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Quando non funziona...

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Vivere meglio: le relazioni

Quando non funziona...

Come ha scritto Seneca, “la fortuna non concede nulla in proprietà assoluta”. Nonostante le nostre migliori intenzioni, le premesse e i nostri sforzi, è possibile che un rapporto si spezzi. Perché ci separiamo? “La gente si separa per due ragioni basilari: sfuggire a una situazione che almeno uno dei due partner giudica negativa, e avere una “seconda opportunità” di rifarsi una vita. Le reazioni alla separazione variano con il tempo a seconda di come tali speranze vengono o meno realizzate.”         

Vincenti e perdenti
Quando la coppia collassa, la personalità e le capacità personali giocano un ruolo importantissimo per superare il dramma e recuperare la serenità: dopo aver analizzato migliaia di coppie separate, Donata Francescato traccia per noi il profilo di vincenti e perdenti. “I “vincenti”, cioè coloro che sono più felici dopo la separazione, di solito hanno nel loro passato qualche punto di forza, qualche esperienza di competenza e successo. Sono inoltre coloro che hanno voluto la separazione. Hanno di solito capacità vendibili sul mercato e l’abilità di individuare e attrarre sostegno dagli altri”. I “perdenti” si sentono spesso infelici e di solito hanno anche problemi economici. Sono generalmente coloro che sono stati lasciati o si sono opposti alla separazione. Nei due terzi delle coppie rivisitate dieci anni dopo il divorzio, uno dei due ex partner è molto più felice dell’altro. Questi “vincenti” hanno altri rapporti stabili o  una rete di buone amicizie, uno status economico buono conseguito attraverso un secondo matrimonio o il lavoro.” … E in quanto tempo ci si rimette in sella? “Per raggiungere una nuova stabilità le donne del campione ci hanno messo circa 3 anni e mezzo, gli uomini 2 anni e mezzo.” Il modo in cui siamo capaci di elaborare le nostre vicende senza rinnegarle e senza farcene travolgere segnerà il nostro ritorno a una vita psicologicamente normale.

Ricordare o dimenticare?  

Si indagherà fra di noi se un dolore debba essere grande oppure perpetuo.
Seneca

Che cosa è meglio fare? E’ meglio ricordare o dimenticare? “Il continuo restare nel passato nutre rancori che impediscono di cogliere le opportunità di crescita e di ricarica emotiva offerte dal presente. Alcune di queste persone esprimevano il desiderio di dimenticare e l’incapacità di farlo”. Quindi, “avere la capacità di ricordare è cruciale nel processo di ricostruzione del proprio valore. Il mero trascorrere del tempo non porta nessun mutamento per alcuni separati, e cambiare luoghi non serve a nulla.”

Conviventi e sposati: chi comunica troppo, e chi troppo poco…
Non c’è manuale per la coppia che non parli dell’importanza della ‘buona’ comunicazione. Bisogna parlarsi tanto,  spesso, e con sincerità, ‘dirsi tutto’ ma anche saper ‘mantenere il mistero’. Tra i due estremi di silenzio e logorrea, sembra che le coppie non abbiano ancora raggiunto un giusto compromesso, perché “coloro che hanno sperimentato il matrimonio, molto più spesso indicano come una delle cause determinanti della separazione la mancanza di dialogo con il partner, soprattutto per quanto riguardava la disponibilità a parlare del proprio rapporto … i conviventi, invece, ritengono di aver parlato fin troppo di cosa non andava nel loro rapporto, fino all’esaurimento.”

La strategia migliore? quella intermedia

la cattiva notizia è che gli adulti che si fanno più male sono il marito e la moglie.
La buona notizia è che l’amore può sopravvivere all’odio.

Judith Viorst

La fine di un rapporto comincia sempre dalle piccole cose, e secondo Francescato “i conflitti di coppia tendono a essere sistemici. Si inizia con uno scontro sull’autonomia, poi aumentano le divergenze sulla questione del denaro, diminuisce l’affiatamento sessuale e la comunicazione tra i coniugi diventa o un dialogo tra sordi o fonte di ulteriori conflitti”. Quando la coppia si dissolve, i separati che se la cavano meglio “sono coloro che scelgono una strategia intermedia di rielaborazione dei ricordi e delle immagini di sé della vita precedente, che non temono di confrontarsi con la sofferenza del lasciare o dell’essere abbandonati; accettano la pena di sapere di non avere più molto posto nel cuore e nella mente di qualcuno altro e sperimentano l’incertezza e la precarietà della loro identità di persona.”

Guardare avanti, ma senza rinnegare il passato
Per quanto inevitabile e difficile da controllare, il rancore finirà per avvelenarci la vita e minare la nostra fiducia: “il biasimo e il rancore servono nel lungo termine solo a ledere l’autostima. I separati che riescono a superare meglio la crisi cercano di valorizzare le loro migliori qualità e svilupparne di nuove, dandosi degli obiettivi a medio e lungo termine, e prendendosi buona cura di sé.”

Perché soffriamo?
Anche se ci sembra insopportabile, l’emozione della tristezza ha una funzione e una utilità tutt’altro che trascurabili: la tristezza ci insegna a evitare le situazioni che la provocano, ci spinge a ripensare scenari ed errori, può attirarci la simpatia e il sostegno degli altri, può proteggerci dalla loro aggressività, e ci consente di capirli quando soffrono e sono giù come lo siamo stati noi.

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Pagina aggiornata al 11/05/2007

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