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Le felicità possibili

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Vivere meglio: le felicità possibili

le felicità possibili

“Tutti cerchiamo la felicità ma senza sapere dove, come gli ubriachi cercano casa sapendo confusamente che c’è”,  scriveva Voltaire. Piccole riflessioni sulla felicità, come coltivarla e come sviluppare quell’intelligenza della vita che aiuta a vivere meglio.

Non c’è mai stata una gioia che non m’abbia quasi sempre reso migliore
Marguerite Yourcenar

Breve ma intensissima, più vicina alla serenità o all’eccitazione, la felicità dipende dalle circostanze ma anche dalla nostra personalità, dai nostri desideri e dalle nostre convinzioni. Anche se noi la possiamo sperimentare in gradi, occasioni, e persino di tipi diversi, la felicità è un’emozione fondamentale: è un’esperienza fisica e mentale molto intensa che nasce in reazione a un avvenimento e ha una durata limitata, anche se è rinnovabile.

Il buonumore, invece, è come una musica di fondo, e anche se non termina in un’esplosione di gioia, influisce moltissimo sul nostro modo di pensare e di comportarci. Secondo Isen il buonumore ci rende migliori, perché ci fa venir voglia di aiutare gli altri; ci rende più creativi perché ci incoraggia a cooperare e a elaborare più soluzioni e di migliore qualità; ci aiuta a decidere meglio perché ci rende più flessibili nel ragionare e più disposti a mettere in discussione i nostri presupposti abituali; e infine ci rende più coraggiosi verso le situazioni a rischio moderato.

Felici si nasce?
Alcuni studiosi parlano della felicità come se fosse un tratto del carattere, e molte ricerche condotte sui gemelli cercano di confermare che la “predisposizione alla felicità” non solo esiste, ma è ereditaria all’80%. Allora, felici si nasce? Non proprio. Prima di tutto, la percentuale dell’80% è riferita a una predisposizione stabile piuttosto che agli stati episodici, tipici per esempio della gioia. Averill cita un vecchio detto inglese: “non giudicare felice nessuno, finché non è morto”, e alla domanda altrettanto ingenua: è più felice un estroverso o un introverso? risponde che “poiché gli individui hanno capacità diverse di agire in modi caratteristici, non ha senso chiedersi se gli estroversi sono più felici degli introversi, o grazie a quale meccanismo. Probabilmente non esiste alcuna connessione assoluta tra le caratteristiche di una personalità e la felicità.”

Kennon Sheldon ha condotto una ricerca su un gruppo di studenti americani e coreani. L’intento dello studio era verificare che cosa rendesse le persone più felici. Forse la ricchezza o la popolarità? No: l’autonomia, la competenza, l’avere relazioni e l’autostima si sono piazzati in cima alle classifiche dei bisogni psicologici. Le sensazioni collegate a queste emozioni sono le più importanti per sentirsi felici, e la loro assenza è sufficiente a sentirsi infelici. Con qualche piccola differenza: per gli studenti coreani ‘avere relazioni’ è il primo bisogno, per quelli americani in cima alla lista svetta l’autostima.

SGUARDI

pessimista:

“(…) la famiglia senza tetto, se non è morta di freddo in una gelida notte invernale, ai primi raggi del sole mattutino è altrettanto felice quanto il ricco che si alza dal suo bel letto caldo; e praticamente
ne risulta che ciascuno porta il suo carico con la pazienza di un asino, perché un asino che sia un pochettino più forte che la sua soma è felice.”
Robert Musil

cinico:

“Si propone di classificare la felicità tra i disordini mentali e di includerla nelle future edizioni dei principali manuali di diagnostica sotto questo nome: disordine affettivo primario, di tipo piacevole. Da un esame dei principali testi risulta che la felicità è statisticamente anormale, consiste di un discreto conglomerato di sintomi, è associata a una vasta gamma di anomalie cognitive, e probabilmente riflette un anormale funzionamento del sistema nervoso centrale. Una delle principali obiezioni alle proposte è che della felicità non si dà una valutazione negativa. Un’obiezione trascurabile dal punto di vista scientifico.” 
Philip Roth

lucido:

“La vita è atroce; lo sappiamo. Ma proprio perché aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell’incuria e dell’errore. Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine…” 
Marguerite Yourcenar

esigente:

Qualsiasi felicità è un capolavoro: il minimo errore la falsa, la minima esitazione la incrina, la minima grossolanità la deturpa, la minima insulsaggine la degrada.”  
Marguerite Yourcenar

intellettuale:

“Bisogna istruirsi nella gioia. Il sapere triste è un sapere morto.
 L’intelligenza è felicità.”

Voltaire

gaudente:

“Almeno per me non so pensare il bene se ne tolgo i piaceri del gusto, quelli dell’amore, quelli dell’udito, e i soavi moti che tramite la vista ricevo dalle forme.”
Epicuro  

narcisista:

“Il nostro più grande piacere consiste nell’essere ammirati; ma gli ammiratori, anche in presenza di giustissima causa, non sono particolarmente inclini a esprimere la loro ammirazione. Dunque,
l’uomo più felice è colui che riesce ad ammirare se stesso
in maniera sincera, non importa come.”
Arthur Schopenhauer

prudente:

“Lo stolto corre dietro ai piaceri della vita e si vede ingannato: il saggio evita i mali… Ha quindi destino più felice colui che trascorre la sua vita senza dolori eccessivi, sia spirituali, sia fisici.” 
Aristotele

perentorio:

La felicità e l’infelicità sono due sorelle, e gemelle, che diventano grandi insieme o … restano piccole insieme.” 
Friedrich Nietzsche

etico:

“La maggiore felicità del maggior numero è il fondamento della morale.” 
Jeremy Bentham

responsabile:

“L’esperienza della felicità non la si può mai del tutto dissociare dalle strategie per ottenerla In questo senso l’uomo se la merita.”
Salvatore Natoli

trascendente:

“Poiché ci consta che la felicità è la pienezza di tutte le nostre aspirazioni e che non è una dea, bensì un dono di Dio, gli uomini non debbono venerare alcun Dio all’infuori di quello che può dare la felicità.” 
S. Agostino

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Pagina aggiornata al 11/05/2007

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