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Rifatti e scontenti: le cicatrici

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Rifatti e scontenti: gli errori in chirurgia estetica

a cura di Roberto Melone, Anna Fata, e Aldo Garlatti

Che cosa succede quando i piccoli o i grandi interventi “non riescono bene”? Quali sono i problemi più comuni, e che cosa si può fare? Zoom su casi e rimedi con il chirurgo estetico, lo psicologo, e l’avvocato.

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Le cicatrici
Le cicatrici sono inevitabili, definitive e indelebili. Salvo che nel caso in cui sono molto superficiali, qualunque segno, bruciatura, incisione chirurgica, infezione, e qualsiasi altra lesione che distrugge il derma lascia una cicatrice permanente e indelebile. Anche la chirurgia estetica lascia delle cicatrici, che allo stato attuale è impossibile far scomparire ma è possibile migliorare, se si rende necessario, attraverso il laser o un’altra chirurgia apposita. Di Roberto Melone.

La cicatrizzazione è un processo che evolve per alcuni mesi. Prima ancora di poter giudicare l’aspetto di una cicatrice e di considerarlo stabile e definitivo, bisogna attendere da 6 a 12 mesi, perché la cicatrizzazione della pelle è un processo evolutivo e particolarmente lungo, che evolve per l’osservatore in modo stereotipato per parecchi mesi. Subito dopo l’eliminazione dei fili di sutura, la cicatrice è in genere bella, sottile e lineare. Ma nelle 4-8 settimane successive, può diventare più dura, arrossata, leggermente sporgente; il prurito non è raro.

Questo stadio iperplasico iniziale, del tutto normale, passa per un massimo di intensità variabile verso il primo o il secondo mese. Solo dopo questo stadio la cicatrice comincia a schiarirsi, a non pizzicare più, ad appiattirsi e ad ammorbidirsi, per assumere progressivamente il suo aspetto definitivo in circa un anno. L’evoluzione termina lasciando un segno indelebile, più o meno discreto, normalmente morbido, chiaro, sottile, insensibile e indolore. In una cicatrice non sono mai presenti peli o ghiandole sudorifere. La natura prende il suo tempo, e bisogna avere la pazienza di aspettare il risultato. Fino al giorno in cui il miglioramento è assestato non vi è crema, né pomata, procedura o prodotto di efficacia dimostrata capace di accelerare il processo di cicatrizzazione o migliorare l’aspetto di una cicatrice normale, salvo in alcuni casi specifici, nei quali può essere di qualche utilità il massaggio locale.

La cicatrice deve essere protetta dal sole. Che sia il risultato di una sutura o dell’evoluzione spontanea di una ferita, la cicatrice deve sempre essere protetta dal sole fin tanto che prosegue la sua evoluzione, cioè fin quando è arrossata o rosea, in altre parole per un periodo di almeno qualche mese. Una cicatrice “fresca” si può abbronzare, e se ciò avviene la pigmentazione sarà definitiva, con un effetto antiestetico sulla pelle che invece con il tempo tende a perdere l’abbronzatura. La protezione solare deve avvenire con tutti i mezzi possibili:

  • evitare l’esposizione diretta, sia al sole, sia alle lampade abbronzanti;
  • indossare abiti o cappelli o occhiali da sole che nascondono la cicatrice;
  • ricoprire la cicatrice con una crema solare a protezione totale, in caso di esposizione diretta inevitabile. Rinnovare l’applicazione della crema ogni 2 ore.
L’aspetto definitivo di una cicatrice è assolutamente imprevedibile. L’unico parametro che il chirurgo può controllare è il metodo di sutura, che deve ovviamente mirare a lasciar la minor traccia possibile. Ma la cicatrice, che come abbiamo detto si potrà giudicare solo dopo 6-12 mesi, sarà il risultato di più fattori incontrollabili e sconosciuti. In genere, alcune regioni del corpo cicatrizzano in modo molto discreto, con tracce molto sottili; è il caso delle palpebre e delle guance. In altre regioni, invece, come la schiena e le ginocchia, si creano tensioni importanti della pelle durante i movimenti, e le cicatrici sono spesso più larghe nonostante tutte le precauzioni prese durante la saturazione.

In linea di massima, quale che sia la regione del corpo, e in assenza di complicazioni particolari, è frequente osservare su una stessa cicatrice zone sottili che si alternano in modo incomprensibile con zone più o meno allargate o sporgenti. Questa incertezza che riguarda il risultato estetico di una cicatrice è presente per ogni intervento; in particolare, quando una cicatrice giudicata antiestetica viene ritoccata per migliorarne l’aspetto, il risultato finale dell’intervento è anch’esso incerto. Anche in assenza di complicazioni è infatti possibile che la cicatrice finale sia altrettanto visibile di quella iniziale. Quando la cicatrice sporge in modo anomalo si parla di cicatrice “ipertrofica” o di cicatrice “cheloide”.

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Pagina aggiornata al 11/05/2007

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