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Titoli
di studio falsi, rudimenti di inglese che si
trasformano in bilinguismo, vacanze che diventano
viaggi di studio, date manipolate, omissioni…
Quanto paga mentire?
Un dottorato conseguito presso la Columbia
University è un dato solido in un curriculum. A
patto che non si tratti di un falso. I
candidati-Pinocchio sono più numerosi di quanto si
pensi, come dimostra uno studio condotto nel
2000. Dopo aver esaminato le candidature di 1000
persone per impieghi diversi, gli esaminatori hanno
scoperto che un terzo delle persone aveva
falsificato il curriculum vitae. Alcuni, per
esempio, accordavano un’importanza smisurata alle
mansioni svolte nel lavoro precedente, o avevano
allungato arbitrariamente la lista dei diplomi
conseguenti. Cynthia Guay di Adecco, multinazionale
del lavoro temporaneo, sostiene che in un caso in
particolare ben il 60% dei candidati aveva mentito,
affermando di possedere un particolare titolo di
studio richiesto per la posizione di direttore della
produzione. Contattati per telefono o convocati per
il colloquio, la maggior parte dei bugiardi si è
ritirata.
Bugie
veniali ?
I pareri variano in funzione dei
selezionatori. Alcuni consigliano di essere sinceri,
altri accettano che il curriculum vitae è l’unico
strumento di autopromozione a disposizione del
candidato, che giustamente vuole presentare le sue
qualità al meglio. Ci si potrà perciò permettere
di omettere certe informazioni quando si è comunque
sovraqualificati per un impiego, anzi alcuni esperti
consigliano di non menzionare le qualifiche che
possono far paura a chi assume, per esempio un
dottorato post-laurea quando ci si candida a un
lavoro di routine. In ogni caso, per il reclutatore il
curriculum del candidato dovrebbe essere solo un
punto di partenza. Le statistiche
dimostrano infatti che le previsioni di performance
basate sul curriculum si dimostrano efficaci
solo nel 25% dei casi. Omettere non è come mentire:
pretendere di possedere un titolo di studio che non
è mai conseguito può infatti avere conseguenze
serie, per esempio, una volta assunta la persona può
venire scoperta. Inoltre, su molti formulari di
impiego il candidato firma per garantire che le
informazioni divulgate sono corrette, assumendosene
tutte le responsabilità del caso. Ma le aziende
verificano le referenze dei candidati? Secondo
alcuni, poiché la maggioranza dei posti offerti è
precaria o a tempo parziale, le aziende non sono
incentivate a indagare come farebbero per
un’assunzione a tempo indeterminato o per una
posizione molto importante. Tuttavia, dato
l’aumento delle frodi provocato dalla difficoltà
oggettiva di trovare un lavoro, alcuni stanno
correndo ai ripari. In Francia, per esempio, un
ex-responsabile delle risorse umane ha aperto Ceriv,
un’azienda che dal 2000 si è specializzata nella
verifica di referenze e diplomi. Dall’aprile del
2002 l’azienda offre un servizio anche ai
candidati: a fronte di un piccolo esborso, il loro
curriculum viene certificato e timbrato con un
numero di identificazione che garantisce la
veridicità delle informazioni fornite. Le aziende
che si rivolgono al Ceriv sono ormai centinaia,
soprattutto dopo la pubblicazione di uno studio
indipendente condotto dal Florian Mantione Institut,
secondo il quale, tra i tanti esempi, il 75% dei
candidati si spaccia per poliglotta malgrado le
evidenti lacune nella conoscenza delle lingue.
La Top 10 delle menzogne
-
candidati bilingue solo sulla
carta. Se vengono scoperti, quasi sempre
sostengono che la loro conoscenza della lingua
è “funzionale”
-
candidati che perdono la nozione
del tempo e pretendono di aver ricoperto una
posizione per tre anni invece che per tre mesi
-
“diplomati” che si sono
iscritti a un corso di recupero il mese prima
-
“direttori” che hanno avuto
la responsabilità di cinque persone, mentre
semplicemente ci lavoravano insieme
-
candidati licenziati con giusta
causa, che sostengono di essersi licenziati per
“coscienza professionale”
-
candidati che rivendicano
pubblicazioni inesistenti, o scritte da altri,
in riviste specializzate
-
candidati che forniscono le
coordinate di amici e parenti come referenze
professionali
-
candidati che scambiano le
esperienze universitarie per stage
professionali
-
candidati che copiano il
curriculum di un amico per riempire qualche
« buco » professionale
-
candidati che hanno conseguito
la “laurea” in posti improbabili , isole
deserte, atenei inesistenti…
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