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La fortuna non regala, presta

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Il fattore fortuna

La fortuna non regala, presta

"La fortuna non regala, presta"
Proverbio svedese

quarto principio: trasformare la sfortuna in fortuna

“le persone fortunate non sono nate con un dono magico per trasformare la sfortuna in fortuna; spesso a loro stessa insaputa hanno fatto ricorso a quattro tecniche psicologiche per combattere la malasorte, anzi perfino per trarne un vantaggio. Per cominciare, esse immaginano che le cose avrebbero potuto andare molto peggio e si confrontano con quelli più sfortunati di loro, poi prendono le distanze dagli eventi e sono convinte che dall’avversità emergerà qualcosa di buono. In terzo luogo, non ruminano sui colpi bassi della sorte, ritengono di poter agire sulle avversità insistendo nei loro sforzi ed elaborando metodi inediti per aggirare i problemi, e sono capaci di imparare dai loro errori. L’insieme di queste tecniche spiega la loro facoltà misteriosa di sopportare tutte le avversità della sorte, e spesso perfino di trarne beneficio”

1.       Le persone fortunate vedono il lato positivo della loro sfortuna

2.       le persone positive sono convinte che i colpi di sfortuna finiranno per trasformarsi in qualcosa di positivo

3.       le persone fortunate non ruminano sulla loro sorte

4.       le persone fortunate adottano misure costruttive per evitare la sfortuna futura

 

1.       Chi si crede perseguitato dalla malasorte tende ad addizionare tutti gli eventi negativi fino a quando raggiunge un totale schiacciante: la somma di tutte le disgrazie dimostrerebbe senza più ombra di dubbio che è vero, sono proprio sfortunati. La contabilità delle sciagure non solo è inutile, ma perfino dannosa, perché ci convince che contro di noi si erge un destino immutabile, qualunque sia lo sforzo che noi facciamo per migliorarlo. Infilarsi con le proprie mani in un vero e proprio collo di bottiglia non è un’operazione molto furba. Provate a completare il vostro ragionamento tenendo conto almeno della realtà: è vero, avete preso una multa, ma quante scorrettezze avete fatto passandola liscia? Per ogni parcheggio che non riuscite a trovare, quante volte avete invece avuto fortuna e l’avete trovato al primo colpo? Purtroppo noi tendiamo a considerare fortunati solo i grandi eventi, e a trascurare o dimenticare le piccole fortune. La nostra vita è invece costellata da migliaia di microeventi, che tutti insieme contribuiscono a determinarne la qualità. Non ostinatevi a voler vedere nero a tutti i costi, sforzatevi di trovare il lato buono in tutte le cose, c’è sempre, anche se piccolo, anche se ci sembra trascurabile

2.       nella vita bisogna essere almeno un po’ fatalisti, il che significa che invece di avvelenarsi il sangue sulla negatività di un evento, sarebbe meglio considerarlo parte di una serie più grande di eventi,che alla fine può perfino produrre qualcosa di buono. E spesso è così: il vantaggio che oggi abbiamo perso può domani, per vie misteriose, trasformarsi in un beneficio molto maggiore, spesso in modo del tutto inaspettato. La sorte che oggi malediciamo, domani può essere la nostra fortuna

3.       chi passa la vita a ruminare sulle proprie disgrazie non solo spreca inutilmente molte energie, ma resta ancorato al passato. Se queste energie non vengono messe a disposizione della costruzione del futuro, quando mai potremo evolvere? Ogni crisi è una sfida a cambiare, a crescere e a migliorare. Quando le cose vanno male e siete sull’orlo di un attacco di ruminazione, spezzate il ciclo e uscite, parlatene, sfogatevi, correte, camminate, insomma, liberatevi delle energie negative il più presto possibile

4.       le persone di successo hanno tutte una caratteristica in comune: sanno imparare dai propri errori. Questo significa che non attribuiscono i loro fallimenti alla sorte, ma se ne fanno carico e se ne assumono la responsabilità. Per questo sanno trarre molti insegnamenti dal passato, anche dagli eventi negativi, e sono in grado di sviluppare nuove capacità per aggirare gli ostacoli e risolvere i problemi. Troppo spesso, invece, chi si sente perseguitato dalla sorte impiega i mezzi meno efficaci per cambiare la situazione, ricorrendo alla superstizione e alla magia.

Perché siamo superstiziosi?
Ti chiudi in casa ogni venerdì 17, non passi mai sotto una scala e all’idea di rompere uno specchio ti senti morire? Ci sono le superstizioni comuni a tutti, come il gatto nero o rovesciare il sale, e quelle che ci creiamo da soli. Bisogna resistere a queste credenze o rispettarle come una tradizione? Se sei una di quelle persone che credono ai presagi e ai segni premonitori, se addirittura ti sei creato i tuoi talismani e i tuoi codici personali, la tua vita è regolata da una serie di rituali e dalla benevolenza di entità che non puoi controllare. Se tutto questo ti rassicura, tanto meglio, ma attenzione a diventare dipendenti dai segni occulti fino a diventarne delle vere e proprie vittime. In Psicopatologia della vita quotidiana Freud osserva che il superstizioso, per guidare le sue scelte, interpreta un evento prodotto dal caso. Nella psicoanalisi, invece, si cerca di identificare in un evento apparentemente dovuto al caso l’apporto prodotto dall’inconscio della persona: per esempio, inciampare sulla porta di casa, anticamente un pessimo presagio, viene interpretato come un atto mancato – una delle tante produzioni dell’inconscio. Nel momento in cui ci basiamo su un evento esteriore indipendente da noi per decidere se una situazione è favorevole o negativa, spesso non facciamo ricorso alla superstizione, ma a un desiderio rimosso. Per esempio una persona decide che romperà con il partner se entro cinque secondi il semaforo diventa rosso, ma qualunque sia il colore del semaforo, il suo desiderio inconscio, espresso sotto forma di superstizione, integra già l’idea della rottura, e il soggetto appoggia la propria decisione su ciò che sembra dipendere dall’evento esterno. Niente di meglio per giustificare una decisione inconsciamente già presa. Per controllare l’angoscia, ciascuno di noi ha bisogno di ricorrere a qualche segno definito come “buono”, in particolare nelle situazioni molto stressanti, prima di un esame o di un colloquio di lavoro. Questa condizione, del resto molto comune, non è negativa a meno che l’assenza del segno “buono” non spinga al fallimento. Riuscita o scacco non hanno ovviamente nulla a che vedere con il nostro talismano personale o con parametri indipendenti dalla nostra volontà, ma sono un buon metodo per de-responsabilizzarsi: ci si affida a una forza invisibile, benevola o meno. Spesso le superstizioni sono sopravvissute nei secoli a leggende e miti: per esempio, essere a tavola in tredici è segno di malaugurio perché all’Ultima Cena erano presenti tredici convitati, tra i quali Giuda. Più anticamente ancora, il numero tredici, che rappresenta una rottura nell’ordine dell’universo, aveva un valore nefasto. Passare sotto una scala porta sfortuna non perché rischiamo che la scala ci cada addosso, ma perché il triangolo che la scala forma con il terreno è sacro e non deve essere penetrato. La scala è simbolo del legame tra terra e cielo, e passarvi sotto significherebbe appartenere all’universo opposto, quello diabolico. Il sale è un alimento sacro perché è presente nel mare e nel liquido amniotico. Deve essere il primo oggetto messo su una tavola, e l’ultimo a essere rimosso. Rovesciare il sale porta sfortuna perché Giuda l’avrebbe rovesciato proprio durante la cena fatidica. Le superstizioni personali derivano in genere da una simbologia affettiva: l’oggetto feticcio – il talismano – ha quasi sempre una storia o un’origine particolare, il numero portafortuna ha a che vedere con date importanti e non viene mai scelto a caso.

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