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Cercare un lavoro: quando sembra non finire mai

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Il lavoro

Cercare un lavoro: quando sembra non finire mai

Se cercare un lavoro vi sta prendendo più tempo del previsto, probabilmente vi sarà molto più difficile conservare il buon umore. Eppure, mantenere un’attitudine positiva è un elemento indispensabile per alimentare l’energia e restare concentrati, sentirsi a posto con se stessi e presentarsi meglio a chi vi dovrebbe assumere. Difficile, ma non impossibile…

Cercare con successo un lavoro è una questione di attitudine. Un’attitudine positiva è la causa di una ricerca che va a buon fine, e non il risultato. Basta usare il buon senso: più sarete negativi rispetto alle vostre capacità, le prospettive di trovare un lavoro, le aziende alle quali vi rivolgete e riguardo alla vita in generale, più diventerà difficile trovare un lavoro. Le aziende vogliono persone che credono in se stesse e nelle proprie capacità, che hanno voglia di lavorare, che hanno voglia di lavorare per loro, e in generale non hanno uno sguardo deprimente sui fatti della vita

Anche se come abbiamo appena detto mantenere un’attitudine positiva è un elemento fondamentale per trovare lavoro, ci saranno momenti di inevitabile scoraggiamento, in cui sembra impossibile ritornare a un livello decente di energie. Ci sono molte cose che potete fare per ritornare in sella e ritrovare la forma. Ecco qualche piccolo consiglio per resuscitare:

conservate una buona opinione di voi stessi. E’ la chiave dell’attitudine positiva, e tutti i punti che seguono sono solo modi per farvi sentirvi meglio e più fieri di voi

parlate positivamente di voi e delle vostre capacità. Quello che pensate di voi stessi è la base di tutte le vostre azioni future

accettate la responsabilità. Per la vostra vita e la vostra ricerca di un impiego. Che non dipende dalla mamma, dal papà, dalla fidanzata o dall’amico. Per quanto avere una rete di conoscenze disposte ad aiutarvi sia un grandissimo punto di vantaggio, solo voi avete la responsabilità di trovarvi un lavoro

lasciate perdere i rimpianti. Invece di rimproverarvi e di ritornare continuamente agli errori del passato, usatelo come un’opportunità per imparare nuove cose. Costruite sull’esperienza (che come diceva Oscar Wilde, è il nome che diamo ai nostri errori…) per migliorarvi

smettete di preoccuparvi per il futuro. Così come non volete vivere nel passato, non volete nemmeno finire ostaggi del futuro. La preoccupazione è un’abitudine mentale che potete cambiare se davvero volete farlo. Se vi trovate intrappolati in un ciclo negativo, datevi una scossa concentrandovi su speranze e sogni, piuttosto che su tutte le vostre paure

lusingatevi. Quando si cerca lavoro è inutile essere umili. Leggete e rileggete tutte le cose carine che vi sono state scritte, lettere di congratulazioni, premi del passato o qualsiasi altra forma di riconoscimento che vi possa aiutare a ricordarvi del vostro valore e delle vostre capacità. Attaccatele al muro, e guardatele tutte le volte che l’onda nera sta per sommergervi

cominciate ogni giorno con un sorriso. Sembra una sciocchezza, e invece i primi momenti della giornata danno il tono alle ore che seguiranno. Ogni mattina fate qualcosa che vi fa piacere e vi mette di buon umore, una passeggiata, ascoltare musica, rilassarsi con una buona colazione…

curate il corpo. Mens sana in corpore sano, recita il detto. Mantenetevi sani e in forma, anche questo aiuta (tantissimo!) a mantenersi positivi nei riguardi della vita:
- fate regolarmente esercizio fisico
- mangiate in modo sano
- dormite a sufficienza

createvi delle scadenze, e rispettatele. Sapere esattamente cosa fare delle proprie giornate evita di sentirsi annoiati o persi. In più, aiuta a mantenere la concentrazione sul proprio obiettivo

vestitevi con cura. Nessuno si aspetta giacca e cravatta ogni giorno, ma non presentatevi a un colloquio sciatti o malvestiti. Mantenete in ordine voi stessi e l’ambiente in cui vivete. Non lasciatevi andare, non ne vale mai la pena

mantenete un approccio di gruppo. Anche se siete solo in due, è importante avere qualcuno con cui condividere questa esperienza, esplorare nuove idee e rivedere i propri progressi

accettate il ciclo. Senza deprimervi, ma senza diventare euforici. È impossibile essere sempre di ottimo o di pessimo umore. Il trucco è, quando vi sentite giù, di non prendervela con voi stessi. Stabilite un limite di tempo, per esempio mezz’ora, per lamenti, pianti, ripiegamenti su voi stessi e depressioni

unitevi a un gruppo professionale. Se state cercando lavoro in un certo campo, unitevi a un’associazione del settore per mantenervi aggiornati su tendenze e sviluppi. Anche questo aiuta a realizzare una rete di conoscenze e vi mette in contatto con persone che hanno interessi simili ai vostri

continuate a crescere. Continuate a sviluppare le vostre capacità e conoscenze. Per esempio:
- iscrivetevi a un corso
- partecipate a conferenze, seminari
- abbonatevi alle riviste di settore
- leggete almeno un quotidiano, tenetevi aggiornati
- fate volontariato in un settore nel quale sono importanti le qualità che vorreste mettere a frutto nel vostro prossimo lavoro

non prendete i rifiuti come un affronto personale. Pochissime persone ottengono subito il posto di lavoro dei loro sogni, o fanno centro al primo colloquio. La vostra attitudine dipende soprattutto dal modo in cui guardate le cose. Potete prendere un rifiuto come un attacco personale alle vostre capacità o al vostro carattere, oppure come un’opportunità per imparare qualcosa su di voi e migliorarvi

non rimandate. La procrastinazione è una strada diretta verso la disistima. Nessuno, infatti, la considera una qualità. Più ritardate le cose, più vi sentirete sommersi quando vi accorgerete di tutto quello che dovreste (o avreste dovuto) fare. Inoltre, fare qualcosa tutti i giorni vi farà sentire attivi e soddisfatti di voi stessi

l’attitudine è contagiosa. Circondatevi di persone positive e che stanno dalla vostra parte

premiatevi. Dopo una giornata consacrata alla ricerca di un lavoro, gratificatevi. Con un buon film, a casa o al cinema, con un buon libro, con una bella passeggiata, con qualsiasi cosa divertente e rilassante che vi distrae dai problemi contingenti

parlate con qualcuno. Se la ricerca di un lavoro diventa un’impresa di lungo respiro, è facile sentirsi stanchi, arrabbiati o frustrati. Alcuni finiscono per rinunciare. A questo punto, prima di gettare la spugna, chiedete un incontro a uno psicologo o a un consulente, o a chiunque abbia le capacità di ridarvi motivazione e coraggio

Ritratto della disoccupazione
Secondo Alvin Toffler, futurologo del lavoro che negli Stati Uniti è una vera star, la disoccupazione del futuro sarà causata da fattori diversificati. Toffler ne ha identificati sette:

  • disoccupazione strutturale: risultato della miscela di cambiamenti delle industrie che compongono l’economiadisoccupazione legata al commercio, risultante dalla delocalizzazione delle imprese e conseguenza diretta dei cambiamenti nelle politiche commerciali mondiali

  • disoccupazione tecnologica, risultato dell’automazione e dell’aumentata produttività dei lavoratori

  • disoccupazione “normale”, che continuerà a provenire da fattori classici quali sovrapproduzione, variazioni nei gusti di consumo, fusioni aziendali

  • disoccupazione frizionale, che continuerà a provenire da persone a cavallo tra due occupazioni, tra quella che lasciano e quella che avranno

  • disoccupazione informazionale, che deriva dalla crescente complessità delle occupazioni e dalla difficoltà di far aderire le richieste professionali alle capacità dei lavoratori

  • disoccupazione iatrogena, la delocalizzazione non intenzionale dei lavoratori, provocata dalle “stupide politiche del governo”

Donne al lavoro
Le donne stanno entrando nel mondo del lavoro come mai nel passato, ma secondo l’International Labour Organisation, la disoccupazione le tocca più degli uomini, e i loro salari sono in media più bassi di quelli maschili. Il rapporto ILO sottolinea anche come le donne rappresentino ben il 60% dei lavoratori poveri del mondo. Un’analisi separata degli sforzi femminili per rompere il “soffitto di cristallo” dimostra che la percentuale di successi nello sfondare questa barriera simbolica e invisibile che separa le donne dai ruoli manageriali resta “talvolta scoraggiante”. L’analisi ILO dell’impiego femminile stabilisce che le donne lavorano in proporzioni senza precedenti. Nel 2003, 1.1 miliardi di lavoratori sui 2.8 miliardi totali, cioè il 40%, era rappresentato da donne, con un incremento di circa 200 milioni di donne rispetto a dieci anni fa. Tuttavia, la crescita esplosiva della forza lavoro femminile non è stata accompagnata da un reale miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne, né ha portato all’uguaglianza salariale a parità di compiti o a benefits bilanciati che renderebbero le donne uguali agli uomini in quasi tutte le occupazioni. “In breve, sostiene il rapporto, la vera uguaglianza nel mondo del lavoro è ancora fuori portata”. Lo studio rivela che il divario tra il numero di uomini e donne nella forza lavoro è diminuito in tutte le regioni del mondo dal 1993, con variazioni soggette alla realtà locale. Nelle economie di transizione dell’Asia orientale, dove il numero di lavoratrici è di 91 per ogni 100 uomini, il divario è ormai quasi cancellato, ma in altre regioni del mondo come il Medio Oriente, il Nordafrica e l’Asia meridionale, solo 40 donne sono economicamente attive ogni 100 uomini. Inoltre, nel mondo la disoccupazione femminile nel 2003 è stata leggermente più alta di quella maschile – 6.4% per le donne, 6.1% per gli uomini, lasciando senza occupazione 77.8 milioni di donne che vogliono lavorare e cercano attivamente un impiego. Dei 550 milioni di lavoratori poveri, persone che non riescono a superare la soglia di povertà di un dollaro americano al giorno di reddito, 330 milioni – il 60% - è rappresentato da donne. “Sommando i 330 milioni di donne lavoratrici povere ai 77.8 milioni di disoccupate, si osserva che sarebbero richiesti almeno 400 milioni di impieghi decenti per fornire alle donne povere e disoccupate un modo di uscire dalla miseria”. Infine, nei sei impieghi-campione analizzati nello studio dell’ILO, le donne guadagnano meno degli uomini a parità di prestazioni, persino in lavori “tipicamente femminili” come l’infermiera e l’insegnante.

Fonte: ILO, International Labour Organisation

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