che relazione c'è tra memoria ed emozioni?

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Le emozioni

Che relazione c'è tra memoria ed emozioni?

di Daniele Monzani

I fattori emozioni sono in grado di influenzare fortemente il nostro ricordo. Le emozioni ci fanno ricordare più facilmente un evento, possono condurre a una distorsione sistematica di ciò che ricordiamo o possono portare ad un rassicurante oblio.

Le emozioni interferiscono in qualsiasi momento del processo di memoria, dalla percezione dell’evento da ricordare al recupero dell’informazione immagazzinata nel nostro magazzino mnestico. Le emozioni agiscono sulla memoria nella direzione di farci dimenticare fatti e cose spiacevoli e a farci ricordare con più chiarezza gli eventi positivi.

Generalmente si ritiene di ricordare con maggiore vividezza gli eventi e le persone associate ad una forte emozione. Ricordiamo più facilmente i momenti che ci hanno visto particolarmente tristi o felici, le persone che più abbiamo odiato o amato, le situazioni in cui abbiamo ricevuto notizie bellissime o tremende. Spesso anche a distanza di molti anni ricordiamo con assoluta precisione ogni minimo dettaglio legato ai momenti in cui le nostre emozioni hanno giocato un ruolo importante. Questi eventi sono anche quelli che ricordiamo con maggiore frequenza.

Quante volte pensiamo al momento in cui ci hanno annunciato la morte di una persona cara, quando ci hanno fatto una importante proposta di lavoro, quando ci è stata fatta una dichiarazione d’amore… Ogni volta che ricordiamo questi episodi (o li descriviamo ad un’altra persona) abbiamo l’occasione di rinfrescare il nostro ricordo. Spesso il processo di rievocazione è accompagnato dalla modifica del ricordo stesso. E’ come se in quel momento l’evento si ricreasse nella nostra mente; l’evento ricostruito è solo una approssimazione dell’evento reale, non ne è la sua copia. E’ anche vero che gli eventi e le persone che ci hanno coinvolti emotivamente hanno avuto il potere di attirare tutta la nostra attenzione, impedendoci di prendere in considerazione gli aspetti marginali e trascurabili della situazione. Una discussione accanita, ad esempio, impedisce di considerare cosa succede intorno al gruppo che sta dibattendo. Questi sono i due principali motivi per cui gli eventi emotigeni vengono ricordati meglio di altri.

Le emozioni agiscono anche quando ricordiamo o cerchiamo di ricordare situazioni passate. Freud, il fondatore della psicanalisi, sosteneva che le dimenticanze non sono mai innocenti, ma sottendono la volontà, ovviamente inconscia, di dimenticare. E’ frequente scordare un appuntamento che sappiamo essere poco piacevole. Dimenticare un nome, un numero di telefono, un indirizzo è, secondo Freud, segno evidente di una certa avversione inconscia. In sostanza dimentichiamo perché è spiacevole ricordare ed assumersi le responsabilità del ricordo. In onore dello studioso che ha formulato questa teoria questo tipo di dimenticanze prendono il nome di lapsus freudiani.

L’oblio ha una chiara funzione di igiene mentale. Dimenticare un forte dolore, un evento molto spiacevole come un incidente o una tragica morte è spesso un passaggio fondamentale per poter continuare a vivere. Alla teoria psicanalitica dell’oblio gli psicologi di orientamento cognitivista hanno contrapposto teorie più convincenti e robuste, ampiamente confermate dalle ricerche sperimentali, che non chiamano in causa il ruolo delle forze inconsce. Per questi studiosi assume un ruolo di primario interesse il livello di attenzione prestato nel momento dell’elaborazione dello stimolo emotivo, l’interazione con altri eventi e/o ricordi, il tempo trascorso tra l’esposizione all’informazione e la rievocazione.

Anche lo stato emotivo in cui ci troviamo quando rievochiamo un evento influisce sull’esattezza e sulla natura del ricordo. Quando siamo di buon umore ricordiamo più facilmente cose positive, quando siamo di cattivo umore troviamo più facile ricordare cose negative. Barlett e Santrock (1979) dimostrarono sperimentalmente che i bambini ricordano facilmente le parole apprese mentre erano di buon umore solo quando sono di buon umore. Le parole apprese quando sono di cattivo umore vengono invece ricordate meglio quando i bambini sono di cattivo umore. Questo fenomeno è noto come state-dependent memory (memoria dipendente dallo stato).

La memoria di un evento è migliore quando l’umore in cui ci troviamo è lo stesso che dominava durante l’apprendimento. Gli studi su questo fenomeno dimostrano che la nostra memoria immagazzina le informazioni insieme agli umori che caratterizzano lo stato d’animo al momento. Quando ricordiamo l’evento le informazioni sull’umore vengono utilizzate un po’ come scale su cui salire per raggiungere il ricordo vero e proprio. La memoria dipendente dallo stato agisce pesantemente sullo stato dei depressi. Chi vive una situazione di depressione (sia essa momentanea, prolungata o patologica) trova più facile ricordare eventi negativi o, comunque, fatti accorsi quando stava provando un umore ugualmente negativo. Questo contribuisce ad accrescere lo stato di depressione portando il soggetto in un circolo vizioso di negatività.

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Pagina aggiornata al 11/05/2007

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