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Ottimismo e salute

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L'ottimismo

Ottimismo e salute

di Anna Fata

Come già accennato brevemente, un atteggiamento ottimistico non solo aumenta la probabilità di avere successo e di convincersi che si può controllare la propria vita, ma anche di migliorare e preservare la propria salute, principalmente in quattro modi:

  • L’ottimismo sostituisce il senso di impotenza con un senso di controllo e rafforza il sistema immunitario

  • L’ottimista seguirà con grande scrupolo le prescrizioni mediche, al contrario del pessimista, che è convinto che tanto non conta quanto lui fa

Più elevato è il numero degli eventi negativi con cui si viene a contatto, maggiore è il rischio di ammalarsi. I pessimisti vivono un numero maggiore di questi eventi perché agiscono meno per prevenire il loro verificarsi. Inoltre, quando essi si presentano, li considerano più duraturi, negativi e senza speranza di quanto possono essere in realtà

Esiste una correlazione tra il grado di resistenza alle malattie e il sostegno sociale. Le persone sole, che tendono a ritirarsi in se stesse, quando sono ammalate sono maggiormente a rischio di sentirsi peggio di quanto possa essere imputabile ai soli sintomi fisici, anche perché non fanno nulla per contattare altre persone. Gli ottimisti, invece, ricercano attivamente la compagnia degli altri, che spesso serve da sostegno nel seguire la cura, il riposo e le visite mediche regolari.

E’ evidente da tempo che la mente influisce sul corpo, anche se non è ancora chiaro il modo in cui ciò avviene e con quale intensità. Mente e cervello dovrebbero rappresentare due aspetti di un medesimo sistema, e non due oggetti distinti. Quando formuliamo pensieri negativi, pessimistici, il livello di catecolammine, dei neurotrasmettitori cerebrali, diminuisce, e contemporaneamente aumenta l’attività delle endorfine, che rappresentano gli oppiacei naturali del corpo e abbassano l’attività del sistema immunitario. Lo stato d’animo provato dagli ottimisti è in grado di produrre non solo un senso di benessere psicologico, ma anche fisico, incrementando la capacità di resistenza alle malattie, oltre che una guarigione più rapida.

Fiducia in sé
Credere di essere in grado di poter conseguire buoni risultati, di essere competenti. La competenza è specifica di alcune aree della nostra vita, come per esempio quella che si può manifestare nell’uso del computer, nella pratica sportiva o nel suonare uno strumento musicale. Eppure, essa non va sempre né necessariamente di pari passo con la competenza nell’affrontare la vita. La fiducia in se stessi non coincide con ciò che siamo in grado di fare, ma rappresenta invece la convinzione fondamentale di essere in grado di raggiungere determinati obiettivi grazie alle proprie abilità. Se una persona manca di questa fiducia sarà pervasa da un forte pessimismo. Acquisire la fiducia in sé necessita di grande impegno e fatica; essa deriva dall’apprendimento dai successi conseguiti e dalla risoluzione di problemi. Riconoscendo e celebrando i nostri successi possiamo costruire la fiducia in noi stessi. L’ottimista dinamico è convinto di poter portare avanti ciò che desidera, perché si sente in grado di creare il futuro che vuole. La fiducia in sé alimenta la persistenza, inducendo a continuare a perseverare nei nostri tentativi. In tal modo, continueremo nei nostri tentativi finché non avremo raggiunto quanto sperato

Essere meritevoli
La fiducia in sé si combina con l’essere meritevoli per formare l’autostima, che consente di rispondere con vigore alle sfide della vita. Essere meritevoli significa essere degni di vivere, credere di essere ricchi di successo e di felicità. Senza questa convinzione, infatti, il rischio è la mancanza di motivazione. Inoltre, le motivazioni all’azione originate dall’esterno, come per esempio le aspettative altrui, possono generare risentimento.

Responsabilità personale
Significa impegnarsi in prima persona nelle situazioni e creare le condizioni necessarie per raggiungere il successo, essere consapevoli che noi, in prima persona, ci creiamo le condizioni per conseguire i risultati sperati. Questo comporta anche il vivere in conformità ai propri valori. Noi esercitiamo un ruolo attivo nel determinare i successi che conseguiamo. L’ottimista attivo non si limita a desiderare qualcosa, ma si impegna in prima persona per raggiungerla. Assumersi la responsabilità di ciò che ci accingiamo a fare implica avere ben chiara l’idea dell’obiettivo che ci siamo prefissati, oltre che essere autodisciplinati, persistenti, perseveranti, avere dei valori e vivere in conformità ad essi, essere autonomi, compiere delle scelte anche contro corrente, sfidando le autorità e le aspettative degli altri.

Selezionare l'ambiente: preferire le persone e le situazioni positive
Scegliere quelle che ci sostengono e ci ispirano, non che ci scoraggiano, ci distraggano e ci destabilizzano. Quando ci troviamo in circostanze che possono minacciare il nostro ottimismo, con persone che ci dicono in continuazione cosa dobbiamo fare e non fare, possiamo comunque mantenere fede alle nostre idee e proseguire per la nostra strada. In ogni caso, l’ottimista sarà naturalmente attratto da coloro che lo sostengono, lo assistono e non da chi lo scoraggia e interferisce con i suoi propositi. Ma dal momento che la realtà implica anche la presenza di persone che possono contraddirlo e, poiché l’ottimista non nega la realtà, utilizzerà anche questi stimoli per riflettere e interrogarsi sul valore realistico delle sue idee.

Attenzione all'ottimismo dogmatico!
E’ facile credere nelle certezze, perché ci assicurano che siamo giunti ad un punto fermo e che non dobbiamo cercare altrove. Queste convinzioni sono molto frequenti nella politica e nella religione. La certezza riduce di molto le nostre possibilità nelle situazioni, perché ci impedisce di andare alla ricerca di nuove opportunità. In questo modo di pensare, si colloca l’ottimismo dogmatico, che rappresenta la convinzione che per il successo non sia necessario agire. Le convinzioni dogmatiche, pur essendo deboli, possono essere molto stabili, e sono pericolose proprio perché ci impediscono di vedere la realtà dei fatti. Di fronte alle responsabilità, l’ottimista passivo non agisce perché ritiene che tutto andrà per il meglio di per sé, anche senza il suo intervento. Quello attivo, invece, si rende conto che la sua azione è necessaria, perché lui sa di poter agire solo su e tramite se stesso, ma di non poter controllare le altre persone. Nel momento in cui siamo riusciti a comprendere che cosa sia l’ottimismo attivo, avremo già molte idee su cosa fare. Questi sono i versanti positivi degli schemi di pensiero:

particolarizzare: di fronte a un insuccesso, un ottimista lo circoscrive a una situazione e a un momento specifici. Il pessimista, invece, lo generalizza a vari ambiti della sua vita. Fare una dichiarazione d’amore a una ragazza ed essere respinti non significa non saperci fare con nessuna ragazza o non piacere a nessuno, ma solo a quella ragazza in particolare. Se non pensiamo così, il rischio è una svalutazione di noi stessi e delle nostre capacità, fino a generare una profezia che si autoavvera in un susseguirsi di insuccessi che si estendono a un numero sempre più ampio di ambiti della nostra vita

enfatizzare il positivo: le persone pessimiste o inclini alla depressione spesso soffrono di anedonia, cioè di incapacità di provare piacere. Una causa di ciò è da ricercarsi nella loro tendenza a sminuire di importanza e a svalutare le esperienze positive. Quando questo diventa uno schema di comportamento, la motivazione viene meno e il modo di pensare diventa sempre più pessimista. Avendo relegato ai margini la gioia, il piacere, il divertimento, si tende a vedere solo gli errori, i fallimenti e le sofferenze. L’ottimista non ha bisogno dell’approvazione altrui, non si adula, anche se è in grado di riconoscere quanto di positivo è riuscito a conseguire, a gioire di ciò e a complimentarsi con se stesso. L’ottimista è in grado di essere contento non solo dei suoi successi, ma anche di quelli altrui, perché li considera dei modelli imitabili. Inoltre, è in grado di porsi degli obiettivi realistici, pur senza aspirare alla perfezione. Desidera continuamente migliorare se stesso, ma non diventare perfetto, perché sa che questo non è possibile. Inoltre, ammesso per assurdo di giungere alla perfezione, non ci sarebbe più alcuno stimolo, né motivazione per migliorarsi. Ponendosi degli obiettivi realistici, è molto più facile conseguirli, contribuendo così a rafforzare l’autostima e l’ottimismo. Aspirare alla perfezione conduce ad un fallimento pressoché certo, e quindi allo scoraggiamento. Il perfezionismo è una sorta di logica basata sul tutto-o-niente, che porta a essere sempre insoddisfatti, anche di fronte a prestazioni eccellenti. Porsi un obiettivo troppo elevato può generare una tensione così forte che l’ansia e il nervosismo che nederivano costituiscono degli ostacoli a una buona performance. Inoltre, utilizzando questo metro di giudizio anche sulle altre persone, induce a svalutarle, a non rispettarle e, in ultimo, ad allontanarle

considerare gli eventi nella giusta proporzione: le persone pessimiste tendono a esagerare le caratteristiche negative degli eventi e a catastrofizzare le situazioni. Lo psicologo David Burns ha definito questa distorsione ’trucco binoculare’: si tende a guardare una situazione negativa in modo tale da aumentarne la portata e la negatività, si è inclini a confrontarsi con gli altri, e a ingrandire i successi altrui accentuando così il senso di minaccia da parte degli altri su se stessi. Da una parte si massimizzano gli insuccessi propri e i successi altrui, dall’altra si minimizzano i propri successi, ingrandendo gli ostacoli che impediscono il loro raggiungimento. L’ottimista, invece, tende a valutare gli eventi nella giusta proporzione: questo porta a considerare nella giusta misura le proprie risorse, i successi e gli eventuali fallimenti che perciò non vengono considerati insuperabili

Baby ottimisti: consigli ai genitori
I bambini imparano molto presto ad avere un atteggiamento ottimista o pessimista, e l’ambiente familiare con le sue pratiche educative riveste senza dubbio un ruolo fondamentale in merito. Come si costruisce l’ottimismo di un bambino?

  • la competenza: quando un bambino si rende conto che in qualunque modo agisca non è in grado di influenzare il comportamento di chi gli sta intorno o di ottenere ciò che desidera, cade in uno stato di passività, di rassegnazione e di rinuncia. I genitori dovrebbero porre maggiore attenzione ai suoi tentativi di comunicazione, verbali e non. Per esempio, un pianto prolungato non deve essere condannato come un mero capriccio, perché questo rappresenta un rifiuto di andare più a fondo circa le motivazioni che l’hanno scatenato

  • la positività: la competenza riguarda l’azione, mentre la positività ha a che fare con i sentimenti, in particolare quello di crescere in un ambiente sicuro e confortevole. L’affetto deve essere elargito in modo incondizionato, indipendente da ciò che il bambino fa o dice. La lode è qualcosa di diverso, che non va confuso con l’affetto, e deve essere fornita solo in concomitanza con un’azione che la richieda. Quando ci si rivolge ai bambini è bene focalizzarsi sui pensieri positivi

  • lo stile esplicativo: i bambini apprendono lo stile pessimista o ottimista proprio dai genitori. Lo stile esplicativo emerge dal modo in cui i genitori discutono tra loro, si criticano, ecc. Ma esistono anche altre fonti: la scuola, i libri, la televisione, i coetanei, e così via. Fornire dei punti vista alternativi, che permettano di vedere le situazioni da una diversa angolatura, magari giocando con loro con dei peluche e inventando delle storie, può essere un utile espediente per raggiungere questo obiettivo

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Pagina aggiornata al 11/05/2007

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