,
suggerisce un guru del reclutamento, ma in una
società democratica nella quale i lavoratori
possono ricorrere alle proprie risorse personali o a
quelle dell’organizzazione – come i sindacati
– per regolare i conflitti. Almeno in teoria…
Secondo un esperto di Adecco,
un buon capo dovrebbe riunire almeno quattro
caratteristiche : l’integrità (onestà
e buona fede), l’autenticità (sincerità,
azioni coerenti con i discorsi), il senso della
comunicazione (facilità a stabilire i contatti,
capacità di esprimere i sentimenti) e l’empatia
(capacità di ascolto, comprensione). Queste
qualità sono giudicate prioritarie dai giovani
lavoratori intervistati per una ricerca interna
della stessa Adecco, interessata a stilare uno
studio sul profilo dei leader. Secondo altre
indagini, il buon capo è quello capace di
circondarsi di persone che hanno capacità e difetti
diversi dai suoi. Sa dirigere le persone,
riconoscere le loro capacità e metterle al servizio
dell’organizzazione. Un buon capo, insomma,
è come un buon amante: i lavoratori vanno
spontaneamente nella sua direzione, vogliono
lavorare con lui. In sua presenza, hanno qualcosa da
dire e si sentono considerati. Un capo così sa
creare il clima favorevole all’emergere delle
nuove idee.
12 capi imperfetti
Nei pensieri si sogna di strangolarlo,
crocifiggerlo, annegarlo in un bagno di acido, ma
nella realtà, spesso lo si sopporta. Tuttavia, è
possibile trarre dei vantaggi anche dalla relazione
con un capo molto imperfetto. Per farlo, prima di
tutto bisogna conoscere con chi si ha a che fare.
Una psicologa ha tracciato il profilo di 12 stili di
leadership capaci di rovinare la giornata ai loro
collaboratori. Spesso un dirigente avrà un profilo
principale e altri profili secondari, basta imparare
a riconoscerli e a capire quello che meglio si
adatta al proprio capo per riuscire finalmente a
venirci a patti.
Il narcisista. Orgoglioso, protegge
soprattutto il proprio Io. Il suo lavoro lo
valorizza. Ma in fondo in fondo, la sua autostima
non è poi così solida. Tende a non congratularsi
con i collaboratori per un lavoro ben fatto e spesso
tenta di prendersi il merito dei successi altrui.
Istruzioni per l’uso: poiché
non ama sentirsi minacciato da un collaboratore
competente, meglio giocare il suo gioco e dargli
l’impressione che è lui l’origine delle nostre
riuscite. E’ l’approccio migliore, secondo la
nostra esperta. Alla lunga, il narcisista finirà
per riconoscere le vostre capacità e a mollare la
presa nei vostri confronti
Il tecnocrate. Personalità piuttosto fredda,
si basa sui fatti, i risultati, le pianificazioni
rigide. Tecnicamente molto competente, lo è molto
meno sul piano umano. Individualista, manca di
sensibilità relazionale. Spesso vive nella sua
“bolla” personale dove è impossibile
raggiungerlo
Istruzioni per l’uso: far
prova di autonomia assicurandosi di tanto in tanto
che il lavoro risponda alle sue aspettative. Se
siete a caccia di riconoscimenti, chiedetegli senza
mezzi termini se è contento del vostro lavoro. Con
questo soggetto bisogna cercare la retroazione,
fargli dire a chiare lettere se è contento del
vostro orientamento
Il casinista. È quello
che favorisce le buone relazioni con i suoi
collaboratori. È impulsivo, ha spesso ottime idee,
a volte degli autentici colpi di genio. Ma è un
disordinato, disorganizzato ed è incapace di
stabilire le sue priorità. Privilegia una visione a
breve termine piuttosto che di lungo respiro
Istruzioni per l’uso. Cercate
di incitarlo a essere più organizzato e a
impegnarsi con maggiore costanza. Per esempio,
chiedetegli che cosa si aspetta esattamente da voi e
per quando, chiedendogli un piano di lavoro o una
distribuzione dei compiti per iscritto
L’autoritario. Non è mai conciliante, è
un irrequieto che fa fatica a fidarsi. È portato a
dare ordini, ignorando l’opinione altrui. Può
ferire senza neppure accorgersene tanto è bravo a
criticare gli aspetti negativi del lavoro dei suoi
collaboratori, senza mai, ma proprio mai,
riconoscere le loro capacità
Istruzioni per l’uso. Di
fronte ai suoi metodi dittatoriale, restate
distaccati. Riformulate i suoi ordini in termini più
positivi, per esempio: “lei vuol dire che il
rapporto non è completo ma che siamo sulla strada
giusta?”. Se vi sentite insultati, diteglielo
chiaramente
L’inclusivo. Riconosce senza problemi il
contributo dei suoi collaboratori e non lesina la
valorizzazione del lavoro altrui. È un uomo da
lavoro di gruppo, un dirigente gregario che si
appoggia molto sugli altri. Ma talvolta fatica ad
assumersi la leadership e a dare direttive chiare.
Non gli piace dire di no né confrontarsi con gli
altri
Istruzioni
per l’uso. Fategli capire chiaramente le vostre
aspettative e i vostri bisogni, sottolineando che
apprezzate le sue qualità umane. Quando tentenna,
ricordategli che avete bisogno di sostegno, di
visione o di un inquadramento, perché lui è la
persona giusta per essere all’ascolto delle vostre
domande. Perciò,
approfittatene!
Restare
o andarsene?
Subire
per un po’,
soprattutto se il capo è di fresca nomina, se non
altro per confermare le vostre prime impressioni
Venire
a patti
con il suo stile di leadership. Il vostro
superiore può cambiare comportamento se scopre
dei vantaggi personali, come un aumento della
produttività del suo gruppo di lavoro. Tuttavia,
sarebbe illusorio pensare che potreste modificare
il suo stile di colpo. Piccoli gesti e attitudini
ripetute nel tempo possono migliorare velocemente
il vostro rapporto con lui
Disintossicare
il rapporto
- Se continua a maltrattarvi, sforzatevi di
osservare in cosa il suo stile vi condiziona o
condiziona il vostro lavoro. Trovate quali sono le
situazioni concrete che spiegano il vostro disagio
-
Proponete un incontro nel quale gli spiegherete
che volete discutere di un aspetto importante per
il vostro lavoro
-
Durante l’incontro, fate prova di apertura di
spirito. Abbiate fiducia in voi stessi e nella
capacità del vostro capo di trovare una
soluzione. Attenetevi strettamente ai fatti ed
esprimete ciò che sentite. Spiegate che cosa
causa i vostri problemi e le ripercussioni su di
voi e sul vostro rendimento al lavoro
-
Cercate insieme le soluzioni. Per esempio, se il
vostro capo vi sta sempre addosso, proponetegli di
validare gli obiettivi del vostro prossimo
compito, stabilendo responsabilità, limiti,
scadenze dei quali vi assumerete l’onere in
prima persona
Mollare
la presa.
Se nonostante tutto lo stile del vostro capo vi è
veramente insopportabile, chiedetevi se siete in
grado (e se avete voglia) di proseguire il
rapporto con lui. Se la risposta è sì, o se non
avete per le mani un’alternativa migliore,
smettete di combattere e rivedete obiettivi e
aspettative
Guardarsi
intorno
nella stessa impresa. Se non c’è verso di
trovare un’intesa, perché non cercare
un’altra posizione all’interno della stessa
azienda?
Andarsene.
E’ un gesto estremo e gravido di conseguenze,
che va ponderato molto bene. Una volta presa la
decisione, al prossimo colloquio di lavoro cercare
di informarsi sullo stile di leadership della
nuova azienda, tanto per non collezionare un capo
tossico dopo l’altro…
L’esclusivo.
E’ un isolato, che delega poco. Fa fatica a
mollare la presa delle sue responsabilità, spesso
è sommerso dalle pratiche che continuano ad
accumularsi e che lui vuole gestire in totale
solitudine. Non è molto portato a riconoscere le
qualità altrui e si sente minacciato se uno dei
suoi collaboratori commette un errore.
Individualista, spesso nervoso, il suo acutissimo
senso della responsabilità gli provoca sofferenze
indicibili
Istruzioni
per l’uso. Confermargli che il lavoro va avanti,
che tutto va bene, e che non c’è ragione di
preoccuparsi. Ricordategli che può contare sul
vostro gruppo di lavoro, e chiedetegli con chiarezza
cosa pensa del vostro lavoro
Il
messaggero.
È il classico yes-man, che cerca di indovinare e
prevenire le aspettative dei suoi superiori. Può
sentirsi un po’ impostore, perché non ha grande
fiducia nelle sue capacità, infatti i suoi
collaboratori lo percepiscono come una marionetta.
Si sottomette alle decisioni venute dall’alto
senza il minimo senso critico e con lui ci si sente
sempre abbandonati, perché mai e poi mai difenderà
i vostri interessi con chi di dovere
Istruzioni
per l’uso. Cercare di “farlo fuori”
bypassandolo e rivolgendosi direttamente ai suoi
superiori per criticarlo può essere una pesisma
idea. Meglio dirgli chiaramente che cosa pensate e
verificate che abbia effettivamente trasmesso le
vostre richieste ai suoi superiori. Può
rappresentare un serio ostacolo alla vostra carriera
Il pattinatore. E’ un dirigente con un
senso politico molto sviluppato, raramente risponde
sì o no, ma tende piuttosto a scivolare su
informazioni vaghe. Fugge le responsabilità e non
si lascia coinvolgere nel lavoro altrui. Con lui non
si sa mai cosa pensare, è la classica persona che
vi risponderà “te l’avevo detto che sarebbe
finita bene” se avete avuto successo, e “te
l’avevo detto che non poteva funzionare” se
invece avete sbagliato qualcosa
Istruzioni
per l’uso. Senza rimproverargli direttamente la
sua ambivalenza, ingegnatevi a coinvolgerlo, a
responsabilizzarlo, a stabilire dei limiti chiari,
per esempio scritti. Ponetegli domande dirette e
perseverate fino a quando non avrete ottenuto una
risposta adeguata
Il
monopolista.
Trattiene tutte le informazioni per sé, e non ama
condividere le responsabilità con i collaboratori.
Contrariamene al capo esclusivo, che si isola e si
sovraccarica di lavoro, il monopolista procede come
un panzer per ottenere sempre più potere. Le
informazioni più preziose sono sempre e solo sue, e
bisogna consultarlo in continuazione, alimentando
così il suo potere
Istruzioni
per l’uso. Moltiplicare gli scambi e fargli
toccare con mano i vantaggi della distribuzione
delle informazioni ai collaboratori. Per esempio,
fargli osservare come una pratica è andata avanti e
a che punto vi ha aiutato fornendovi determinate
indicazioni
Il
manipolatore.
Uno stratega finissimo. Mentre vi fa un complimento
sulla qualità del vostro lavoro, in realtà vi sta
chiedendo uno sforzo ancora maggiore. Ha un talento
notevole per arrivare ai suo fini senza aver
l’aria di strapazzare i suoi collaboratori,
giocando abilmente con i loro punti di forza e le
loro debolezze. Per esempio, può minacciarvi
sottilmente dicendovi che bisogna lavorare di più
perché tira aria di licenziamenti nel vostro
reparto. Una cosa è certa, i suoi interessi vengono
sempre prima dei vostri
Istruzioni
per l’uso. Prendere coscienza della manipolazione
e determinare quali sono i propri interessi. Non
fidarsi ciecamente di lui ed evitare qualsiasi
confidenza. Appena possibile, scrivergli piuttosto
che parlargli, e conservare tutte le copie
Il
paternalista.
Protettivo e condiscendente, è il tipo che ricorda
tanto un papà che quando eravamo piccoli “sapeva
tutto”. Vicino a lui, ci si sente piccoli. Le sue
tirate paternaliste ci fanno sentire disprezzati,
anche se non sempre questa è la sua vera intenzione
Istruzioni
per l’uso. Affermarsi. Esigere che ci dica le cose
chiaramente assicurandogli che si è capaci di
capire che cosa pensa del nostro lavoro. Adottare
con lui un tono professionale e obiettivo. Se il suo
comportamento è insopportabile, dirgli a chiare
lettere che si detesta sentirsi chiamate “ragazzo
mio” o “figliolo”
Il
pompiere.
Spegne
i fuochi. Manca di visione a lungo termine e non
cerca mai di risolvere i problemi di fondo.
L’intuizione non è tra le sue qualità, preso
com’è dal turbine dell’azione. È’ un
iperattivo che carbura solo sui percorsi brevi. Per
i suoi collabori, è l’inferno: le pratiche non
vanno avanti, i problemi strutturali si ripresentano
senza sosta
Istruzioni per
l’uso: spiegategli le situazioni come le vivete
sul campo. Per esempio, ditegli “abbiamo risolto
questo problema nel breve termine ma si ripresenterà;
come pensa che potremmo risolverlo una volta per
tutte”. Costringetelo
a riflettere
Gary
et Ruth Namie,
The Bully at Work: What You Can Do to Stop the
Hurt and Reclaim Your Dignity on the Job,
Sourcebooks Trade
Peter J. Frost,
Toxic Emotions at Work: How Compassionate Managers
Handle Pain and Conflict, Harvard Business
School Publishing