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Le trappole del colloquio di lavoro

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Il lavoro

Le trappole del colloquio di lavoro

“Mi parli di lei”. C’è chi scivola su questa domanda come su una buccia di banana. Qual è il vero significato di domande come queste, e che cosa cercano di sapere gli intervistatori?

In linea di massima, l’intervistatore è interessato a capire tre cose di voi :

  • siete in grado di svolgere il lavoro?
  • avete voglia di farlo?
  • siete il candidato ideale per questa posizione?

Quello che volete sapere voi, invece, è se l’azienda è adatta a voi e vi consente di perseguire i vostri obiettivi professionali. Cercate di capire più che potete sull’azienda che vi interessa. Più capirete la posizione e le necessità dell’azienda, più efficacemente potrete dimostrare in che modo potete essere utili. Ecco una serie di piccole riflessioni utili prima di affrontare il colloquio:

Tipi di domande del colloquio. Esercitatevi a rispondere alle domande ma non cercate mai di memorizzare le risposte. Essere se stessi è essenziale per la riuscita di un’intervista. Le risposte devono sembrare naturali. Quando avrete determinato che cosa siete in grado di offrire all’azienda, sarà facile spiegarlo durante il colloquio.

Non esiste una seconda possibilità per far buona impressione. I primi 45 secondi sono cruciali. Perciò, non lasciate nulla al caso. Gli intervistatori non fanno domande a casaccio. Se vogliono conoscere i vostri hobby, è perché vogliono scoprire i vostri interessi
e il vostro temperamento. Ricordatevi che l’azienda sa alla perfezione qual è il candidato adatto alla posizione, perciò informatevi più che potete. Assicuratevi di aver identificato le vostre qualità e debolezze, e i vostri successi e obiettivi prima dell’intervista. E a proposito
di stipendio, all’insidiosa domanda “a che tipo di remunerazione pensava?”, potete scegliere di essere vaghi: “secondo il contratto collettivo della categoria”, “secondo la scala salariale”, “secondo la mansione che dovrò svolgere”. Se l’intervistatore insiste, date una scala di valori tra una cifra minima e una massima. Tanto per non mirare né troppo alto né troppo basso, e per non sembrare intrattabili o peggio ancora, sprovveduti.

Domande che riguardano le conoscenze, le capacità e le competenze
Sono domande che spesso trattano aspetti tecnici dell’impiegato o le conoscenze fondamentali che il candidato deve possedere per poter svolgere il lavoro

Domande che riguardano il comportamento
Viene posta una situazione ipotetica, e vi viene chiesto come reagireste. Questo consente all’intervistatore di capire se siete in grado di comprendere un particolare processo, ma anche di scoprire il modo in cui interagite o lavorate con altre persone che hanno competenze diverse. Esempi: come si comporterebbe con un cliente che non è soddisfatto di un prodotto? Come strutturerebbe il suo archivio informatico? Questo genere di domande serve a valutare le competenze e le capacità simili a quelle che si osserverebbero nella realtà dei fatti. Ci si può appoggiare a esperienze affini del passato, ricordandosi che il modo di reagire a una situazione la dice lunga sul modo in cui vi comportereste nella nuova azienda.

Le domande più frequenti :
- mi parli di lei
- mi parli delle sue esperienze in questo tipo di lavoro
- quali software sa utilizzare?
- perché vuole lavorare per noi?
- quali sono i suoi obiettivi a lungo termine?
- è in grado di lavorare sotto pressione o con scadenze serrate?
- perché ha lasciato o vorrebbe lasciare il suo incarico attuale?
- che genere di stipendio si aspetta di ricevere?
- quali sono le cinque parole che la descrivono meglio?
- che cosa pensa del lavoro di squadra?

I vostri punti forti
- avete lavorato su problemi simili in un ambiente diverso, e questo vi ha consentito di maturare l’esperienza necessaria per “fare la differenza”
- siete al corrente/comprendete la situazione concorrenziale dell’azienda
- siete esperti in un tipo particolare di mercato

Durante un colloquio di lavoro, molti rispondono benissimo a domande come “quali sono i suoi punti forti e i suoi punti deboli ?” o “perché vorrebbe lavorare per noi?”. Tuttavia, il colloquio può prendere una piega incerta quando le domande esulano da quello che si era immaginato o che ci si aspettava. Difficile trovare sui due piedi una risposta intelligente a un certo tipo di domanda? Tranquilli, era già previsto. Quando fanno domande spinose, gli intervistatori fanno spesso appello alla personalità del candidato per scoprire se e quanto una persona potrà aderire ai valori dell’impresa. Ciò che conta sarà perciò non solo la risposta in sé, ma anche il modo in cui si risponde. In altre parole, ciò che siamo è altrettanto importante di ciò che sappiamo fare.

Durante il colloquio è consigliabile essere fiduciosi (ma non troppo), nervosi (ma non troppo), preparati (ma non troppo), seri (ma non troppo). In breve, è una questione di dosi. Non esiste la ricetta miracolosa: riuscire in un colloquio è prima di tutto una questione di stato d’animo. Le persone che superano brillantemente i colloqui sono quelle che si conoscono bene e si mettono periodicamente in discussione. Per questo prendere appunti su se stessi, sulla propria personalità, sul proprio camminino personale e professionale e sulle proprie ambizioni, può essere di grandi aiuto. Spesso nei colloqui si “smascherano” le persone ponendo domande che loro stesse non si erano mai poste. In generale, un’azienda non cerca una persona perfetta, ma qualcuno che sia proprio agio sia con le proprie qualità, sia con i propri difetti.

  • Lasciate che sia l’intervistatore a dare il tono. Se vi stringe vigorosamente la mano, fate altrettanto. Prima di sedervi, aspettate di essere invitati a farlo. Non fumate senza chiedere il permesso
  • Non cercate di dominare il colloquio. Lasciate che sia l’intervistatore a fare i primi passi, ma siate pronti a rispondere rapidamente e con cortesia
  • Mantenete un’aria interessata. Esprimete interesse per l’azienda e per tutto ciò che dovreste conoscere riguardo alle vostre nuove mansioni
  • Concentrate l’attenzione sull’intervistatore ma evitate di vagare con lo sguardo sui suoi dettagli fisici, specialmente quelli poco gradevoli
  • Preparatevi a stilare un bilancio della vostra formazione scolastica e della vostra esperienza lavorativa

Durante il colloquio, l’intervistatore vorrà sapere che cosa avete fatto della vostra vita fino a oggi. Questa è una lista non esaustiva delle domande che potrebbero capitarvi:

Mi parli di lei…
L’intervistatore che fa una domanda così vaga cerca spesso un mezzo di iniziare una conversazione. Per il candidato, è un’occasione di cominciare il colloquio in accordo con il modo in cui vuole presentare se stesso. Siate positivi!

Quali sono i suoi punti forti e i suoi punti deboli ?
E’ una domanda quasi inevitabile. L’intervistatore vuole sapere se le vostre qualità o i vostri difetti possono entrare in conflitto con la posizione cui ambite. Una segretaria che si dichiara disordinata, per esempio, non ha un profilo coerente. Ovviamente gli intervistatori conoscono a memoria le risposte con le quali i candidati cercano di trasformare le debolezze in qualità, per esempio è ingenuo dichiararsi “troppo perfezionisti”. Meglio essere sinceri, mettere l’accento sulle qualità, ma parlare anche dei difetti. Nessuno è perfetto, perciò il candidato ideale è almeno consapevole delle sue imperfezioni

Come ha sentito parlare della nostra azienda ?
Alcuni intervistatori amano questa domanda per scoprire se il candidato si è almeno dato da fare per scoprire qualcosa sull’impresa nella quale vorrebbe lavorare. Molti arrivano al colloquio senza neppure sapere che cosa produce l’azienda, dimostrando mancanza di interesse, di motivazione, e in ultima analisi, anche di rispetto. Informarsi è strategico, anche perché permette all’azienda di capire quale strumento di reclutamento è più efficace quando la campagna è stata fatta su mezzi diversi (internet, quotidiani, riviste specializzate…)

Che cosa pensa di poter fare per noi ?
Domanda drammatica. In realtà, l’intervistatore cerca di scoprire quali esperienze precedenti del candidato possono essere utili all’organizzazione, e di valicare il modo in cui il candidato ritiene di poter essere strategico per l’azienda. Un buon trucco: spiegate in cosa pensate consista il vostro contributo in funzione delle vostre realizzazioni passate, della vostra formazione o della vostra esperienza personale. Gli esempi concreti aiutano molto: quella volta in cui il vostro apporto è stato determinante per la riuscita di un progetto, la buona idea che avevate suggerito al vostro capo…

Mi parli delle sue esperienze negative
Anche se in apparenza questa domanda è sadica, in realtà l’intervistatore cerca di scoprire che cosa il candidato ha imparato dai suoi errori, cercando di verificare quanto è improbabile che li commetta di nuovo. Limitatevi alle esperienze negative che avete avuto il tempo di analizzare, che vi hanno fatto progredire o hanno rappresentato per voi una vera lezione di vita

Descriva la posizione che vorrebbe ricoprire
Questa domanda serve a smascherare i tuttofare, quelli che cercano lavoro a destra e manca senza avere le competenze o l’esperienza richieste. È utile anche per sapere se il candidato vede la posizione allo stesso modo in cui la vede l’azienda. Consiglio: pensateci prima del colloquio. Fatevi uno schema mentale delle mansioni e suddividetele in piccole tappe, e non abbiate paura di chiedere all’intervistatore se avete centrato il problema 

Dove/come si vede nei prossimi cinque anni ?
E’ una domanda sempre meno diffusa, in tempi di instabilità professionale come questi. Tuttavia, alcuni intervistatori la riservano alla fine del colloquio, per vedere se il candidato è coerente con se stesso. Altri cercano di capire se il candidato è ambizioso, ma attenzione: troppa ambizione gioca contro di voi. Se temete che i vostri obiettivi di carriera entrino in collisione con il lavoro che state cercando, limitatevi a dire qualcosa del tipo “spero che la persona che sarò tra cinque anni farà un lavoro che le piace”. Questa domanda serve anche a capire che cosa il candidato rincorre, insomma, quali sono i suoi obiettivi ultimi di carriera

Come affrontare il colloquio  

  • Essere puntuali, meglio se con cinque minuti di anticipo
  • Sorridere e stringere energicamente la mano
  • Presentarsi prima di entrare (buongiorno, sono…)
  • Vestirsi adeguatamente, essere consci dei propri tic e controllarli
  • Lasciare i problemi personali fuori dalla porta
  • Sforzarsi di capire i bisogni dell’azienda e il profilo ricercato
  • Assicurarsi di aver ben capito le domande, nel caso chiedere chiarimenti. Riflettere prima di rispondere
  • Essere il più possibile franchi e sinceri, ma valorizzare la propria esperienza
  • Essere naturali e mostrare la propria personalità
  • Spiegare perché si considera interessante la posizione offerta
  • Collegare le esperienze precedenti e la posizione per la quale si affronta il colloquio
  • Dimostrare la propria capacità di svolgere il lavoro, mostrare fiducia in se stessi
  • Essere positivi e avere un tono dinamico
  • Guardare l’interlocutore negli occhi
  • Portare una copia del curriculum vitae
  • Essere pronti a dare una o più referenze, se richiesto
  • Fare domande, per dimostrare il proprio interesse
  • Ringraziare l’intervistatore alla fine del colloquio
  • Chiedere quando si avrà la risposta
  • Lasciare l’azienda non appena il colloquio è terminato

Cosa non fare durante il colloquio

  • Esagerare le proprie capacità o confrontarsi ad altri
  • Incrociare le braccia
  • Appoggiare oggetti personali sulla scrivania
  • Rispondere con un o con un no. Le risposte troppo brevi bloccano il dialogo
  • Ricorrere alle lusinghe
  • Litigare o scontrarsi con l’intervistatore
  • Criticare il precedente datore di lavoro
  • Affrontare argomenti politici, religiosi o controversi
  • Parlare a voce troppo alta o troppo bassa. Regolatevi sul tono dell’intervistatore
  • Affrontare per prima cosa lo stipendio, le ferie, e gli eventuali benefit
  • Dimenticare che il colloquio è uno scambio di informazioni nei due sensi

Il curriculum vitae
Considerando la massa di CV ricevuti dalle aziende, e tenendo presente che le Risorse Umane ci mettono dai 10 ai 15 secondi per operare la preselezione, diventa importante distinguersi dagli altri candidati. Per ottenere questo risultato, strutturate il curriculum in modo che gli elementi più importanti per l’azienda selezionatrice siano messi in evidenza nella prima pagina e nel più breve spazio possibile. Siate sintetici e sforzatevi di parlare lo stesso linguaggio dell’azienda, per esempio rifacendovi ai termini impiegati nell’inserzione di ricerca.

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