La
memoria è un fenomeno complesso che mette in gioco
un gran numero di strutture cerebrali…
I
meccanismi della memoria
La memoria mette in gioco un gran numero di strutture
cerebrali: un circuito
anatomico svolge un ruolo fondamentale
nell’immagazzinamento e nella codifica
dell’informazione, tanto che qualsiasi lesione di
questo circuito, che comprende l’ippocampo,
comporta un grave disturbo. Il lobo frontale svolge
invece un ruolo preponderante nel meccanismo del
richiamo mnestico, e queste diverse formazioni sono
correlate sul piano funzionale, tanto che
l’operatività normale implica anche l’integrità
delle strutture ceebrali che regolano la veglia e la
vigilanza. Insomma, il disturbo della memoria è un
sintomo molto complesso. Tutti i circuiti di cui
abbiamo parlato sono sottesi dall’attività di
sostanze chimiche, i neuromediatori
(acetilcolina, catecolamine, serotonina…) esse
stesse sottoposte al controllo dei neuromodulatori
(neuropeptidi, ecc.). L’aceltilcolina sembra
essere la sostanza responsabile dei processi di
memorizzazione, mentre le catecolamine agiscono
sulla memoria grazie al loro effetto su veglia e
vigilanza.
Per verificare l’efficienza della memoria o l’eventuale
presenza di un disturbo, si ricorre ai test.
Il WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale) esplora
diversi apetti dell’attività mentale, mentre il
test di ritenzione visibila di Benton verifica la
capacità di memorizzazione a breve termine di
figure geometriche via via sempre più complesse.
I
sintomi: le amnesie
L’amnesia è un disturbo della memoria del quale sono
noti più tipi:
-
l’amnesia anterograda, o sindrome di Korsakoff: il paziente non è
più in grado di fissare i ricordi e dimentica
tutti gli eventi man mano che si
presentano. Si tratta di un’amnesia dei fatti
recenti, mentre il ricordo di quelli passati
viene conservato. Questo tipo di amnesia
è tipica dell’alcolismo cronico
-
l’amnesia retrograda: il paziente dimentica i ricordi precedenti
all’inizio della malattia
-
l’amnesia lacunare: si tratta di una perdita di memoria che
riguarda un certo periodo a seguito
per esempio di una perdita di
coscienza, di una crisi epilettica, un episodio
di confusione mentale, uno stato isterico, un
ictus amnesico. L’ictus amnesico
è una perdita di memoria isolata e anterograda
presente in un soggetto di età variabile tra
50 e 70 anni, senza causa scatenante apparente e
senza segni premonitori, dura qualche ora e come
stracico lascia solo un’amnesia
lacunare che riguarda quel preciso periodo di
tempo. Il malato è incapace di ricordare ciò
che deve fare, ripete sempre le
stesse domande e dice continuamente la stessa
cosa. Per contro, conosce la sua identità
e la sua età. Le capacità intellettuali
sono intatte. Si tratta in genere di un
incidente benigno, per il quale, secondo alcuni
autori, è rilevabile un’origine
aterosclerotica, si tratterebbe infatti di
microembolie cerebrali
-
l’amnesia generale riguarda sia i fatti recenti sia quelli più
datati, ed è tipica delle demenze
Le cause
Alcolismo cronico, perdita di coscienza, crisi epilettica,
episodio di confusione mentale, stato isterico,
demenza, ecc. Anche alcuni trattamenti farmacologici
possono provocare disturbi della memoria, e
particolarmente.
-
benzodiazepine, contenute
in alcuni tranquillanti
-
antidepressivi triciclici
-
neurolettici
-
anticonvulsivanti
-
alcuni antibiotici come le
tetracicline, gli antimicotici
Trattamento
Non esistono farmaci che aumentano la memoria, e i
trattamenti delle patologie che comportano tra gli
altri i disturbi della memoria migliorano la
sintomatologia, come nel caso di:
-
antidepressivi, in caso di
depressione
-
ansiolitici, in caso di
ansia
Scoprire
e trattare i disturbi della memoria
Con
l’invecchiamento della popolazione, sempre più
uomini e donne si lamentano dei disturbi della
memoria, un fenomeno che oggi riguarderebbe circa il
70% degli ultrasettantenni. Che fare?
I disturbi della memoria stanno diventando sempre più
importanti. Oggi rappresentano una vera e propria
patologia che disturba i pazienti nella loro vita
quotidiana. Per prima cosa, è importante imparare a
distinguere il normale invecchiamento cognitivo dai
disturbi patologici. Per molto tempo si sono
considerati i disturbi della memoria negli anziani
come fenomeni benigni, o quanto meno inevitabili, ma
oggi sappiamo che questi sono solo preconcetti, e
che la perdita della memoria con l’età non è
ineluttabile. Si possono manifestare infatti
difficoltà ad accedere ai ricordi, ma siamo ancora
lontani dai veri e propri disturbi. E anche se è
vero che i casi di demenza sono più frequenti in età
avanzati, tuttavia ben l’80% degli
ultra-ottuagenari non è toccato dalla malattia di
Alzheimer. Oggi appare chiaramente che non si
possono più trascurare le lamentele della terza età,
perché i piccoli sintomi possono predire
un’evoluzione demenziale.
Agire
in fretta
La tendenza attuale rispetto a questo tipo di disturbi
consiste nell’analizzare sistematicamente le
lamentele dei pazienti. Contrariamente alle idee
preconcette, infatti, non è vero che i pazienti che
si lamentano di più sono solo più ansiosi degli
altri. I rischi di malattia di Alzheimer sono
infatti due o tre volte superiori nelle persone che
si lamentano della propria memoria, rispetto alla
popolazione della stesa età. Per una prima stima,
è sufficiente ricorrere a test cognitivi semplici,
come quello delle 5 parole, il test dell’orologio,
l’MMS*,
ecc. e nella valutazione dell’autonomia del
paziente nelle sue attività quotidiane. Al termine
di questa indagine di base ci si potrà orientare in
tre modi:
-
la lamentela è banale e
non si accompagna a rilievi patologici, si
tratta in questo caso di un effetto benigno
legato al normale invecchiamento cognitivo
-
si osserva una riduzione
dell’efficienza cognitiva e dell’autonomia,
ci si può allora interrogare sull’eventuale
presenza di una demenza senile
-
la performance mnestica è
perturbata ma l’autonomia del soggetto è
intatta, in questo si parla di disturbi cognitivi
lievi (MCI, Mild Cognitive Impairement)
I disturbi cognitivi lievi rappresentano i primi segni di
un processo demenziale o una vera e propria
malattia. Oggi al ricerca medica non è in grado di
fornire una risposta definitiva, ma dispone di
alcuni indici. Si sa per esempio che molti studi
hanno ipotizzato lo sviluppo della malattia di
Alzheimer 5 o 7 anni prima delle demenza, e molti
studi epidemiologici hanno consentito di dimostrare
che questi disturbi della memoria legati all’età
rappresenterebbero da un lato un fattore
di rischio, è dall’altro un fattore
predittivo. Nonostante i dubbi residui, la
farmacologia tenta di portare risposta ad almeno due
aspetti, correggendo i sintomi delle MCI, e
impiegando i farmaci indicati nella malattia di
Alzheimer. Molti lavori scientifici hanno
evidenziato il ruolo della dopamina
nelle attività cognitive, e in particolare in
quelle esecutive. Nei pazienti malati di Parkinson
si è osservata per esempio la comparsa di disturbi
cognitivi precoci, un fenomeno che risale a una
degenerazione dei neuroni di una piccola zona del
cervello, il locus niger, responsabile del controllo
della motricità dei movimenti e produttore di un
importante mediatore chimico, la dopamina. Nei
parkinsoniani la dopamina non viene più prodotta in
quantità sufficiente, e perciò compaiono diversi
disturbi neurologici come il tremore delle estremità
a riposo, l’anomalo aumento del tono muscolare e
la rigidità delle membra, la lentezza e la
diminuzione dell’attività fisica. I risultati
combinati di studi e di analisi consentono oggi di
confermare il
ruolo del
declino della dopamina nei disturbi cognitivi, e
sottolineano l’interesse di questa classe di
composti nel trattamento dei disturbi cognitivi
lievi. Ma altri studi più ampi saranno necesari per
valutare i benefici di altre classi terapeutiche o
della stimolazione intellettuale come pure di alcuni
consigli igienico-dietetici.
* il
test delle 5 parole è una prova di 10 minuti che
consente di evidenziare un disturbo mnestico allo
stadio iniziale, il test dell’orologio consiste
nel far disegnare al paziente un orologio sul quale
deve indicare l’ora, e infine l’MMS è un test
molto diffuso che comprende una serie di 30 domande
valutate da 0 a 1 in funzione delle risposte
fornite. Un punteggio inferiore a 25 comprova un
declino nelle funzioni intellettuali.