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“i
fortunati – scrive Wiseman –
nutrono aspettative che li aiutano
a realizzare sogni e ambizioni”.
Di fronte a una sconfitta, il
fortunato pensa “andrà
meglio la prossima volta”,
lo sfortunato pensa invece “è
andata male come al solito, e
anche la prossima volta sarà
uguale”. E se invece le cose
dovessero improvvisamente girare
per il verso giusto? Lo sfortunato
viene preso dal panico: se questo
evento si è rivelato positivo,
chissà quali disgrazie gli
dovranno capitare per compensare
la fortuna. Questo principio
enunciato da Wiseman rientra nella
teoria delle predizioni
che si autoavverano, che non
sempre funziona, nel bene e nel
male, ma certo ci condiziona
profondamente. Partire con il
piede sbagliato non è mai una
scelta saggia, ed essere pessimisti
è inutile fino a
quando non si creano le condizioni
oggettive per esserlo
|
secondo
voi si sente più fortunato chi
vince la medaglia di bronzo o chi
vince quella d’argento? Gli
psicologi che hanno condotto uno
studio apposito hanno scoperto che
i vincitori del bronzo erano molto
più contenti dei vincitori
dell’argento, perché i primi
erano contenti di essere comunque
sul podio e pensavano che gli
mancasse poco per migliorare,
mentre i secondi erano delusi per
aver perso la medaglia d’oro.
Insomma, più dei fatti conta il
modo in cui li guardiamo. I
fortunati vedono in ogni
fallimento una sfida, e tendono ad
aggredire il problema con metodi
efficaci; gli sfortunati, invece,
interpretano il fallimento come
un’occasione perduta per sempre,
imparano
poco dai loro errori, e quando
cercano di porvi rimedio scelgono
metodi inefficaci, come la magia o
la superstizione. Le ricerche di
Wiseman hanno dimostrato che
i fortunati sono molto meno
superstiziosi degli sfortunati
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