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La memoria

Come imparare a imparare

con la collaborazione di Anna Fata

Specie prima di una prova importante, diventa essenziale guadagnare in efficacia e imparare meglio e più in fretta. Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi, sembra impossibile ricordare tutto quello che bisognerebbe sapere. Memoria capricciosa? Qualche trucco per addomesticarla.

La prima cosa da fare è cercare di capire che tipo di memoria si ha. Ad alcune persone basta leggere un testo per impararlo ed essere in grado di ripeterlo, per altre invece è meglio ascoltarlo che leggerlo; altri ancora per memorizzare hanno bisogno di scrivere. Nel primo caso si tratta di memoria visiva, nel secondo di memoria auditiva, e nel terzo di memoria scritturale. E’ possibile utilizzare questi tre tipi di memoria in funzione del bisogno, anche se ciascuno di noi ne privilegia in genere una rispetto alle altre. Quando vi capita di non riuscire a imparare, non esitate a miscelare le tecniche: leggete ad alta voce, ricopiate, guardate, e a forza di insistere, sicuramente imparerete.

Prima o poi tutti noi ci siamo accorti un giorno che la memoria immediata era improvvisamente meno efficace: una lezione che sapevamo benissimo e ce la dimentichiamo proprio prima dell’interrogazione, una presentazione a cui abbiamo lavorato intensamente, un discorso di cui avevamo padronanza perfetta, e d’improvviso, è tutto sparito. Questo succede perché il cervello non ha avuto il tempo di fissare l’informazione, per questo imparare montagne di cose in tempi brevi è una tecnica alla quale ricorrere solo nelle emergenze, perché i risultati sono labili. Le informazioni che invece abbiamo letto, ricopiato o recitato, o di cui abbiamo discusso con qualcun altro proprio la sera prima di addormentarci, si memorizzano da sole durante il sonno, al mattino si ricordano tutti i dettagli e sembra di aver imparato più facilmente del solito. Perciò, anche quando si è stanchi, conviene preparare l’apprendimento per il giorno successivo proprio prima di andare a dormire, ricordandosi che è sempre indispensabile capire ciò che si vuole memorizzare, piuttosto che impararlo meccanicamente. In questo ci possono aiutare molto i riflessi condizionati, per esempio in alcuni casi la ripetizione di formule o frasi fino all’automatismo consente di fissare definitivamente un’informazione importante.

Altro punto da non trascurare: rispettate i vostri ritmi biologici. Alcune persone “rendono” di più alla mattina, altre sono al top solo al pomeriggio, alla sera, o addirittura di notte, ecco perché è utile, durante la preparazione, seguire le proprie preferenze naturali. Tuttavia, al di là delle scelte personali, diamo qualche suggerimento:

  • la metà della mattina fino all’ora di pranzo corrisponde a un picco di qualità dell’apprendimento. In genere, il mattino è il momento migliore per studiare

  • dopo il pranzo di solito l’attenzione è meno buona, perciò quando è possibile è meglio concedersi una piccola pausa di sonno. Bastano pochi minuti per recuperare energia e concentrazione

  • intorno alle 15 di solito l’attenzione ritorna da sé, soprattutto se a mezzogiorno si predilige un pasto leggero che non induce sonnolenza

  • i nottambuli sanno quali sono le loro ore migliori, in genere quelle dopo la mezzanotte quando gli altri dormono. E’ in questi momenti che l’eccitazione sale, consentendo una performance migliore

L’alimentazione è molto importante per ottimizzare i risultati dell’apprendimento. Evitate il consumo di zuccheri rapidi come quelli delle caramelle, dei dolci, del pane… mentre quelli lenti del pane intero, pasta, riso, cereali… sono benefici per la memoria. Infine, un corpo mal ossigenato impara con difficoltà: non rinchiudetevi in una stanza per giornate intere in mezzo ai libri, ma uscite, prendete aria, fate sport. Il tempo “perso” all’esterno verrà riguadagnato in efficacia di lavoro. E dopo ogni ora di concentrazione, concedetevi una piccola pausa.

Leggi anche: Imparare ad apprendere, di Daniele Monzani

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