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La memoria

Chi sono io?

con la collaborazione di Anna Fata

Noi pensiamo di conoscerci e crediamo di essere degli esperti di noi stessi, ma questo sapere può veramente farci accedere al nostro vero io? È davvero possibile conoscersi? Talvolta le nostre stesse azioni ci sorprendono, perché in noi possono agire delle forze che sfuggono al nostro controllo, le emozioni si scatenano all’improvviso, i nostri sogni reclamano la loro importanza, spesso in maniera brutale. Che cosa agisce in noi?

l’Io
L’Io è quell’insieme che risulta da una combinazione di fattori biologici e dalla storia personale. La mia memoria, la mia affettività, i miei pensieri, i miei rapporti con gli altri testimoniano questa doppia appartenenza, ciò che fa in definitiva che io mi riconosca come me stesso e che gli altri mi riconoscano come persona diversa da loro. Il problema dell’individuazione si pone a tutti livelli – dall’espressione del genoma a quella delle facoltà cognitive, nel corso dello sviluppo infantile e anche nella vita adulta

il genoma
Come tutti gli esseri viventi, anche l’uomo contiene un genoma, un insieme di cromosomi che contengono i geni. Il genoma è il risultato dell’assemblaggio di due genomi contenuti nelle cellule sessuali dei genitori, si esprime progressivamente durante la vita embrionale per controllare la moltiplicazione delle cellule dell’organismo, per determinare la dimensione e la forma degli organi, e per quanto riguarda il cervello, per specificare le connessioni tra le diverse regioni che lo compongono. Tuttavia, il programma non si svolge ciecamente: nella cronologia come nell’intensità, l’espressione di un gene dipende da una serie di interazioni multiple all’interno del genoma stesso, tra il genoma e i suoi effetti sull’organismo, e tra l’organismo e il mondo esterno

il cervello
Il cervello è quindi il risultato di un piano genetico. Tutti i cervelli umani si assomigliano, e le connessioni tra cervello e organi di senso sono organizzate secondo un’anatomia comune a tutti. Allo stesso modo, anche le connessioni tra una regione e l’altra obbediscono a rgole comuni, con collegamenti che si stabiliscono nel corso della vita embrionale e durante la prima infanzia seguendo traiettorie costanti. Se le fibre seguono le stesse traiettorie e raggiungono lo stesso obiettivo in tutti gli individui, tutti i cervelli dovrebbero essere identici. Ma questo non è vero. Prima di tutto per una ragione quantitativa: il numero delle cellule del cervello e il numero delle connessioni per neurone sono così elevati che sembra impossibile che il genoma li possa codificare con precisione, perciò non tutto è programmato. In secondo luogo, per una ragione funzionale: il cervello non si sviluppa da solo, ma è tributario di ciò che avviene nel resto del corpo, e dopo la nascita, di ciò che avviene nel mondo esterno. Queste influenze sono fonte di un adattamento permanente dell’organizzazione del cervello: i neuroni muoiono, le fibre si scollegano, le sinapsi si modificano. Questi cambiamenti, per quanto inquadrati all’interno di un programma genetico, sono necesariametne sottoposti a numerosi fattori interni ed esterni che variano da un individuo all’altro. La velocità di crescita delle fibre varia in funzione dei valori degli ormoni della crescita e degli ormoni sessuali, che dipendono a loro volta dalla maturazione delle ghiandole secretrici. L’efficacia delle sinapsi varia in funzione del flusso di informazioni che le attraversa, e ciascuno di noi è sottoposto nel corso dell’infanzia e per tutto il resto della vita a una configurazione unica di influenze dell’ambiente esterno che si ripercutono sulla forma e sul funzionamento delle nostre reti cerebrali

il corpo
Non si può spiegare il funzionamento del cervello senza tenere conto dell’esistenza delle mutliple relazioni che lo uniscono al resto del corpo. Attraverso gli organi sensoriali disposti lungo tutta la sua superficie (nella pelle, nella retina, la coclea…) e attraverso i segnali che risultano dal suo stesso funzionamento, il corpo invia al cervello delle informazioni sullo stato del mondo esterno e interno. Il cervello controlla l’insieme dell’organismo non solo attraverso le fibre nervose che lo collegano ai muscoli dello scheletro e delle viscere, ma anche grazia ai segnali chimici, come gli ormoni, che emette in direzione dei recettori posti negli organi. In questo modo le influenze provenienti dal resto del corpo possono modificare lo stato cerebrale, e secondo lo stesso principio, il cervello contribuisce a modificare lo stato del corpo per prepararlo allo sforzo o adattarlo alle condizioni ambientali. Il corpo possiede una memoria ed è modellato dalle condizioni di vita, dall’allenamento fisico, dall’alimentazione e dalle malattie, fattori strettamente individuali che lo personalizzano allo stesso titolo di tutti gli elementi che formano quell’unità che noi chiamiamo “io”

la storia
Qualunque sia il loro grado di prossimità, due individui non possono avere la stessa storia, la stessa esperienza o lo stesso rapporto al mondo delle cose e delle idee, e la ragione è molto semplice: essi non occupano mai simultaneamente la stessa posizione nello spazio, perciò i loro punti di vista sugli avvenimenti sono necessariamente diversi. Due gemelli omozigoti (identici), che in principio possiedono lo stesso genoma e i cui cervelli si sono teoricamente sviluppati allo stesso ritmo, per quanto cresciuti nella stessa famiglia e pur avendo partecipato agli stessi eventi non avranno la stessa identica esperienza del mondo. Il carattere individuale della costruzione del nostro cervello e della costituzione della nostra storia personale seguono lo stesso corso, ciascuna garante dell’altra. La nostra storia inizia infatti prima di noi, poiché procede dalla costituzione del nostro genoma. I genitori che lo veicolano sono portatori di un progetto che fa di questo genoma un insieme intenzionale e non il frutto del caso. Inoltre, la nostra società ha costruito una cornice di riferimento per la riproduzione, che fa sì che i comportamenti riproduttivi dipendano anch’essi a loro volta dalla storia, dall’esperienza e dalle aspettative dei procreatori, fattori sui quali la biologia esercita un’influenza trascurabile. I nostri ricordi, le tracce lasciate dagli avvenimenti quotidiani - banali o eccezionali - si accumulano nella nostra memoria o si miscelano, si trasformano o vengono dimenticati secondo uno schema assolutamente e strettamente personale

cosa agisce in me:
il cervello vegetativo, che presiede alla regolazione biologica e organica del corpo, è associato ai bisogni primari. E’ il luogo in cui nascono le nostre pulsioni e altre forze oscure, ed è anche all’origine delle sei emozioni primarie – felicità, tristezza, paura, collera, sorpresa e disgusto. Le strutture di questo “cervello arcaico” comunicano con il sistema nervoso periferico e la corteccia cerebrale associativa, sede del pensiero e dei sentimenti, ed è proprio da qui che arrivano alla coscienza le informazioni trattate dal cervello vegetativo. E’ un universo segreto e misterioso che ubbidisce ciecamente al proprio determinismo, è sede per essenza dell’ansia, dell’inatteso, del possesso da parte di forze misteriose. E’ nel cervello primitivo che vengono prese le grandi decisioni che a dispetto delle esitazioni della coscienza aumentano le nostre probabilità di sopravvivenza in un ambiente ostile

che cos’è un’emozione?
Un’emozione si definisce a partire dalle sue caratteristiche essenziali:

  • un’emozione è un movimento, cioè una variazione rispetto a uno stato iniziale di stasi: non eravamo commossi, e ora lo siamo;

  • un’emozione include una componente fisiologica, cioè si accompagna a fenomeni fisici che si riflettono in tutto il nostro corpo (il cuore batte più forte, ecc.);

  • un’emozione include aspetti cognitivi, cioè

  • perturba oppure rasserena la ragione;

  • un’emozione è una reazione a un avvenimento;

  • un’emozione include una componente comportamentale, cioè ci prepara o ci spinge all’azione.

Le emozioni fondamentali
Per potersi fregiare di questo titolo, un’emozione deve rispondere a criteri diversi:

  • deve iniziare all’improvviso, come reazione a un avvenimento o a un pensiero

  • deve durare poco, altrimenti è classificata come umore o sentimento

  • deve distinguersi dalle altre emozioni in modo molto netto; per esempio ansia, paura e angoscia fanno parte della stessa famiglia di emozioni, ma non sono nettamente distinte tra di loro

  • deve essere osservabile nei bambini, e dev’essere distinguibile dalle altre emozioni

  • deve manifestarsi attraverso reazioni fisiologiche molto diverse tra di loro; per esempio la paura e la collera fanno aumentare i battiti del cuore, ma la prima fa diminuire la temperatura delle estremità, mentre la seconda la aumenta

  • deve esprimersi attraverso un’espressione facciale comune a tutti gli esseri umani

  • deve essere scatenata da situazioni universalmente codificate: per esempio, la perdita di una persona cara provoca tristezza in chiunque

  • deve essere osservabile anche nei primati: quando si incontrano, i macachi si abbracciano, e quindi non è insensato ritenere che siano felici

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