All’origine
della noia sono state identificate delle cause di
tipo sociale, che hanno finito col pervadere anche
l’esistenza individuale. Si assiste, quindi, ad un
eccesso di razionalizzazione e di programmazione
della propria esistenza tale da sottrarre qualsiasi
margine alla casualità e all’imprevisto. Se, da
un lato, questo fornisce una buona dose di sicurezza
nella vita quotidiana, così come l’illusione del
controllo della propria esistenza, dall’altro
produce una sorta di prevedibilità, di sempre
uguale a se stesso, che sottrae ogni spinta vitale.
Tutto viene ridotto alla razionalità e lo spazio
per l’emozione risulta sempre più ridotto. Si
pensi, ad esempio, alle nascite programmate, alla
gestione del tempo libero, alle vacanze, e così
via. Le ferie, ad esempio, che vengono anticipate ed
immaginate per mesi interi, nella maggior parte dei
casi, quando vengono, finalmente, vissute, si
rivelano deludenti, perché hanno perso buona parte
del loro fascino e del potere di attrazione.
Paradossalmente, solo l’imprevisto, positivo o
negativo che sia, sarà in grado di suscitare
interesse.Il futuro pianificato, attentamente
progettato, in questo senso, è qualcosa che è già
avvenuto a livello emotivo, per questo non è più
coinvolgente nel momento in cui si attualizza.