Numerose
ricerche attestano che esiste
una correlazione tra l’ottimismo e vari aspetti
della vita: secondo una una ricerca
dell’università di Wisconsin a Madison, per
esempio, che gli
ottimisti sono meno soggetti a svilupparepatologie
e quando eventualmente esse si presentano, sono di
minore intensità e di più breve durata rispetto a
quanto si verifica tra i pessimisti, perché i
pensieri positivi, la fiducia nel futuro, e la
serenità per il presente rafforzano il benessere e
l’equilibrio psicofisico. Un’altra ricerca,
effettuata presso l’università di Texas-Galveston,
è giunta alla conclusione che l’ottimismo
è un ottimo antidoto per combattere i danni
dell’invecchiamento, per rimanere in buona
salute e aumentare la durata della vita.
Un’ulteriore ricerca, condotta presso
l’università di Pittsburgh, ha evidenziato che l’ottimismo
riduce la probabilità di insorgenza della
depressione, che a sua volta,determina un
rallentamento delle funzioni cognitive.
L’ottimismo
è correlato anche ad un migliore rendimento sul
lavoro, a risultati più consistenti e duraturi,
perché questi successi
rappresentano per gli ottimisti una
conferma delle loro capacità, che contribuisce
ad accrescere la fiducia in se stessi e nelle loro
abilità. Anche nello sport sono state individuate
correlazioni significative tra le prestazioni
elevate e l’ottimismo: gli ottimisti sono più
motivati al successo e sono più
persistenti nei loro sforzi. Infine, si
è visto che i
discorsi politici dei candidati alle elezioni
presidenziali americani pronunciati dal 1948 al 1984
che hanno utilizzato un numero più elevato di affermazioni
ottimistiche, hanno ottenuto un successo
maggiore rispetto a quelli contenenti affermazioni
pessimistiche.
Evitare
di lamentarsi In
particolare con gli altri. Questo è un
atteggiamento che non porta alcun beneficio né a
noi stessi, né al nostro interlocutore, anzi,
provocherà nel tempo anche dei danni.
Nell’immediato ci
porta a pensare incontinuazione
a quanto non funziona, non va, e sottrae
spazio nella nostra mente per pensare a
qualcos’altro di più costruttivo. Nel lungo
periodo ci renderà emarginati, perché le
altre persone ci troveranno terribilmente noiosi.
Pensate per esempio a una banale influenza:
continuare a ripetersi quanto ci si sente male, a
quante ore di lavoro, studio o palestra stiamo
perdendo non servirà ad altro se non a farci
sentire peggio. Pensiamo, invece, a quanto di
positivo questa situazione ci offre: la possibilità
di un po’ riposo, di riflessione, di compiere
qualche leggera attività che ci piace, come
ascoltare un po’ di musica, stare davanti al
caminetto acceso - attività che quotidianamente
non possiamo concederci se non molto
saltuariamente. Il
pessimista si crede al centro del mondo e
pensa che esso sia stato creato apposta per il suo
benessere, per questo continua a ripetersi
“perché proprio io?”, o, “la vita è
ingiusta”, e così via. Rendersi miserabili agli
occhi altrui, senza speranza e irrazionali può
solo generare risentimento, che a sua volta induce
rabbia, ostilità e invidia. L’ottimista,
invece, non
ha aspettative troppo elevate: prende le cose
come vengono e le accetta con calma.
Mettere
in dubbio i limiti I
limiti personali e sociali non vanno presi come
prefissati o prestabiliti, ma come qualcosache può
essere rinegoziato nel tempo. Questo determina
un senso di apertura verso nuove possibilità.
Anche quando pensiamo che ci siano dei limiti
insuperabili, nel tempo ci rendiamo conto che qualcuno
è stato in gradodi
superarli. L’ottimista ha fiducia nelle sua
capacità e finché non trova delle dimostrazioni
convincenti dell’impossibilità di realizzare
quanto si è prefissato, persiste nel suo intento.
In ogni caso, l’ottimista non
cerca diraggiungere
ciò che è veramente impossibile. Anche
quando ha preso atto dell’impossibilità di
raggiungere un determinato obiettivo,
l’ottimista non si ritira in se stesso in preda
alla frustrazione. Molti limiti riguardano una
situazione specifica: in un altro contesto possono
non essere più validi. L’ottimista mette alla
prova i limiti imposti dalla società, quelli
accettati per conformismo, rimanendo aperto al
nuovo, alla creatività e alla libera scelta.
Senso
di abbondanza I
pessimisti ritengono che il mondo sia pieno di
ostacoli e povero di alternative, e sono convinti
che il successo di uno implichi il fallimento di
qualcun altro. L’ottimista, invece, ritiene che
tutti possono migliorare e che il successo di una
persona sia da ammirare, perché rappresenta un
modello imitabile: se un individuo ha raggiunto ciò
a cui noi aspiriamo, perché non possiamo
raggiungerlo a nostra volta? Gli ottimisti si
sentono liberi di fare ciò che desiderano, vivono
il mondo come ricco di possibilità tra le quali
scegliere; non si sentono costretti da niente e da
nessuno, e le
loro scelte di vita, personali, professionali,
e così via, sono
dettate dalla passione, dall’interesse
per ciò che fanno, non dalle aspettative o
dai desideri altrui. Gli ottimisti pongono la loro
attenzione su ciò che desiderano fare o
raggiungere e si impegnano attivamente in questo,
agendo di conseguenza. Si potrebbe sintetizzare
questo punto nell’affermazione ‘essere
per le cose,
non contro di esse’, che significa non
limitarsi a opporsi, a criticare, ma cambiare
punto di vista ed essere propositivi. Fermarsi
alle critiche porta a focalizzare la nostra
attenzione solo su alcuni aspetti di una
situazione, quelli negativi nello specifico, e a
sottrarre energie alla ricerca di soluzioni
alternative. Inoltre, il
senso ottimistico di abbondanza stimola
l’allegria e l’iniziativa. A sua volta, la
gioia che deriva dall’azione e dai risultati
conseguiti rafforza l’entusiasmo e lo spirito di
iniziativa, formando così un
circolo virtuoso.