"Iudico
poter esser vero che la fortuna sia arbitra della
metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci
governare l'altra metà, o presso, a noi" Niccolò
Machiavelli
"La
fortuna è il dividendo del sudore; più sudi, più
diventi fortunato
" Ray
Kroc
primo
principio: trarre
il massimo dalle occasioni
fortuite
“le
persone fortunate sono più abili
di quelle sfortunate a creare e
notare le occasioni fortuite e a
trarne vantaggio. I modi per farlo
sono diversi. Più estroversi,
i fortunati iniziano a
chiacchierare con gli sconosciuti
con grande facilità, e gli
estranei tendono a rivolgersi loro
per via del loro magnetismo
sociale. Sono capaci di mantenere
vivi i contatti, sono
più distesi e perciò più
aperti a notare le occasioni
offerte dal caso in tutti gli
ambiti della loro vita. Infine, i
fortunati sono più disponibili
alla varietà e alle nuove
esperienze, attitudine che
moltiplica le probabilità di
cogliere le occasioni e di trarne
il massimo”
le
persone fortunate costruiscono e
conservano una “rete della
fortuna”
le
persone fortunate hanno verso la
vita un’attitudine rilassata
le
persone fortunate sono aperte
alle nuove esperienze
secondo
le stime dei sociologi, in media
ciascuno di noi conosce 300
persone che chiama per nome.
Quando incontriamo qualcuno e ci
chiacchieriamo insieme, siamo a
un solo passo da altre 300
persone che forse non potranno
mai fare nulla per noi, ma forse
sì. Inoltre, ciascuna delle 300
persone che sia noi, sia il
nostro interlocutore conosce, ne
conoscerà altre 300, e così
via: ci
basta aver detto buongiorno
a qualcuno per essere vicini
a 300 x 300 persone, cioè a 90.000
probabilità di un evento
favorevole. Non ci credete?
Sforzatevi per un mese di
iniziare una conversazione
casuale con uno sconosciuto, uno
alla settimana, e scambiatevi le
coordinate. Senza trascurare le
persone che già conoscete: se
non le sentite più da un po’
di tempo, scorrete la vostra
rubrica e dedicate tre volte
alla settimana 10 minuti del
vostro tempo per telefonare a
ciascuna di loro, passando alla
persona successiva se non c’è
risposta. Una volta costruita la
vostra base di conoscenze, non
dimenticate il passo successivo:
una
rete si costruisce, ma
poi va mantenuta, coltivando
i contatti stabiliti perché si
trasformino in un enorme
potenziale di occasioni
favorevoli
non
concentrate tutta la vostra
attenzione sul fatto di arrivare
in orario a un appuntamento, di
trovare un nuovo lavoro o di
risolvere un problema domestico,
non mantenete il vostro raggio
di attenzione troppo stretto e
focalizzato perché così non
potrete mai scoprire le
occasioni favorevoli che,
piccole o grandi, si presentano
in continuazione
infine,
sollecitate la fortuna e non
abbiate paura delle nuove
esperienze: cambiate spesso il
percorso che fate per recarvi al
lavoro, o il luogo in cui fate
la spesa, o imparate ad affidare
certe piccole scelte, come che
film andare a vedere al cinema o
il nuovo ristorante da provare,
a un fenomeno casuale come il
lancio dei dadi, e lasciate che
sia il caso a scegliere per voi.
Guardatevi in giro, siate
curiosi e disponibili, e prima o
poi qualcosa succederà
Sei
gradi di separazione.
Tutti conosciamo l’espressione “il
mondo è piccolo”, un modo di dire che
illustra molto bene la teoria dei sei gradi di
separazione, elaborata dal sociologo di Harvard
Stanley Ilgram. Per dimostrare la sua teoria, nel
1967 Milgram effettuò una ricerca nel corso della
quale chiese a dei partecipanti del Kansas e del
Nebraska di far pervenire una lettera a dei
residenti di Boston, rivolgendosi unicamente ad
amici che potevano conoscere i destinatari finali
della lettera. La lettera doveva essere passata di
mano in mano e viaggiare attraverso la
rete umana. Milgram si rese conto che per
consegnare la lettera occorrevano in media sei
intermediari, anche se i destinatari abitavano
in città lontane le une dalle altre. Secondo questa
teoria, se destiniamo una lettera a una persona
designata a caso e consegniamo questa lettera ad
amici che potenzialmente la possono far recapitare,
basteranno in media solo sei intermediari per
ritrovare il destinatario finale, o in altre parole non
servono più di sei persone per raggiungere chiunque
nel mondo.