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Gli stati alterati di coscienza

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Le emozioni

Che relazione c'è tra memoria ed emozioni?

di Daniele Monzani

Generalmente si intende per coscienza la consapevolezza degli stimoli esterni e degli eventi mentali interni. E’ una definizione volutamente generica, forse addirittura vaga, ma dare una definizione di coscienza accettata da tutti gli studiosi è impossibile…

Una delle vie più interessanti per capire che cosa sia la coscienza è cercare di definire e analizzare quei momenti in cui la nostra coscienza non è completamente vigile come negli stati alterati di coscienza. Con questa espressione intendo sostanzialmente quattro fenomeni: il sonno, l’ipnosi, la meditazione e l’uso delle droghe.

Parliamo innanzitutto del sonno, visto che ognuno di noi passa e passerà circa un terzo della propria vita dormendo. Ma perché dormiamo? Esistono due teorie a proposito. La prima teoria intende il sonno come un prodotto della selezione naturale: i nostri antenati avevano più probabilità di sopravvivere se durante la notte se ne stavano nascosti e tranquilli, al riparo dai predatori. Una seconda teoria, allineata al senso comune, sostiene che il sonno ci permette di recuperare le energie consumate nella giornata. Durante il sonno il nostro cervello è però in piena attività, tanto da richiedere più ossigeno che durante la veglia. Attraverso l’osservazione dell’attività cerebrale è stata individuata la presenza di cinque diversi stadi del sonno.

Quando ci si addormenta si passa dallo stato di veglia alla prima fase del sonno. Questa fase è seguita ad intervalli da 10 a 20 minuti (a seconda del soggetto) dagli altri stadi del sonno (il secondo, il terzo e il quarto). Nel 1953 due studiosi, Aserinsky e Kleitman, individuarono la presenza di un nuovo stadio: la fase REM (Rapid Eye Movements). Questa fase è notevolmente diversa dalle altre: il tracciato dell’elettroencefalogramma è più simile a quello dello stato di veglia che non a quello degli altri stadi del sonno, segno della notevole attività cerebrale del nostro cervello; gli occhi compiono veloci movimenti (da cui il nome REM); i muscoli del corpo si rilassano fino alla paralisi. E’ anche abbastanza frequente (ma questo non è accertato sperimentalmente) che il sonno REM sia accompagnato da sogni.

Alcuni studiosi affermano che i movimenti oculari vengono compiuti proprio per seguire le “scene” del sogno. Terminato un ciclo del sonno ne riparte subito un altro, così dopo lo stadio REM segue di nuovo il primo stadio. Nelle fasi più profonde del sonno è più difficile svegliarsi, ed è in questa fase che si manifestano i fenomeni di sonnambulismo ed enuresi.

Anche l’ipnosi può essere considerata uno stato alterato di coscienza. Essa può essere definita come uno stato in cui il soggetto risponde alle suggestioni dell’ipnotista con distorsioni della percezione, della memoria e delle proprie azioni. Le analogie con il sonno sono legate alle credenze popolari. Chi dorme presenta, infatti, un’attività cerebrale profondamente diversa da chi è in trance ipnotica. E’ stata ampiamente dimostrata l’utilità dell’ipnosi per ridurre il dolore. E’ stata addirittura constatata la maggiore efficacia dell’ipnosi sull’aspirina, l’agopuntura, la morfina e il diazepan (noto con il nome commerciale di Valium). E’ senza il minimo fondamento la credenza che l’ipnosi possa essere utilizzata per curare la dipendenza da alcol o per smettere di fumare. Più dubbia è la possibilità che l’ipnosi possa far riaffiorare i ricordi dimenticati. E’ proprio con questa finalità che questa tecnica viene utilizzata in psicanalisi e nella psicologia forense. In realtà alcuni studiosi hanno mostrato come i testimoni, attraverso la suggestione ipnotica, ricordino eventi mai accaduti. Questa ed altre osservazioni sperimentali dovrebbero mettere in guardia tutti dall’efficacia dell’ipnosi.

La meditazione è uno stadio di coscienza auto-indotto. Essa è una tecnica di rilassamento in cui una persona, dirigendo la propria attenzione su uno stimolo (il proprio corpo, una parte di esso o un oggetto esterno) con costanza e stabilità, riduce la ricezione degli stimoli contestuali o interferenti. E’ particolarmente efficace la metafora del fiume: le sue acque sono generalmente mosse, ci sono molte correnti, e tutte spingono in direzioni opposte. Attraverso la meditazione è come se tutta l’acqua del fiume spingesse in un’unica direzione. La meditazione si distingue dalle forme di autoipnosi per l’assenza di uno scopo. Il fine della meditazione, infatti, è la meditazione stessa. L’oggetto su cui si pone questa costante attenzione è spesso il respiro, considerato nello yoga una importante fonte di energia vitale. La meditazione costituisce parte integrante di molti riti religiosi e spirituali. La tecnica meditativa, pur essendo molto frequente nelle discipline orientali, non è estranea alla nostra tradizione cristiana, basti leggere certi testi dei mistici cattolici.

L’ultimo stato alterato di coscienza in discussione si discosta dai precedenti per il forte impatto sull’organismo, sulla struttura stessa della coscienza, sullo stile di vita individuale e sul sistema sociale in generale: l’uso delle droghe. Qualunque sostanza, esclusi i cibi, che altera le funzioni cerebrali e fisiche è una droga. Anche la caffeina, il tabacco e la teina sono quindi delle droghe. In realtà con questo termine si tende a individuare solo le sostanza psicoattive, quelle cioè che influenzano il sistema nervoso centrale. E’ possibile classificare queste sostanze in tre categorie, a seconda del loro effetto sul sistema nervoso (i termini non fanno quindi riferimento, come spesso si crede, all’effetto comportamentale dell’assunzione della droga): 

§          gli stimolanti (cocaina e anfetamine) intensificano, almeno inizialmente, l’attività del sistema nervoso centrale;

§          i depressivi (alcol, barbiturici, valium e librium) rallentano l’attività cerebrale. Fanno parte di questa categoria molti oppiacei (narcotici) come la morfina, l’eroina, la codeina, il metadone e, ovviamente, l’oppio;

§          gli allucinogeni (LSD e mescalina) distorcono le percezioni, a volte creando delle vere e proprie percezioni.

Alcune sostanze, come la marijuana e gli altri derivati della Cannabis, non rientrano in nessuna di queste categorie perché hanno caratteristiche ibride tra quelle descritte. Tutte le droghe di cui abbiamo discusso portano a dipendenza fisica. Tale stadio è caratterizzato da aumento della tolleranza alla sostanza, che conduce all’assunzione di dosi sempre maggiori per poter ottenere il medesimo effetto, e da sindrome di astinenza. Nei casi più gravi questi due aspetti possono mettere in gioco la vita della persona.

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