La
psicoanalisi tende a distinguere la noia
‘normale’ da quella patologica, anche se i
confini tra le due non sembrano essere chiaramente
definiti. Nel caso di noia
patologica sarebbe implicato un problema di
funzionamento dell’Io, oltre che di relazione con
l’ambiente esterno. In essa si verifica una
incapacità di raccogliere e di utilizzare gli
stimoli ambientali, in quanto si tende a considerare
se stessi superiori a tutto e a tutti, al punto da
convincersi che nulla è stimolante per noi. Essa,
inoltre, è un sintomo comune in patologie quali la
depressione e la psicosi.
La noia
‘normale’, quella che ognuno di noi avrà
avuto modo di sperimentare, rappresenta una
forma di eccitazione che non riesce ad essere
espressa. Questo può essere dovuto ad una
effettiva mancanza di stimoli adeguati, oppure ad
una difficoltà momentanea di cercarli e/o
riconoscerli. Tali stimoli possono non essere
necessariamente esterni, ma anche interni, come
un’altra emozione.Ognuno di noi possiede un livello ottimale di
stimolazione, che varia da persona a persona. Da ciò
deriva la tendenza a ricercare una quantità di
stimoli che sia funzionale alle propri esigenze, né
troppo elevata, né troppo bassa. Ad esempio, ci
sono persone che ricercano stimolazioni molto
intense, come può avvenire negli sports estremi, ed
altre che li prediligono meno destabilizzanti. In
entrambi i casi, comunque, la carenza o l’assenza
di stimolazione induce noia. In questo caso, però,
si tratta di noia esogena, cioè determinata da
fattori esterni. Molti esperimenti hanno evidenziato
come l’assenza di stimoli per periodi di tempo
prolungati può indurre sintomi psicofisici quali:
disforia, irrequietezza, ansia, irritabilità, e,
all’estremo, depressione.