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La memoria

I disturbi della memoria

con la collaborazione di Anna Fata

La memoria è un fenomeno complesso che mette in gioco un gran numero di strutture cerebrali…

I meccanismi della memoria

La memoria mette in gioco un gran numero di strutture cerebrali: un circuito anatomico svolge un ruolo fondamentale nell’immagazzinamento e nella codifica dell’informazione, tanto che qualsiasi lesione di questo circuito, che comprende l’ippocampo, comporta un grave disturbo. Il lobo frontale svolge invece un ruolo preponderante nel meccanismo del richiamo mnestico, e queste diverse formazioni sono correlate sul piano funzionale, tanto che l’operatività normale implica anche l’integrità delle strutture ceebrali che regolano la veglia e la vigilanza. Insomma, il disturbo della memoria è un sintomo molto complesso. Tutti i circuiti di cui abbiamo parlato sono sottesi dall’attività di sostanze chimiche, i neuromediatori (acetilcolina, catecolamine, serotonina…) esse stesse sottoposte al controllo dei neuromodulatori (neuropeptidi, ecc.). L’aceltilcolina sembra essere la sostanza responsabile dei processi di memorizzazione, mentre le catecolamine agiscono sulla memoria grazie al loro effetto su veglia e vigilanza.

Per verificare l’efficienza della memoria o l’eventuale presenza di un disturbo, si ricorre ai test. Il WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale) esplora diversi apetti dell’attività mentale, mentre il test di ritenzione visibila di Benton verifica la capacità di memorizzazione a breve termine di figure geometriche via via sempre più complesse.

I sintomi: le amnesie

L’amnesia è un disturbo della memoria del quale sono noti più tipi:

  • l’amnesia anterograda, o sindrome di Korsakoff: il paziente non è più in grado di fissare i ricordi e dimentica tutti gli eventi man mano che si presentano. Si tratta di un’amnesia dei fatti recenti, mentre il ricordo di quelli passati viene conservato. Questo tipo di amnesia è tipica dell’alcolismo cronico

  • l’amnesia retrograda: il paziente dimentica i ricordi precedenti all’inizio della malattia

  • l’amnesia lacunare: si tratta di una perdita di memoria che riguarda un certo periodo a seguito per esempio di una perdita di coscienza, di una crisi epilettica, un episodio di confusione mentale, uno stato isterico, un ictus amnesico. L’ictus amnesico è una perdita di memoria isolata e anterograda presente in un soggetto di età variabile tra 50 e 70 anni, senza causa scatenante apparente e senza segni premonitori, dura qualche ora e come stracico lascia solo un’amnesia lacunare che riguarda quel preciso periodo di tempo. Il malato è incapace di ricordare ciò che deve fare, ripete sempre le stesse domande e dice continuamente la stessa cosa. Per contro, conosce la sua identità e la sua età. Le capacità intellettuali sono intatte. Si tratta in genere di un incidente benigno, per il quale, secondo alcuni autori, è rilevabile un’origine aterosclerotica, si tratterebbe infatti di microembolie cerebrali

  • l’amnesia generale riguarda sia i fatti recenti sia quelli più datati, ed è tipica delle demenze

Le cause

Alcolismo cronico, perdita di coscienza, crisi epilettica, episodio di confusione mentale, stato isterico, demenza, ecc. Anche alcuni trattamenti farmacologici possono provocare disturbi della memoria, e particolarmente.

  • benzodiazepine, contenute in alcuni tranquillanti

  • antidepressivi triciclici

  • neurolettici

  • anticonvulsivanti

  • alcuni antibiotici come le tetracicline, gli antimicotici

Trattamento

Non esistono farmaci che aumentano la memoria, e i trattamenti delle patologie che comportano tra gli altri i disturbi della memoria migliorano la sintomatologia, come nel caso di:

  • antidepressivi, in caso di depressione

  • ansiolitici, in caso di ansia

Scoprire e trattare i disturbi della memoria
Con l’invecchiamento della popolazione, sempre più uomini e donne si lamentano dei disturbi della memoria, un fenomeno che oggi riguarderebbe circa il 70% degli ultrasettantenni. Che fare?

I disturbi della memoria stanno diventando sempre più importanti. Oggi rappresentano una vera e propria patologia che disturba i pazienti nella loro vita quotidiana. Per prima cosa, è importante imparare a distinguere il normale invecchiamento cognitivo dai disturbi patologici. Per molto tempo si sono considerati i disturbi della memoria negli anziani come fenomeni benigni, o quanto meno inevitabili, ma oggi sappiamo che questi sono solo preconcetti, e che la perdita della memoria con l’età non è ineluttabile. Si possono manifestare infatti difficoltà ad accedere ai ricordi, ma siamo ancora lontani dai veri e propri disturbi. E anche se è vero che i casi di demenza sono più frequenti in età avanzati, tuttavia ben l’80% degli ultra-ottuagenari non è toccato dalla malattia di Alzheimer. Oggi appare chiaramente che non si possono più trascurare le lamentele della terza età, perché i piccoli sintomi possono predire un’evoluzione demenziale.

Agire in fretta
La tendenza attuale rispetto a questo tipo di disturbi consiste nell’analizzare sistematicamente le lamentele dei pazienti. Contrariamente alle idee preconcette, infatti, non è vero che i pazienti che si lamentano di più sono solo più ansiosi degli altri. I rischi di malattia di Alzheimer sono infatti due o tre volte superiori nelle persone che si lamentano della propria memoria, rispetto alla popolazione della stesa età. Per una prima stima, è sufficiente ricorrere a test cognitivi semplici, come quello delle 5 parole, il test dell’orologio, l’MMS*, ecc. e nella valutazione dell’autonomia del paziente nelle sue attività quotidiane. Al termine di questa indagine di base ci si potrà orientare in tre modi:

  • la lamentela è banale e non si accompagna a rilievi patologici, si tratta in questo caso di un effetto benigno legato al normale invecchiamento cognitivo

  • si osserva una riduzione dell’efficienza cognitiva e dell’autonomia, ci si può allora interrogare sull’eventuale presenza di una demenza senile

  • la performance mnestica è perturbata ma l’autonomia del soggetto è intatta, in questo si parla di disturbi cognitivi lievi (MCI, Mild Cognitive Impairement)

I disturbi cognitivi lievi rappresentano i primi segni di un processo demenziale o una vera e propria malattia. Oggi al ricerca medica non è in grado di fornire una risposta definitiva, ma dispone di alcuni indici. Si sa per esempio che molti studi hanno ipotizzato lo sviluppo della malattia di Alzheimer 5 o 7 anni prima delle demenza, e molti studi epidemiologici hanno consentito di dimostrare che questi disturbi della memoria legati all’età rappresenterebbero da un lato un fattore di rischio, è dall’altro un fattore predittivo. Nonostante i dubbi residui, la farmacologia tenta di portare risposta ad almeno due aspetti, correggendo i sintomi delle MCI, e impiegando i farmaci indicati nella malattia di Alzheimer. Molti lavori scientifici hanno evidenziato il ruolo della dopamina nelle attività cognitive, e in particolare in quelle esecutive. Nei pazienti malati di Parkinson si è osservata per esempio la comparsa di disturbi cognitivi precoci, un fenomeno che risale a una degenerazione dei neuroni di una piccola zona del cervello, il locus niger, responsabile del controllo della motricità dei movimenti e produttore di un importante mediatore chimico, la dopamina. Nei parkinsoniani la dopamina non viene più prodotta in quantità sufficiente, e perciò compaiono diversi disturbi neurologici come il tremore delle estremità a riposo, l’anomalo aumento del tono muscolare e la rigidità delle membra, la lentezza e la diminuzione dell’attività fisica. I risultati combinati di studi e di analisi consentono oggi di confermare il ruolo del declino della dopamina nei disturbi cognitivi, e sottolineano l’interesse di questa classe di composti nel trattamento dei disturbi cognitivi lievi. Ma altri studi più ampi saranno necesari per valutare i benefici di altre classi terapeutiche o della stimolazione intellettuale come pure di alcuni consigli igienico-dietetici.

* il test delle 5 parole è una prova di 10 minuti che consente di evidenziare un disturbo mnestico allo stadio iniziale, il test dell’orologio consiste nel far disegnare al paziente un orologio sul quale deve indicare l’ora, e infine l’MMS è un test molto diffuso che comprende una serie di 30 domande valutate da 0 a 1 in funzione delle risposte fornite. Un punteggio inferiore a 25 comprova un declino nelle funzioni intellettuali.

Leggi anche: Che cos'è la memoria e come funziona, di Daniele Monzani

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